News attività volontariato agevolate

Linee guida 2013 per le attività di volontariato agevolate

Secondo quanto previsto dalle linee guida pubblicate dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, le attività di volontariato individuate nella decisione n. 1093/2012/UE possono essere agevolate con un finanziamento ministeriale nella misura del 90% dei costi complessivi, nel limite massimo di 30.000 euro (comprensivi dei costi sostenuti dal proponente).

I soggetti interessati potranno beneficiare dell’agevolazione proponendo apposita domanda di riconoscimento, da inoltrare in vie telematica entro e non oltre le ore 13 del giorno 14/11/2013.

Tipologia di interventi
I progetti per l'annualità 2013 dovranno riguardare gli ambiti d'azione e gli obiettivi, previsti nella DECISIONE N. 1093/2012/UE - Anno Europeo dei cittadini — 2013 e nell'art. 5, comma 2), lettere a), b), c), d) del decreto legge 14 agosto 2013, n. 93 — "Disposizioni urgenti in materia di sicurezza e per il contrasto della violenza di genere, nonché in tema di protezione civile e di commissariamento delle province" (GU n.191 del 16-8-2013) e inoltre il tema delle carceri, della legalità/corresponsabilità - che vedano il coinvolgimento e la partecipazione di studenti e giovani, della promozione del sostegno a distanza nelle scuole di ogni ordine e grado e della promozione del volontariato d'impresa.

Gli ambiti di applicazione sono i seguenti:
 Cittadinanza attiva;
 Pari opportunità;
 Accoglienza e reinserimento sociale di soggetti svantaggiati
 Esclusione sociale;
 Legalità/Corresponsabilità; fl Sostegno a Distanza;
 Volontariato d'impresa.

Obbiettivi degli interventi
Le singole attività progettuali devono essere impostate puntando al raggiungimento di uno o più tra i seguenti obiettivi:
 promozione attraverso la realizzazione di programmi di formazione, campagne di sensibilizzazione e di informazione sulle iniziative di pari opportunità, di cittadinanza attiva e partecipata;
 promozione della cittadinanza europea;
 promozione e creazione di laboratori di cittadinanza attiva e condivisa nelle scuole di ogni ordine e grado;
 promozione di iniziative di volontariato che prevedano anche attraverso la partecipazione, il coinvolgimento delle altre organizzazioni di terzo settore, delle amministrazioni pubbliche, delle istituzioni scolastiche ed universitarie localmente attive, la partecipazione di soggetti di età compresa tra i 6 e i 28 anni;
 sviluppo e diffusione della pratica regolare di attività motoria e di buone scelte alimentari, nell'ottica di una più generale cultura relativa all'adozione dei corretti stili di vita;
 sviluppo di politiche di pari opportunità, prevedendo azioni finalizzate alla prevenzione e/o al superamento di tutte le forme di discriminazione e di intolleranza;
 promozione della cittadinanza attiva e del volontariato nei migranti;
 arricchimento e miglioramento delle condizioni individuali e familiari di soggetti svantaggiati e vulnerabili, soggetti che vivono in situazioni di marginalità ed esclusione sociale, persone senza dimora, povertà estreme, sotto il profilo sociale personale, relazionale e professionale;
 sviluppo di percorsi di inserimento socio-lavorativo per detenuti ed ex detenuti, in partenariato/collaborazione con le cooperative sociali (l. 381/1991);
 promozione dell'educazione alla relazione e contro la violenza e la discriminazione di genere nell'ambito dei programmi scolastici delle scuole di ogni ordine e grado, al fine di sensibilizzare, informare, formare gli studenti e prevenire la violenza nei confronti delle donne e la discriminazione di genere, anche attraverso un'adeguata valorizzazione nel materiale didattico;
 promozione di forme di volontariato che prevedano il coinvolgimento dei giovani, sviluppando in tal modo esperienze educative e formative sul tema della legalità/corresponsabilità;
 sensibilizzazione e promozione nelle scuole, di ogni ordine e grado, del sostegno a distanza in collaborazione con gli enti/organizzazioni iscritte nell'elenco del ministero del lavoro e delle politiche sociali — direzione generale per il terzo settore e le formazioni sociali;
 promozione in collaborazione con le imprese di progetti/attività riguardanti il volontariato di impresa.

Soggetti proponenti: requisiti
I progetti dovranno essere presentati da organizzazioni di volontariato legalmente costituite da almeno due anni (a pena di esclusione dal contributo) alla data di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana della comunicazione dell'avvenuta pubblicazione sul sito del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali della presente Direttiva.

Le organizzazioni di volontariato che presenteranno la richiesta di contributo, a pena di decadenza e per tutta la durata di attuazione del progetto finanziato, devono essere regolarmente iscritte nei registri regionali del volontariato, di cui all'art.6 della legge 11 agosto 1991, n.266 e alle leggi e delibere regionali e provinciali attuative della predetta legge quadro. I progetti possono essere presentati da:
 singole organizzazioni di volontariato;
 più organizzazioni di volontariato congiuntamente.

In entrambe le ipotesi le organizzazioni di volontariato che intendono partecipare devono:
 essere legalmente costituite da almeno due anni alla data di pubblicazione sulla gazzetta ufficiale della repubblica italiana della comunicazione dell'avvenuta pubblicazione sui sito del ministero del lavoro e delle politiche sociali della presente direttiva;
 essere iscritte nei registri regionali del volontariato, in ottemperanza a quanto previsto nella legge n.266 del 1991;
 indicare, qualora il progetto proposto venga ammesso a contributo, l'organizzazione capofila alla quale le organizzazioni co-attuatrici conferiscano la rappresentanza ai fini del progetto mediante atto di procura legale.

In caso di collaborazioni con enti pubblici o con altri soggetti, rimane in capo all'organizzazione proponente la responsabilità del progetto. Si precisa, in ogni caso, che ai sensi dell'art. 7 della legge 266/1991, l'Amministrazione non potrà stipulare convenzioni con le organizzazioni di volontariato iscritte da meno di sei mesi nei registri di cui all’art. 6 della stessa legge.

Modalità di presentazione della domanda
La domanda di contributo, il connesso formulario ed il relativo piano economico, di cui alla presente Direttiva, devono essere compilati e quindi inviati al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali — Direzione generale per il Terzo Settore e le Formazioni Sociali esclusivamente attraverso la piattaforma www.direttiva266.it, a pena di inammissibilità.

Visto il DPCM n.46 del 18/02/2011 recante l'attuazione dell'art. 2 comma 4 della legge 07/08/1991 n.24I "concernenti i termini di conclusione dei procedimenti amministrativi di durata superiore a 90 giorni del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali" e la definizione del riparto del Fondo Nazionale per le politiche sociali, l'invio delle domande di contributo attraverso la piattaforma informatica www.direttiva266.it deve avvenire entro e non oltre le ore 13 del giorno 14/11/2013. A tal fine farà fede l'attestazione rilasciata dal sistema informatico.

Contributo e costi ammissibili
Il costo complessivo di ciascun progetto, a pena di inammissibilità, non deve superare l'ammontare totale di Euro 30.000,00 (trentamila/00).

Il costo complessivo comprende la quota di contributo ministeriale (90%) — erogato ai sensi della presente Direttiva - e la quota che è posta a carico dell'organizzazione proponente (10%). Il costo complessivo del progetto non comprende, invece, l'eventuale co-finanziamento pubblico e/o privato, il quale, in ogni caso, non può costituire né la quota di contributo ministeriale (90%), né la quota parte dell'organizzazione proponente (10%).

L'organizzazione di volontariato proponente deve concorrere — in quota parte - in misura pari al 10% del costo complessivo del progetto, specificando dettagliatamente le fonti da cui derivano le risorse stesse (quote associative, donazioni, quote di ammortamento delle strutture e delle attrezzature, valorizzazione delle attività di volontariato). L'attività svolta dai volontari — agli effetti di quanto indicato nel progetto descrittivo e nel piano economico — è valorizzabile, a pena di inammissibilità, esclusivamente all'interno della quota del 10% a carico dell'organizzazione proponente.

Tale specifico obbligo, deve essere precisato nella domanda di contributo e quindi riprodotto nel piano economico, a pena di inammissibilità, a conferma della concreta capacità dell'organizzazione di sostenere l'impegno economico connesso alla realizzazione del progetto proposto.

Con riferimento, in particolare, alla valorizzazione delle attività di volontariato si precisa che l'attività di volontariato — come è espressamente indicato all'art. 2 della legge 266/1991 - è quella prestata in modo personale, spontaneo e gratuito, tramite l'organizzazione di cui il volontario fa parte, senza fini di lucro anche indiretto ed esclusivamente per fini di solidarietà e pertanto, le attività svolte dai volontari non costituiscono un costo, ma una stima figurativa del corrispondente costo reale che può essere soggetta solo ed esclusivamente a valorizzazione.

Il legale rappresentante dell'organizzazione proponente o, nel caso in cui il progetto sia presentato congiuntamente ad altre organizzazioni, dell'organizzazione capofila deve sotto la propria responsabilità ed a pena di inammissibilità:
 dichiarare che il progetto non è stato già oggetto di contributo da parte di altri fondi pubblici;
 indicare l'eventuale co-finanziamento pubblico e/o privato aggiuntivo, così come sopra specificato.

Nell'ambito dei costi previsti per le risorse umane, che si prevede di impegnare effettivamente nella realizzazione del progetto, ivi incluse le spese di progettazione, potranno essere ricompresi:
 personale dipendente;
 collaboratori e/o consulenti esterni;
 personale addetto alle pulizie;
 rimborsi spese del personale interno ed esterno.

I suddetti costi non devono, a pena di inammissibilità, in ogni caso superare il 20% del costo complessivo del progetto.
Le spese per l'acquisto e/o noleggio per attrezzature, materiale didattico e beni strumentali devono essere, a pena di inammissibilità, contenute entro l'importo massimo 25% del costo complessivo del progetto.
Rimane comunque esclusa dai costi finanziari ogni spesa non riconducibile ad attività previste nel progetto; non sono in ogni caso ammissibili costi finalizzati all'acquisto ed alla ristrutturazione di beni immobili.

I costi generali (affitto, acqua, luce, telefono, ecc.), che costituiscono spese per il contributo dell'intera struttura potranno essere imputati al progetto soltanto in quota parte (e non per l'intero costo sostenuto), attraverso una modalità di ripartizione percentuale commisurata all'utilizzazione della struttura per il progetto.

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