DIMISSIONI DEL LAVORATORE – NUOVA PROCEDURA IN VIGORE DAL 12.3.2016

CIRCOLARE – 11.3.2016

 Le dimissioni costituiscono l’atto unilaterale recettizio con cui il lavoratore rende nota al datore la propria volontà di recedere dal rapporto di lavoro subordinato.

Per atto unilaterale recettizio si intende quell’atto che produce i propri effetti dal momento in cui la controparte ne sia venuta a conoscenza, senza che sia necessario il consenso del destinatario della comunicazione.

La Riforma Fornero (legge 28 giugno 2012, n. 92 ) era già intervenuta sulla disciplina delle dimissioni e della risoluzione consensuale per contenere il fenomeno delle dimissioni “in bianco” (consistente nella richiesta al dipendente, al momento dell’assunzione, di firmare un foglio bianco, che consentirebbe al datore di compilarlo in seguito facendolo “dimettere” a sua insaputa): a tal fine era stata prevista un’apposita procedura di convalida (definitivamente superata dal 12 marzo 2016) volta a garantire la “veridicità” della manifestazione di volontà in tal senso da parte del lavoratore.

 

Dal al 12 marzo 2016, le dimissioni e la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro sono regolamentate dall’art. 26 , D.Lgs. 14 settembre 2015, n. 151, e dal D.M. 15 dicembre 2015 . Tali norme hanno introdotto nuove modalità per la presentazione delle dimissioni e l’effettuazione della risoluzione consensuale del rapporto, abrogando l’art. 4, commi da 17  a 23-bis , della Riforma Fornero.

Sulle nuove disposizioni è appena intervenuto il Ministero del Lavoro, con la circolare 4 marzo 2016, n. 12, fornendo alcuni importanti chiarimenti sulle nuove regole.

 

LE NOVITÀ OPERATIVE DAL 12 MARZO 2016

Dal 12 marzo 2016 quindi le dimissioni e la risoluzione consensuale, salve poche eccezioni, possono essere effettuate - a pena di inefficacia - esclusivamente con modalità telematiche, tramite appositi moduli scaricabili dal sito www.lavoro.gov.it, e trasmessi al datore di lavoro e alla DTL competente secondo le modalità individuate con il D.M. 15 dicembre 2015.

I moduli telematici potranno essere trasmessi al datore di lavoro e alla DTL competente anche tramite i patronati, le organizzazioni sindacali, gli enti bilaterali (organismi costituiti a iniziativa di una o più associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative) e le commissioni di certificazione.

 

Il lavoratore, entro i 7 giorni successivi decorrenti dall’avvenuto invio del modulo telematico, ha la facoltà di revocare, con le medesime modalità, le proprie dimissioni.

Le nuove regole in materia dimissioni (e quindi procedura telematica per la risoluzione del rapporto e la sua revoca), non operano con riferimento a una serie di ipotesi, che sono elencate di seguito:

a. quando le dimissioni siano presentate dalle madri lavoratrici, ovvero dai padri lavoratori, che si trovino nelle situazioni individuate dall’art. 55, comma 4 , D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151;

b. quando le dimissioni siano presentate da un lavoratore domestico;

c. quando le dimissioni siano intervenute in una sede protetta (per esempio, in sede sindacale o presso la DTL), o avanti alle commissioni di certificazione;

d. quando il dipendente receda dal rapporto durante il periodo di prova di cui all’art. 2096 , c.c, ma per questo caso occorre attendere precisazioni ufficiali;

e. in caso di rapporti di lavoro marittimo, in quanto il contratto di arruolamento dei lavoratori marittimi è regolato dal Codice della navigazione;

f. in caso di rapporti di lavoro alle dipendenze della PA.

 

MODALITÀ TECNICHE DI INOLTRO DEI MODULI TELEMATICI

Le modalità tecniche per l’invio dei moduli telematici al datore di lavoro e alla DTL sono illustrate nell’allegato B, D.M. 15 dicembre 2015 .

La procedura prevista per il recesso dal rapporto di lavoro subordinato per dimissioni (ovvero anche a seguito di risoluzione consensuale) è preceduta dalla fase di riconoscimento del soggetto che esegue l’adempimento; in particolare:

a.se il dipendente intende dimettersi personalmente (ossia senza fare ricorso all’ausilio di uno dei soggetti abilitati), per accedere alle funzionalità del portare www.lavoro.gov.it, deve essere in possesso del PIN INPS (che consente di compilare automaticamente la sezione relativa ai dati identificativi del lavoratore rendendoli immodificabili) e deve essere già registrato sul portale cliclavoro. In caso contrario, ai fini della compilazione e dell’invio del modulo, dovrà richiedere il PIN all’INPS e procedere alla registrazione sul portale;

b. invece, se egli decide di farsi assistere da un soggetto abilitato (patronati, sindacati, enti bilaterali o commissioni di certificazione), quest’ultimo utilizzerà la propria utenza cliclavoro per accedere al sito www.lavoro.gov.it, accertando l'identità del lavoratore che richiede la trasmissione del modulo tramite la firma digitale del file PDF prodotto con i dati comunicati per le dimissioni (ovvero la revoca) e il salvataggio di questo nel sistema informatico.

La sezione relativa ai dati di identificazione della comunicazione deve essere compilata dal lavoratore, tenendo in considerazione, nell’indicazione della data di decorrenza delle dimissioni (ovvero della risoluzione consensuale), i termini di preavviso disciplinati dalla contrattazione collettiva.

Come precisato nella circolare n. 12/2016, una volta effettuata la compilazione del modulo telematico, esso viene inviato all’indirizzo di posta elettronica, anche certificata (il D.M. 15 dicembre 2015  faceva riferimento alla sola PEC) del datore di lavoro e alla DTL territorialmente competente, che riceverà una notifica nel proprio cruscotto e potrà visionare il modulo.

 

Il datore di lavoro che, al fine di falsificare la volontà del proprio dipendente, violi le norme in tema di dimissioni e di risoluzione consensuale, ossia alteri i moduli telematici presenti sul sito www.lavoro.gov.it, è punito con la sanzione amministrativa da 5.000 a 30.000 euro, salvo che il fatto costituisca reato; l'accertamento e l'irrogazione della sanzione sono di competenza delle DTL e si applicano, purché compatibili, le disposizioni di cui alla legge 24 novembre 1981, n. 689 .

 

SE IL DIPENDENTE NON SEGUE LA CORRETTA PROCEDURA

Se il dipendente presenta le dimissioni con procedura non conforme o come comportamento concludente (nessuna comunicazione e abbandono del posto di lavoro) le imprese dovranno inventarsi delle soluzioni creative per gestire il problema.

In primis potrà provare a persuaderlo dell’opportunità di seguire la procedura telematica, in seguito dovrà trovare le contromisure per cessare in maniera legalmente efficace il rapporto, qualora il lavoratore dimissionario rifiutasse di attivare la procedura telematica.

In quest’ultimo caso al datore di lavoro non resterà che avviare un procedimento disciplinare, consegnando una lettera di contestazione, dando tempo per presentare eventuali giustificazioni e, all’esito di questa procedura, sanzionando la condotta con il licenziamento (con relativi costi primo fra tutti il ticket Aspi).

Il datore di lavoro dovrà, peraltro, tenere in considerazione la possibilità che il dipendente, dopo aver completato la procedura, decida di ripensarci: la legge assegna il diritto di revocare le dimissioni entro sette giorni dalla compilazione del modulo, con la conseguenza che, se l’azienda avrà tempestivamente sostituito il dipendente dimissionario, si ritroverà con due lavoratori per lo stesso posto.

 

Lo studio è a disposizione per ogni chiarimento.

Si ricorda l’indirizzo email specifico della Consulenza del Lavoro: cdl@consulentieassociati.it

 

                                                                                                     

Consulenti Associati

Settore consulenza lavoro

 

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