CIRCOLARE LAVORO MAGGIO 2016

Notifica cartelle di pagamento Equitalia a mezzo PEC dal 01.06.2016.

Un recente provvedimento del Governo prevede che per le imprese individuali, le società e tutti i professionisti iscritti in albi o elenchi, a partire dal 01.06.2016, la notifica delle cartelle esattoriali Equitalia avvenga esclusivamente tramite Posta Elettronica Certificata all’indirizzo risultante dall'indice nazionale degli indirizzi di Posta Elettronica Certificata (INI-PEC).

Tale novità potrà interessare anche le persone fisiche che, intestatarie di un indirizzo di posta elettronica certificata, manifestassero la volontà in dichiarazione dei redditi (Modello Unico) di ricevere le notifiche delle cartelle esattoriali mediante PEC.

Qualora l'indirizzo di posta elettronica del destinatario non risultasse valido o attivo, oltre che nel caso in cui la casella di posta elettronica risultasse satura, la notifica dovrà essere eseguita mediante deposito presso la Camera di Commercio competente per territorio, pubblicando sul sito informatico della stessa il relativo avviso e contemporaneamente eseguita tramite l'invio di una raccomandata A/R al contribuente per darne notizia.

Ciò premesso, lo Studio invita tutti i clienti interessati a consultare con frequenza il proprio indirizzo di Posta Elettronica Certificata (PEC), al  fine  di  venire  a conoscenza per tempo delle eventuali comunicazioni e cartelle di pagamento notificate, così da gestire adeguatamente il tempo concesso al contribuente per eventuali atti di opposizione.

 

Si prega di prestare particolare attenzione alla necessità inderogabile di trasmettere immediatamente allo studio qualsiasi comunicazione ricevuta con qualsiasi mezzo, e proveniente da Inps, Inail, Equitalia, Agenzia Entrate, ecc. soprattutto per adempimenti che prevedano un termine ad adempiere.

 

PART TIME AGEVOLATO AI PENSIONANDI

L’Inps, con circolare n.90 del 26 maggio 2016, ha fornito la regolamentazione operativa e le istruzioni per la fruizione del part-time agevolato per i dipendenti del settore privato a tempo pieno e indeterminato che maturano il diritto al trattamento pensionistico di vecchiaia entro il 31 dicembre 2018 e che concordano con il datore di lavoro la riduzione, in misura compresa fra il 40 e il 60%, dell’orario del rapporto di lavoro, ai sensi dell’art.1, co.284, L. n.208/15 e del D.M. 7 aprile 2016.

L'Istituto offre le istruzioni per la  gestione degli adempimenti relativi  alla presentazione dell’istanza volta  alla concessione del beneficio e  quelle relative alle modalità di  assolvimento dei conseguenti obblighi  informativi in materia previdenziale. Il  beneficio riguarda i contratti di lavoro a tempo parziale agevolato  stipulati a decorrere dal 2 giugno 2016, data di entrata in vigore del D.M. 7 aprile 2016.

Viene evidenziato che l’adempimento  prodromico alla sottoscrizione del contratto di lavoro a tempo  parziale agevolato è l’acquisizione della certificazione idonea a comprovare, per il lavoratore, l’avvenuto raggiungimento del requisito contributivo nonché la maturazione, entro il 31 dicembre 2018, del requisito anagrafico per il conseguimento del diritto al trattamento pensionistico di vecchiaia. A tal fine il lavoratore è tenuto a presentare all’Istituto la relativa richiesta di certificazione tramite la procedura telematica, disponibile sul sito www.inps.it e già operativa, attraverso l’utilizzo del PIN  dispositivo ovvero utilizzando l’assistenza degli  enti di patronato. Una  volta ottenuta la certificazione il  procedimento per ottenere il  beneficio si articola in due fasi:  quella di stipula del  contratto di lavoro a tempo  parziale e quella di  presentazione dell’istanza all’Istituto da parte del  datore di lavoro.

I  datori di lavoro potranno  presentare l’istanza di autorizzazione al part-time  agevolato, avvalendosi della procedura  telematica, a partire dal 2  giugno 2016.

 

 

Le unioni civili sono legge: le novità per il lavoro

È stata pubblicata sulla G.U. n.118 del 21 maggio la Legge 20 maggio 2016, n.76, contenente la regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e la disciplina delle convivenze, in vigore dal 5 giugno 2016.

La norma prevede anche alcune disposizioni in tema di lavoro:

in caso di morte del prestatore di lavoro le indennità indicate dagli artt.2118 e 2120 cod.civ. devono corrispondersi anche alla parte dell'unione civile (co.17)

le disposizioni che si riferiscono al matrimonio e le disposizioni contenenti le parole "coniuge", "coniugi" o termini equivalenti, ovunque ricorrono nelle leggi, negli atti aventi forza di legge, nei regolamenti nonché negli atti amministrativi e nei contratti collettivi, si applicano anche ad ognuna delle parti dell'unione civile tra persone dello stesso sesso (co.20);

alle parti dell'unione civile tra persone dello stesso sesso si applicano le disposizioni previste dal capo III e dal capo X del titolo I, dal titolo II e dal capo II e dal capo V-bis del titolo IV del libro secondo del codice civile (co.21). In particolare: viene individuata la parte dell’unione civile come titolare della quota “di legittima” del

50% che il codice civile riconosce al coniuge del de cuius e viene prevista l’applicazione, in favore della parte dell’unione civile tra persone dello stesso sesso, delle norme del codice civile (Capo V-bis, Titolo IV, Libro II) in materia di patto di famiglia e trasferimento di azienda al coniuge. La parte dell’unione civile è equiparata al coniuge superstite anche a fini previdenziali, con la conseguente maturazione del diritto alla pensione indiretta o di reversibilità secondo le medesime regole e nella misura prevista – da ciascuna gestione previdenziale – per il coniuge superstite (co.21);

nella sezione VI, capo VI, titolo VI del libro primo del codice civile, dopo l'art.230-bis è aggiunto il seguente: " 230-ter (Diritti del convivente) - Al convivente di fatto che presti stabilmente la propria opera all'interno dell'impresa dell'altro convivente spetta una partecipazione agli utili dell'impresa familiare ed ai beni acquistati con essi nonché agli incrementi dell'azienda, anche in ordine all'avviamento, commisurata al lavoro prestato. Il diritto di partecipazione non spetta qualora tra i conviventi esista un rapporto di società o di lavoro subordinato" (co.46).

FONTE: Centro Studi Lavoro e Previdenza

 

AL VIA LA DETASSAZIONE DEI PREMI DI RISULTATO

Finalmente in data 16 maggio 2016 è stato pubblicato, sul sito del Ministero del Lavoro – sezione pubblicità legale, il decreto interministeriale 25 marzo 2016, a mezzo del quale si è provveduto a dare attuazione alla c.d. detassazione.

Come noto, lo si fa presente in estrema sintesi, a mezzo della Legge di Stabilità 2016 il Legislatore ha provveduto a reintrodurre nel ordinamento tributario, stavolta in via strutturale, la tassazione sostitutiva del 10% su quelli che sono da considerarsi premi di risultato, anche in forma di partecipazione agli utili d’impresa. Tale tassazione, in forma agevolata, si dice appunto sostitutiva in quanto applicata in vece dell’ordinaria tassazione Irpef e relative addizionali locali. Le disposizioni del decreto si applicano alle erogazioni effettuate nel periodo d’imposta 2016 e in quelli successivi.

Il decreto, adesso pubblicato, prevede quindi tale agevolazione per erogazioni derivanti da accordi di secondo livello, legate ad incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza e innovazione. Ciò nel limite annuo di € 2.000,00 lordi e a favore di lavoratori che, nell’anno precedente, abbiano percepito un reddito da lavoro dipendente non superiore a € 50.000,00.

Si fa notare che l’attuale versione della detassazione si rivolge esclusivamente verso gli effettivi premi di risultato, andando così ad escludere quelle retribuzioni di produttività che, nelle precedenti versioni, avevano trovato un qualche spazio applicativo.

Al fine di monitorare e controllare le sopra esposte condizioni, il decreto richiede inoltre che l’accordo aziendale o territoriale, da cui la retribuzione premiale deriva, sia depositato in modalità esclusivamente telematica presso la DTL entro 30 giorni dalla sua stipula, ovvero, se già stipulato, entro 30 giorni dal vigore del decreto stesso. Data quindi l’avvenuta pubblicazione in data 16 maggio, tale adempimento di deposito dovrà avvenire non oltre il prossimo 15 giugno. Per effettuare il deposito occorre compilare il modulo telematico indicando i dati del datore di lavoro, il numero dei lavoratori coinvolti, le misure introdotte e gli indicatori per la misurazione dei parametri fissati; bisogna inoltre allegare il file del contratto in formato pdf. Il modello così compilato viene in automatico inviato alla DTL competente e il datore di lavoro dichiarerà in questo modo la conformità del contratto ai principi della L. n.208/15 e alle disposizioni del decreto.

La detassazione rileva, inoltre, anche nel caso in cui la retribuzione premiale sia offerta a mezzo di partecipazione agli utili dell’impresa da parte dei lavoratori, ovvero nella situazione in cui invece che una somma in denaro siano offerti, ai lavoratori stessi, determinati strumenti di welfare come, quale esempio, servizi educativi od assistenziali anche per familiari.

Da ultimo giova ricordare che la somma del limite annuo di detassabilità del premio, pari come detto a € 2.000,00, potrà essere elevata fino a € 2.500,00 nei casi in cui l’azienda abbia coinvolto pariteticamente i lavoratori nell’organizzazione del lavoro.

Con i prossimi cedolini paga, quindi, sarà possibile concedere ai lavoratori, nei limiti e alle condizioni indicate dal decreto, la sopra citata tassazione agevolata, così come potranno essere conguagliate eventuali erogazioni premiali già erogate e tassate ordinariamente, in assenza dell’attuazione normativa.

 

Lavoro a termine e attività stagionali (interpello n.15/16)

Il Ministero del Lavoro ha offerto chiarimenti in merito alla corretta interpretazione delle disposizioni di cui agli artt.19 ss., D.Lgs. n.81/15, concernenti la disciplina del lavoro a tempo determinato. Il D.Lgs. n.81/15, art.21, co.2, prevede che il regime degli intervalli non trova applicazione “nei confronti dei lavoratori impiegati nelle attività stagionali individuate con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, nonché nelle ipotesi individuate dai contratti collettivi”, salva l’applicazione delle disposizioni del D.P.R. n.1525/63 nelle more dell’adozione del decreto ministeriale. Tale disposizione viene, inoltre, richiamata all’art.19, co.2, e 23, co.2, al fine di individuare le ipotesi per le quali non operano rispettivamente il limite massimo dei 36 mesi, nonché i limiti quantitativi di ricorso al contratto a termine. Pertanto l’attuale quadro normativo continua a demandare alla contrattazione collettiva la possibilità di prevedere ulteriori ipotesi, rispetto a quelle già indicate come stagionali dal D.P.R. n.1525/63 – da individuare a norma dell’atteso decreto ministeriale – per le quali non operano i limiti di cui agli artt.19 co.2, 21 co.2, 23 co.2. Il Ministero precisa inoltre che in tali ulteriori ipotesi sia possibile annoverare, in ragione dell’ampio rinvio contenuto alla contrattazione collettiva, anche le attività già indicate come stagionali nei contratti collettivi stipulati sotto la vigenza del D.Lgs. n.368/01. Appare altresì corretto ritenere che i contratti a termine conclusi per lo svolgimento di attività stagionali costituiscano un'eccezione al limite di durata massima stabilito ex lege o, in alternativa, dalla contrattazione collettiva. Ne consegue, quindi, che eventuali periodi di lavoro caratterizzati da stagionalità non concorrono alla determinazione del limite di durata massima di cui all’art.19, co.1, che opera invece per i contratti a termine stipulati per lo svolgimento di attività non aventi carattere stagionale. I limiti percentuali per l’attivazione dei contratti a termine ai sensi dell’art.2, D.Lgs. n.368/01 (“Disciplina aggiuntiva per il trasporto aereo ed i servizi aereoportuali”), si sommano ai limiti percentuali previsti dall’art.19, co.1, D.Lgs. n.81/15, che a sua volta disciplina ipotesi aggiuntive rispetto a quelle regolate in via generale dall’art.23, co.1 del medesimo decreto.

 

Esonero contributivo 2016 in caso di parziale fruizione dell'esonero 2015 (interpello n.17/16)

Il Ministero del Lavoro ha indicato la corretta interpretazione dell’art.1, co.178, L. n.208/15, concernente il riconoscimento dell’esonero contributivo per un periodo massimo di 24 mesi in caso di nuove assunzioni a tempo indeterminato effettuate dal 1° gennaio al 31 dicembre 2016. È possibile fruire dell'esonero contributivo 2016 entro il limite previsto di 24 mesi, nel caso in cui l’assunzione riguardi un lavoratore per il quale l’esonero contributivo 2015 (ex art.1, co.118, L. n.190/14) sia stato già usufruito da parte di un diverso datore di lavoro in ragione di un precedente contratto a tempo indeterminato successivamente risolto, a condizione che il datore di lavoro che assume non sia una società controllata dal precedente datore di lavoro o ad esso collegata, ai sensi dell’art.2359 cod.civ. o facente capo, anche per interposta persona, allo stesso soggetto, e ferme restando le ulteriori condizioni previste dalla norma.

Contributo di assistenza contrattuale e benefici normativi e contributivi (interpello n.18/16)

Il Ministero del Lavoro ha chiarito che il c.d. contributo di assistenza contrattuale, consistente in un onere economico talvolta richiesto da organizzazioni sindacali “per assicurare l’efficienza delle proprie strutture sindacali al servizio dei lavoratori e dei datori di lavoro”, in quanto rientrante nella parte obbligatoria del Ccnl, non è obbligatoriamente da versare ai fini di quanto stabilito dall’art.1, co.1175, L. n.296/06. Pertanto, la fruizione dei benefici normativi e contributivi previsti dalle disposizioni di legge non può essere negata all’impresa non iscritta all’associazione firmataria del Ccnl che intende applicare, qualora la stessa non abbia provveduto al versamento del contributo di assistenza contrattuale.

 

 

 

Lo studio rimane a disposizione per eventuali ulteriori chiarimenti.

Distinti saluti

 

 

 

 

 

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