Com’è noto, il D.Lgs. n. 185/2016 (c.d. decreto correttivo al Jobs Act) ha modificato l’art. 4, comma 1, legge n. 300/1970, prevedendo che gli impianti audiovisivi e gli altri strumenti dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori possono essere impiegati esclusivamente per esigenze organizzative e produttive, per la sicurezza del lavoro e per la tutela del patrimonio aziendale e possono essere installati previo accordo collettivo stipulato dalla rappresentanza sindacale unitaria o dalle rappresentanze sindacali aziendali. In alternativa, nel caso di imprese con unità produttive ubicate in diverse province della stessa regione ovvero in più regioni, tale accordo può essere stipulato dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale. In mancanza di accordo, gli impianti e gli strumenti in questione possono essere installati previa autorizzazione delle sede territoriale dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro o, in alternativa, nel caso di imprese con unità produttive dislocate negli ambiti di competenza di più sedi territoriali, della sede centrale dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro.

Tali procedure autorizzatorie non si applicano “agli strumenti utilizzati dal lavoratore per rendere la prestazione lavorativa e agli strumenti di registrazione degli accessi e delle presenze”: è necessario quindi individuare quando l’installazione di apparecchiature di localizzazione satellitare GPS sia strettamente funzionale a rendere la prestazione lavorativa al fine di capire se l’installazione di tali apparecchiature su autovetture aziendali sia esclusa dalle condizioni e dalle procedure previste dal citato art. 4, legge n. 300/1970.

Al riguardo, l’INL – con Circolare 7 novembre 2016, n. 2– ha chiarito che solo in casi del tutto particolari i GPS si trasformano in veri e propri strumenti di lavoro con la possibilità, quindi, di prescindere dall’intervento della contrattazione collettiva e dal procedimento amministrativo di carattere autorizzativo.

Tali casi particolari si verificano quando:

  • la prestazione lavorativa non può essere resa senza ricorrere all’uso di tali sistemi di localizzazione;
  • l’installazione è richiesta da specifiche normative di carattere legislativo o regolamentare, come per i GPS in caso di trasporto di portavalori superiore a € 1.500.000.

L’inosservanza è punita con le sanzioni anche di natura penale e prevedono l’ammenda compresa tra 154 e 1.549 euro, ovvero l’arresto da 15 giorni ad un anno. Tali sanzioni possono essere applicate, nei casi più gravi, congiuntamente e, allorquando il giudice ritenga inefficace l’ammenda a causa delle condizioni economiche del trasgressore, la può aumentare fino ad un massimo di 5 volte. E’ prevista la prescrizione obbligatoria e, in caso di adempimento, l’organo di vigilanza ammette il datore di lavoro al pagamento, in sede amministrativa, entro 30 giorni, di una somma pari ad ¼ del massimo dell’ammenda: il pagamento estingue il reato.

fonte: mysolutions

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