Ai gentili Clienti
Loro sedi

PRIVACY
Ai fini della piena osservanza delle norme contenute nel Regolamento UE 27 aprile 2016 n. 679 “Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati”, si comunica che:
. Entro breve tempo e gradualmente lo studio non invierà più ai clienti per posta elettronica, neppure per pec, documenti sensibili come le dichiarazioni dei redditi, i cedolini paga, e ogni altro documento simile, al fine di evitare ogni rischio di divulgazione di informazioni riservate ed in osservanza delle norme in vigore.
. Li metterà invece a disposizione sull’area riservata del nuovo sito internet in avanzata fase di completamento, dal quale ogni cliente potrà agevolmente scaricarli e poterne disporre.
. Nell’area ogni cliente troverà disponibili i documenti ogni volta che verranno prodotti e resi definitivi.
. A tale scopo verrà fornita una username ed una password personale, ed a tale scopo si invitano i titolari o i legali rappresentanti ad accedere presso lo studio dal prossimo 1.4.2019 per la consegna della busta contenente dette credenziali.
Si ricorda che dal prossimo mese di giugno, presumibilmente, inizieranno i controlli relativi alla Legge sulla privacy, pertanto, per evitare le previste onerose sanzioni, si invitano i nostri Clienti a prestare la dovuta attenzione ai necessari adempimenti.

SOSTEGNO ALLA GENITORIALITÀ
Tra le novità contenute nella Legge di Bilancio 2019 che interessano il mondo del lavoro ve ne sono alcune che riguardano i genitori lavoratori. Di seguito si sintetizzano le principali.
Congedo del padre
La norma proroga al 2019 il congedo obbligatorio per il padre lavoratore dipendente, elevandone la durata da 4 a 5 giorni. Si ricorda che il congedo obbligatorio per il padre lavoratore dipendente deve essere goduto, anche in via non continuativa, entro i 5 mesi dalla nascita del figlio.
Anche per il 2019 il padre può astenersi dal lavoro per un ulteriore giorno, in accordo con la madre e in sua sostituzione in relazione al periodo di astensione obbligatoria spettante a quest’ultima.
Al lavoro fino alla data del parto
Alle lavoratrici può essere riconosciuta la facoltà di astenersi dal lavoro esclusivamente dopo il parto, entro i 5 mesi successivi allo stesso, a condizione che il medico specialista del Ssn o con esso convenzionato e il medico competente ai fini della prevenzione e tutela della salute nei luoghi di lavoro attestino che tale opzione non arrechi pregiudizio alla salute della gestante e del nascituro.
Questa possibilità rimane comunque un’alternativa alla regola generale che vieta di adibire al lavoro le donne in gravidanza durante i 2 mesi precedenti la data presunta del parto e durante i 3 mesi dopo il parto oppure, a determinate condizioni, a partire dal mese precedente la data presunta del parto e nei 4 mesi successivi allo stesso. Così come resta vietato adibire al lavoro le donne in gravidanza durante i giorni non goduti prima del parto, qualora il parto avvenga in data anticipata rispetto a quella presunta.
Smart working post maternità
La norma pone a carico dei datori di lavoro, pubblici e privati, che stipulano accordi per lo svolgimento dell’attività lavorativa in modalità agile (c.d. smart working), l’obbligo di dare priorità alle richieste di esecuzione del lavoro secondo la suddetta modalità avanzate dalle lavoratrici nei 3 anni successivi alla conclusione del congedo di maternità, ovvero ai lavoratori con figli disabili che necessitino di un intervento assistenziale permanente, continuativo e globale.
Bonus asilo nido
Dalle ore 10 di lunedì 28 gennaio sarà attivo sul sito Inps il servizio on line per richiedere il bonus asilo nido per il 2019, fino a un importo massimo di 1.500 euro su base annua, che può essere corrisposto, previa presentazione della domanda da parte del genitore, a beneficio di bambini nati, adottati o affidati dal 1° gennaio 2016 per contribuire al pagamento delle rette degli asili nido pubblici e privati autorizzati (c.d. contributo asilo nido) e in favore dei bambini di età inferiore a 3 anni, impossibilitati a frequentare gli asili nido in quanto affetti da gravi patologie croniche, per i quali le famiglie si avvalgono di servizi assistenziali domiciliari.
Per la presentazione della domanda occorre allegare la documentazione comprovante il pagamento almeno della retta relativa al primo mese di frequenza oppure, nel caso di asili nido pubblici che prevedono il pagamento delle rette posticipato rispetto al periodo di frequenza, la documentazione da cui risulti l’iscrizione.
Per i bambini di età inferiore ai 3 anni impossibilitati a frequentare gli asili nido, per la presentazione della domanda, occorre allegare l’attestazione, rilasciata dal pediatra di libera scelta, che attesti l’impossibilità del bambino di frequentare l’asilo nido per l’intero anno solare di riferimento, a causa di una grave patologia cronica.

BONUS GIOVANI ECCELLENZE
Si informano i Signori clienti che la Legge di Bilancio per il 2019, L. 145/2018 (G.U. 302/2018, S.O. 62) ha introdotto un nuovo esonero contributivo per i datori di lavoro privati, che, a decorrere dal 1° gennaio 2019 e fino al 31 dicembre 2019, assumono con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato cittadini in possesso:
• della laurea magistrale, ottenuta nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2018 e il 30 giugno 2019 con la votazione di 110 e lode e con una media ponderata di almeno 108/110, entro la durata legale del corso di studi e prima del compimento del trentesimo anno di età, in università statali o non statali legalmente riconosciute;
• di un dottorato di ricerca, ottenuto nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2018 e il 30 giugno 2019 e prima del compimento del trentaquattresimo anno di età, in università statali o non statali legalmente riconosciute.
L’incentivo consiste nell’esonero dal versamento dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, con esclusione dei premi e contributi dovuti all’Inail, per un periodo massimo di 12 mesi decorrenti dalla data di assunzione, nel limite massimo di 8.000 euro per ogni assunzione effettuata.
Le modalità di fruizione dell’esonero saranno definite dall’Inps mediante circolare, per espressa previsione del comma 714.
L’esonero è riconosciuto anche per assunzioni a tempo parziale, purché con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. In tal caso, il limite massimo dell’incentivo è proporzionalmente ridotto. L’esonero si applica anche nel caso di trasformazione, avvenuta nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2019 e il 31 dicembre 2019, di un contratto di lavoro a tempo determinato in contratto di lavoro a tempo indeterminato, fermo restando il possesso dei requisiti previsti alla data della trasformazione.
Il comma 710 prevede che l’esonero non si applichi ai rapporti di lavoro domestico. Inoltre, non è riconosciuto ai datori di lavoro privati che, nei 12 mesi precedenti all’assunzione, abbiano proceduto a licenziamenti individuali per giustificato motivo oggettivo ovvero a licenziamenti collettivi nell’unità produttiva per la quale intendono procedere all’assunzione di personale destinatario del bonus.
In caso di licenziamento individuale per giustificato motivo oggettivo del lavoratore assunto avvalendosi dell’esonero o di un lavoratore impiegato nella medesima unità produttiva e inquadrato con la medesima qualifica del lavoratore assunto avvalendosi dell’esonero, effettuato nei 24 mesi successivi alla predetta assunzione, comporta la revoca dell’esonero e il recupero delle somme corrispondenti al beneficio già fruito.
Nelle ipotesi in cui il lavoratore, per la cui assunzione a tempo indeterminato è stato parzialmente fruito l’esonero, sia nuovamente assunto a tempo indeterminato da altri datori di lavoro privati, nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2019 e il 31 dicembre 2019, l’esonero è riconosciuto agli stessi datori di lavoro per il periodo residuo utile alla sua piena fruizione.
L’esonero è cumulabile con altri incentivi all’assunzione, di natura economica o contributiva, definiti su base nazionale e regionale, ma deve essere fruito nel rispetto delle norme dell’Unione Europea in materia di aiuti de minimis.

AUMENTO DELLE SANZIONI IN MATERIA DI LAVORO
La Legge di Bilancio 2019 ha disposto, tra l’altro, l’aumento degli importi relativi a sanzioni per taluni comportamenti elusivi particolarmente ricorrenti in ambito lavoristico che si riassumono nella seguente tabella. Altre sanzioni soggette ad aumento saranno identificate con apposito decreto ministeriale.
Maggiorazioni e decorrenze Violazioni
Aumento del 20%
dal 1° gennaio 2019 Lavoro nero:
• da 1.800 a 10.800 euro per ciascun lavoratore irregolare sino a 30 giorni di lavoro effettivo;
• tra 3.600 euro e 21.600 euro da 31 e fino a 60 giorni di lavoro effettivo;
• da 7.200 euro a 43.200 euro oltre tale ultima soglia.
In presenza di lavoratori stranieri irregolari o di minori le sanzioni subiscono un ulteriore aumento del 20%.
Esercizio non autorizzato dell’attività di somministrazione (non si tratta più di ammenda, dopo la depenalizzazione, ad eccezione dell’utilizzazione dei minori in età non lavorativa ove è previsto anche l’arresto fino a 18 mesi) per ogni lavoratore occupato e per ogni giornata lavorativa: 60 euro.
Esercizio non autorizzato dell’attività di intermediazione e selezione di personale, somma compresa tra 900 e 4.500 euro o, se senza lucro, tra 300 e 1.500 euro.
Distacco transnazionale:
• tra 1.200 e 12.000 per chi circola su strada senza la documentazione richiesta;
• da 600 a 3.600 euro per inadempienze relative alla conservazione della documentazione;
• da 2.400 a 7.200 euro per inadempienze relative alla nomina dei referenti.
Orario di lavoro:
• durata massima dell’orario di lavoro settimanale (48 ore, intese come media, comprensive dello straordinario) e riposi settimanali (intesi come media in un periodo di 14 giorni): tra 120 e 900 euro, ma se la violazione si riferisce a più di 5 lavoratori o si è verificata in almeno 3 periodi di riferimento la sanzione sale a un importo compreso tra 480 e 1.800 euro o, se la violazione riguarda più di 10 lavoratori o si è verificata in almeno 5 periodi di riferimento gli importi, senza la possibilità del pagamento in misura ridotta, salgono, rispettivamente, a 1.200 e 6.000 euro;
• ferie annuali: tra 120 e 720 euro con maggiorazioni se la mancanza riguarda più di 5 lavoratori e si è verificata in 2 anni (da 480 a 1.800 euro) o a più di 10 dipendenti o si è verificata in almeno 4 anni (da 960 a 5.400 euro, senza la possibilità dal pagamento in misura ridotta);
• mancato riposo giornaliero: da 60 a 180 euro, ma da 360 a 1.200 euro se ci si riferisce a più di 5 lavoratori o, il tutto, si è verificato almeno 3 volte, o da 1.080 a 1.800 euro, senza ammissione al pagamento in misura ridotta se ci si riferisce a più di 10 o sia avvenuto almeno 5 volte.
Aumento del 10%
dal 1° gennaio 2019 Violazioni sanzionate in via amministrativa o penale dal D.Lgs. 81/2008 (testo unico in materia di sicurezza sul lavoro).
Aumento del 20%
dalla data del decreto Altre disposizioni in materia di lavoro e di legislazione sociale, che saranno individuate dal Ministro del lavoro, con proprio decreto.
Le maggiorazioni sono raddoppiate se, nei 3 anni precedenti, il datore di lavoro sia stato destinatario di sanzioni amministrative o penali per i medesimi illeciti.

L’INL, con la circolare n. 2/2019, ha ricordato che le maggiorazioni trovano applicazione in relazione a condotte che si realizzano a partire dal 2019, tenendo presente che la collocazione temporale di condotte a carattere permanente va individuata nel momento in cui cessa la condotta stessa (ad esempio il mantenimento di un lavoratore “in nero” a cavallo tra il 2018 e il 2019 sarà soggetto ai nuovi importi sanzionatori).
Le previgenti disposizioni dell’articolo 14, D.L. 145/2013, che già avevano previsto il raddoppio degli importi sanzionatori contenuti nell’articolo 18-bis, commi 3 e 4, D.Lgs. 66/2003, in materia di orario di lavoro, fatta eccezione “delle sanzioni previste per la violazione dell’articolo 10, comma 1, del medesimo decreto legislativo”; si pongono in sistema con quelle di nuova introduzione nel senso che gli importi sanzionatori indicati dalla Legge di Bilancio sono da intendersi sin da subito aumentati e applicabili in relazione a condotte temporalmente riferibili al 2019.
Con la risoluzione n. 7/E/2019 dell’Agenzia delle entrate è stato istituito il codice tributo “VAET” per il versamento, mediante modello F23, delle suddette maggiorazioni, denominato “Maggiorazione sanzioni in materia di lavoro e legislazione sociale disposta dall’articolo 1, comma 445, lett. d) ed e), della legge 30 dicembre 2018, n. 145”. In sede di compilazione del modello di versamento F23:
• nel campo 6 “codice ufficio o ente” è indicato il codice “VXX”, dove XX è sostituito dalla sigla automobilistica della Provincia di appartenenza dell’ufficio territorialmente competente, come indicato nella “Tabella dei codici degli enti diversi dagli uffici finanziari”, pubblicata sul sito dell’Agenzia delle entrate (www.agenziaentrate.gov.it);
• nel campo 10 “estremi dell’atto o del documento” sono indicati gli estremi dell’atto con il quale si richiede il pagamento;
• nel campo 11 “codice tributo” è indicato il codice tributo “VAET”.

ROTTAMAZIONE-TER E REGOLARITÀ CONTRIBUTIVA
In relazione alla nuova rottamazione dei carichi presenti presso Agenzia delle entrate-Riscossione, per gli anni dal 2000 al 2017, l’Inps ha ritenuto di emettere uno specifico messaggio (n. 4844/2018), al fine di specificare l’influenza di tale domanda in tema di regolarità contributiva. Il caso è quello di aziende che, avendo in carico all’agente per la riscossione degli avvisi di addebito Inps presentino domanda di rottamazione.
Il decreto introduttivo della definizione agevolata, c.d. rottamazione-ter, è stato infatti integrato, in sede di conversione, con un’apposita disposizione al fine di evidenziare l’influenza di tale istituto in relazione al rilascio del Durc.
Data la citata norma l’Inps fa rilevare come, a decorrere dal 19 dicembre 2018, le richieste di verifica della regolarità contributiva, anche se pervenute all’Istituto anteriormente a tale data e, ancora, in corso di istruttoria, dovranno essere definite positivamente, rilasciando quindi l’attestazione di regolarità contributiva, a patto che non sussistano ulteriori esposizioni debitorie in altre gestioni obbligatorie. Questo richiederà un’attività di accertamento, presso l’agente della riscossione, circa l’avvenuta presentazione della dichiarazione di adesione alla definizione agevolata.
Il messaggio citato specifica, inoltre, le varie ipotesi di definizione agevolata che si sono succedute nel tempo (anni 2016-2017 e 2018) indicando agli operatori le distinte ipotesi, previste dalla normativa, circa la regolarità dei versamenti da effettuare da parte dei contribuenti.
Il problema attuale si pone in relazione a eventuali posizioni di soggetti decaduti dalla prima o seconda rottamazione, per mancanza di versamenti dovuti, e per i quali si era proceduto all’annullamento degli eventuali “Durc on Line” per i quali l’attestazione della regolarità aveva come presupposto il medesimo procedimento di definizione agevolata.
Sul punto si rileva come la nuova definizione agevolata può essere utilizzata anche da soggetti decaduti da una dell’altre precedenti ipotesi di rottamazione.
Riguardo la prima forma di rottamazione (2016), si fa quindi rilevare che per i soggetti da essa decaduti, per non aver versato tempestivamente e integralmente le rate del piano di definizione, la verifica della regolarità contributiva potrà essere definita con esito di regolarità solo per effetto della dichiarazione di adesione alla c.d. rottamazione-ter.
Per quanto concerne, invece, i soggetti aderenti alla rottamazione-bis (2017), dovrà essere verificata la sussistenza della condizione di regolarità nei versamenti alle previste date di scadenza fissate dalla legge. In caso di irregolarità nel versamento delle rate in scadenza nei mesi di luglio, settembre e ottobre 2018, dovrà essere ulteriormente verificata l’eventuale avvenuta regolarizzazione entro il 7 dicembre 2018, tenuto conto che ciò costituisce una riammissione in termini per il contribuente, dato che, in assenza di versamento delle somme residue entro il predetto termine differito al 7 dicembre scorso, la verifica sarà definita con l’attestazione dell’irregolarità contributiva. In questo caso, infatti, essendo intervenuta la decadenza dal beneficio, non sarà più possibile accedere, per gli stessi carichi, alla c.d. rottamazione-ter; in tale situazione un eventuale Durc emesso con esito regolare sarà oggetto di annullamento.

RINVIO TERMINI AUTOLIQUIDAZIONE
L’Inail, con propria circolare n. 1/2019, ha reso noto che è stato disposto il rinvio al 16 maggio 2019 del termine per il pagamento dei premi in autoliquidazione 2018-2019 per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, al fine di consentire l’applicazione delle nuove tariffe dei premi oggetto di revisione a seguito delle disposizioni contenute nella Legge di Bilancio 2019.
In particolare le nuove scadenze sono le seguenti:
• il termine del 31 dicembre 2018 entro cui l’Inail rende disponibili al datore di lavoro gli elementi necessari per il calcolo del premio assicurativo è stato differito al 31 marzo 2019;
• il termine del 16 febbraio 2019 entro cui inviare la comunicazione motivata di riduzione delle retribuzioni presunte è stato differito al 16 maggio 2019;
• il termine del 16 febbraio 2019, previsto per il versamento tramite F24 e F24EP dei premi ordinari e dei premi speciali unitari artigiani, dei premi relativi al settore navigazione, per il pagamento in unica soluzione e per il pagamento della prima rata (che sarà pari al 50% del premio risultante dalle operazioni di autoliquidazione) in caso di rateazione è stato differito al 16 maggio 2019. Le altre 2 rate dovranno essere versate al 16 agosto 2019 e al 18 novembre 2019, entrambe nella misura del 25% del premio dovuto;
• il termine del 28 febbraio 2019 per la presentazione telematica delle dichiarazioni delle retribuzioni è stato differito al 16 maggio 2019.
Si fa presente che il differimento dei termini si applica esclusivamente ai premi di autoliquidazione, vale a dire ai premi delle polizze dipendenti, delle polizze artigiane e a quelle del settore marittimo. Restano confermati i termini di scadenza delle richieste di pagamento, elaborate dall’Istituto sulla base delle denunce obbligatorie inviate dai soggetti assicuranti, dei premi speciali anticipati per il 2019 relativi alle polizze scuole, apparecchi RX, sostanze radioattive, pescatori, frantoi, facchini nonché barrocciai/vetturini/ippotrasportatori. Detti premi, per il 2019, in attesa della loro revisione, continueranno a usufruire della riduzione prevista, che per l’anno in corso è pari al 15,24%.

Si segnala che, a seguito della modifica introdotta dalla Legge di Bilancio, dal 1° gennaio 2019 non è più applicabile la riduzione prevista per il settore edile. La riduzione si applica alla regolazione 2018 nella misura dell’11,50%.

La riduzione compete ai datori di lavoro che occupano operai con orario di lavoro di 40 ore settimanali e alle società cooperative di produzione e lavoro per i soci lavoratori, esercenti attività edili, a condizione che siano regolari nei confronti di Inail, Inps e Casse edili e che non sussistano cause ostative alla regolarità (Durc on line).
La riduzione non si applica nei confronti dei datori di lavoro che abbiano riportato condanne passate in giudicato per la violazione della normativa in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro per la durata di 5 anni dalla pronuncia della sentenza.
Per fruire dell’agevolazione per la regolazione 2018, gli interessati devono trasmettere entro il 16 maggio 2019, via Pec, alla Sede Inail competente, l’apposito modello “autocertificazione per sconto settore edile” riguardante l’assenza delle suddette condanne, pubblicato in www.inail.it.

L’INPS RIEPILOGA LA DISCIPLINA DELL’APPRENDISTATO
L’Inps, con la circolare n. 108/2018, ha diramato importanti chiarimenti in ordine all’apprendistato, in particolare per quanto riguarda la disciplina contributiva. I consulenti del lavoro hanno a loro volta emanato la circolare n. 19/2018, di commento alla circolare Inps.
Si ricorda che il D.Lgs. 81/2015 disciplina le seguenti tipologie contrattuali di apprendistato:
• articolo 43 – apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria superiore e il certificato di specializzazione tecnica superiore (detto anche di 1° livello);
• articolo 44 – apprendistato professionalizzante (detto anche di 2° livello);
• articolo 45 – apprendistato di alta formazione e di ricerca (detto anche di 3° livello);
• articolo 47 – apprendistato professionalizzante, senza limiti di età, di lavoratori beneficiari di indennità di mobilità ordinaria o beneficiari di un trattamento di disoccupazione.
L’Istituto previdenziale, oltre a riepilogare il quadro normativo e contributivo della tipologia contrattuale in questione, ha modificato le proprie indicazioni relative all’apprendistato professionalizzante, senza limiti di età, per i lavoratori beneficiari di un trattamento di disoccupazione: in particolare, ha chiarito che l’assunzione in apprendistato professionalizzante, senza limiti di età, di lavoratori beneficiari di un trattamento di disoccupazione deve ritenersi riferita a lavoratori beneficiari di un trattamento di disoccupazione e non anche ai soggetti che, avendo inoltrato istanza per il riconoscimento del trattamento medesimo, abbiano soltanto il titolo alla prestazione ancorché non l’abbiano ancora percepita. Il contratto di apprendistato professionalizzante di cui all’articolo 47, comma 4, D.Lgs. 81/2015, dovrà, pertanto, ritenersi validamente stipulato solo a seguito dell’accoglimento della domanda del lavoratore e a far data dalla decorrenza della prestazione riconosciuta al lavoratore, risultando altrimenti mancante uno dei requisiti costitutivi della fattispecie contrattuale.
In materia di imponibile contributivo, l’Inps ricorda come nei rapporti di apprendistato la retribuzione da assoggettare a contribuzione non va adeguata, ove inferiore, al limite minimo di retribuzione giornaliera previsto dall’articolo 7, comma 1, D.L. 463/1983 (articolo 7, comma 5, D.L. 463/1983). Per le ore di formazione svolte all’esterno della sede aziendale e per le quali il datore di lavoro non è tenuto a corrispondere alcuna retribuzione (articolo 43, comma 7 e articolo 45, comma 3, D.Lgs. 81/2015), non sussistono obblighi contributivi.
A favore degli apprendisti sono previste le seguenti tutele assicurative obbligatorie:
• Ivs (invalidità, vecchiaia e superstiti);
• assegno per il nucleo familiare;
• assicurazione contro le malattie;
• maternità;
• nuova assicurazione sociale per l’impiego (NASpI);
• assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali (Inail).

Per le assunzioni in apprendistato effettuate dal 1° gennaio 2012 al 31 dicembre 2016 da aziende fino a 9 unità, la L. 183/2011, per i primi 3 anni del rapporto di apprendistato, ha stabilito che sia dovuta solo l’aliquota della NASpI, pari all’1,61% (1,31% + 0,30%), purché siano rispettate le condizioni fissate per il diritto alle agevolazioni contributive e quelle in materia di aiuti di Stato in relazione al regime de minimis.
L’articolo 1, commi 308-310, L. 232/2016, ha inoltre introdotto l’esonero in misura integrale dei contributi a carico del datore di lavoro per 3 anni dall’assunzione, fino a un importo massimo annuo di 3.250 euro, per le assunzioni, anche in rapporto di apprendistato, effettuate fra il 1° gennaio 2017 e il 31 dicembre 2018, di studenti che hanno svolto per il medesimo datore di lavoro attività di alternanza scuola-lavoro, ad esclusione del contributo integrativo per l’assicurazione obbligatoria contro la disoccupazione involontaria, oggi destinabile al finanziamento dei fondi interprofessionali per la formazione continua, pari allo 0,30% (si veda in merito la circolare n. 109/2017).
I benefici contributivi previsti per i rapporti di apprendistato sono mantenuti per un anno dalla prosecuzione del rapporto di lavoro al termine del periodo di apprendistato. Nel caso di regimi che prevedano la variazione dell’aliquota contributiva nel corso del rapporto di apprendistato, la misura da considerare è quella in atto nel periodo immediatamente precedente la prosecuzione del rapporto a tempo indeterminato.
Il regime contributivo applicabile alle assunzioni con contratto di apprendistato di alta formazione e ricerca è quello previsto in via generale, con esclusione degli incentivi introdotti per l’assunzione di lavoratori che hanno svolto periodi di alternanza scuola-lavoro, riferiti, nell’ambito del contratto di apprendistato, alla sola tipologia dell’apprendistato professionalizzante.
Va anche ricordato che per l’apprendistato professionalizzante, in seguito all’estensione delle tutele in materia di ammortizzatori sociali, il carico contributivo aumenta a causa del relativo finanziamento.

TRATTAMENTO DELLE LAVORATRICI AUTONOME IN MATERNITÀ
Si comunica che l’Inps, con circolare n. 109 del 16 novembre 2018, ha illustrato le importanti novità previste dalla L. 81/2017 relativamente alla tutela della genitorialità dei lavoratori, parasubordinati e autonomi, iscritti alla Gestione separata.
In particolare, l’INPS ha specificato che:
• i lavoratori parasubordinati e liberi professionisti, iscritti alla Gestione separata, possono fruire della tutela della maternità obbligatoria senza alcun obbligo di astensione dall’attività lavorativa, anche in caso di adozioni o affidamenti preadottivi nazionali o internazionali;
• il requisito di base per la tutela è il possesso di almeno 3 mensilità di contribuzione, nei 12 mesi antecedenti l’inizio del periodo indennizzabile ed è prevista l’automaticità delle prestazioni;
• il congedo parentale può essere fruito per un periodo di 6 mesi ed è stato ampliato da 1 a 3 anni di vita del bambino o dall’ingresso in famiglia del minore l’arco temporale di fruizione del congedo parentale;
• i lavoratori iscritti alla Gestione separata possono fruire del congedo parentale anche in misura frazionata a mesi o a giorni, ma non a ore;
• se la fruizione del congedo parentale indennizzato è effettuata dopo il primo e fino al terzo anno di vita (o dall’ingresso in famiglia/Italia) del minore, il trattamento economico è corrisposto solamente a condizione che risultino accreditate almeno 3 mensilità con contribuzione maggiorata nei 12 mesi precedenti l’inizio del periodo indennizzabile di congedo parentale richiesto.

SCONTO EDILI PER L’ANNO 2018 – LE ISTRUZIONI INPS
Con decreto dei Ministeri del lavoro e dell’economia del 4 ottobre 2018 è stata confermata per l’anno 2018, nella misura delL’11,50%, la riduzione contributiva a favore delle imprese edili (D.L. 244/1995).
L’Inps, con circolare n. 118 del 13 dicembre 2018, ha riepilogato la normativa che regola la riduzione contributiva per le imprese edili e ha fornito le indicazioni operative per il godimento della riduzione contributiva.
I datori di lavoro, classificati nel settore industria con i codici statistici contributivi da 11301 a 11305 e nel settore artigianato con i codici statistici contributivi da 41301 a 41305, nonché caratterizzati dai codici Ateco 2007 da 412000 a 439909, hanno quindi diritto a tale agevolazione contributiva per i periodi di paga da gennaio a dicembre 2018.
Il beneficio consiste in una riduzione dell’11,50% sui contributi dovuti per le assicurazioni sociali diverse da quella pensionistica; si applica ai soli operai occupati 40 ore a settimana, non spettando, quindi, per i lavoratori a tempo parziale. Tale riduzione contributiva non spetta, inoltre, per quei lavoratori per i quali sono previste specifiche agevolazioni contributive ad altro titolo (ad esempio sgravio biennale).
Vi sono da rispettare delle specifiche condizioni per l’accesso al beneficio:
• regolarità contributiva (Durc regolare);
• rispetto delle condizioni previste dal Ccnl applicato e di eventuali contratti di secondo livello (territoriali o aziendali);
• rispetto di quanto previsto in materia di retribuzione imponibile;
• non aver riportato condanne passate in giudicato per la violazione in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro nel quinquennio antecedente alla data di applicazione dell’agevolazione.
Le domande, finalizzate all’applicazione della riduzione contributiva relativamente all’anno 2018, devono essere inviate esclusivamente in via telematica avvalendosi del modulo “Rid-Edil”, disponibile all’interno del cassetto previdenziale aziende del sito dell’Istituto, nella sezione “comunicazioni on-line”, funzionalità “invio nuova comunicazione”. In caso di esito positivo al controllo, al fine di consentire il godimento del beneficio, sarà attribuito alla posizione contributiva interessata il codice di autorizzazione 7N, per il periodo da dicembre 2018 a febbraio 2019. Tale esito sarà visualizzabile all’interno del proprio cassetto previdenziale aziendale. In ogni caso lo sgravio si riferirà al periodo che va da gennaio a dicembre 2018.
Le aziende che saranno autorizzate potranno esporre lo sgravio nel flusso UniEmens con le seguenti modalità: il beneficio corrente dovrà essere esposto con il codice causale L206 nell’elemento di ; per il recupero degli arretrati dovrà essere utilizzato il codice causale L207, nell’elemento di .
Si evidenzia che il beneficio potrà essere fruito, avvalendosi delle denunce contributive UniEmens con competenza fino al mese di febbraio 2019.
I datori di lavoro potranno inviare le domande per l’applicazione della riduzione contributiva relativa al 2018 fino al 15 marzo 2019.

IL NUOVO MODELLO OT24/2019
Come noto, l’articolo 24, D.M. 12 dicembre 2000, prevede che, trascorsi i primi 2 anni dalla data d’inizio dell’attività, valutando gli interventi effettuati per il miglioramento delle condizioni di sicurezza e di igiene nei luoghi di lavoro, l’Inail possa applicare una riduzione del tasso medio di tariffa in misura fissa, in relazione al numero dei lavoratori-anno del periodo, ove il datore di lavoro risulti in regola sia con le disposizioni in materia di prevenzione infortuni e di igiene del lavoro che con gli adempimenti contributivi e assicurativi. Il datore di lavoro, per ottenere il riconoscimento di tale riduzione, deve presentare specifica istanza a mezzo del modello OT24.
Perché sia attuabile tale riduzione è necessario che il datore di lavoro, nell’anno precedente a quello di presentazione dell’istanza, abbia attuato interventi migliorativi in materia di igiene, salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, ulteriori rispetto alle prescrizioni della normativa vigente.

Anche per l’anno 2019 il modello OT24 dovrà essere presentato, in via telematica, entro il 28 febbraio, mentre la riduzione che ne deriverà sarà fruibile solo in sede di regolazione del premio.

Il modello OT24/2019, così come il modello dello scorso anno, riporta gli interventi articolati nelle seguenti 5 sezioni:
• A Interventi di carattere generale;
• B Interventi di carattere generale ispirati alla responsabilità sociale;
• C Interventi trasversali;
• D Interventi settoriali generali;
• E Interventi settoriali.
Si ricorda che tali interventi sono classificati in funzione della loro applicabilità all’intera azienda, ovvero a singole posizioni assicurative territoriali dell’azienda medesima. In particolare, deve essere evidenziato che gli interventi trasversali generali (TG) e gli interventi settoriali generali (SG), presenti nelle sezioni A e B e D del modello, si riflettono sull’azienda nel suo complesso e devono essere realizzati su tutte le posizioni assicurative del cliente.
In breve, si indicano alcune novità: nelle sezioni A e B sono stati aggregati gli interventi A1 e A2, introducendo l’intervento trasversale generale A5; nella sezione E sono stati inseriti 4 nuovi interventi settoriali – E19, E20, E21 e E22.
Dopo la scadenza del 28 febbraio 2019, inizieranno i controlli da parte delle sedi Inail: un procedimento amministrativo/tecnico molto articolato, composto di varie fasi, che si concluderà non oltre 120 giorni.
La richiesta sarà, infatti, sottoposta a una verifica sia amministrativa che tecnica, al fine di valutarne la correttezza formale e l’effettiva attuazione dei provvedimenti in tema di sicurezza e igiene sui luoghi di lavoro.
Si ricorda, infine, che per poter accedere all’agevolazione i datori di lavoro devono aver presentato all’ITL un’autocertificazione dell’inesistenza di provvedimenti, amministrativi o giurisdizionali, definitivi per gli illeciti penali o amministrativi.

GARANTE PRIVACY – PROTEZIONE DATI SINDACALI
Con la newsletter n. 447 del 7 dicembre 2018, il Garante della privacy ha evidenziato una possibile criticità attinente alla gestione dei dati riguardanti le comunicazioni relative al sindacato di appartenenza dei lavoratori.
Si deve tenere conto del fatto che tali informazioni rientrano a pieno titolo nella categoria dei c.d. dati sensibili, rispetto ai quali l’attuale normativa riconosce particolari forme di tutela. Il datore di lavoro, infatti, può lecitamente trattare tali dati, agendo sulla base delle vigenti disposizioni di legge, al fine di adempiere agli obblighi derivanti dal rapporto di lavoro. Si ricorda, quale semplice esempio, l’effettuazione del versamento delle quote di iscrizione ad associazioni o organizzazioni sindacali su delega e per conto del dipendente.
Il caso trattato dal Garante ha riguardato, nello specifico, la comunicazione da parte del datore, a un’organizzazione sindacale, della nuova sigla alla quale ha aderito un suo ex iscritto.
Al fine di operare nel modo corretto, l’azienda avrebbe dovuto limitarsi a comunicare la sola scelta del lavoratore di non aderire più all’originaria sigla di appartenenza, omettendo di fornire l’indicazione circa la nuova scelta operata. In questo modo, pertanto, è stata operata una “una illecita comunicazione di dati personali sensibili”.
Si ricorda, infine, che ogni dato ritenuto dalla normativa come “sensibile” deve essere gestito con la dovuta attenzione, proteggendo la riservatezza dei soggetti coinvolti. Si tratta, in sintesi, dei dati che rivelano l’origine razziale o etnica, le convinzioni religiose, filosofiche o di altro genere, le opinioni politiche, l’adesione a partiti, sindacati, associazioni o organizzazioni a carattere religioso, filosofico, politico o sindacale, lo stato di salute e la vita sessuale.

CREDITO D’IMPOSTA PER LA FORMAZIONE 4.0
Con notizia sul proprio sito del 6 dicembre 2018, il Ministero del lavoro ha fornito indicazioni per il deposito telematico dei contratti collettivi di secondo livello, aziendali o territoriali, al fine di accedere al credito d’imposta per la formazione 4.0.
La misura, prevista per l’anno 2018, si inserisce nel più ampio “Piano Nazionale Impresa 4.0”, supportando le aziende che investono nel proprio capitale umano. Le attività formative realizzate devono essere pattuite in contratti aziendali o territoriali. Il decreto attuativo (D.M. 4 maggio 2018) prevede che tali accordi vadano depositati secondo il disposto dell’articolo 14, D.Lgs. 151/2015.
Con la circolare n. 412088/2018, il Ministero dello sviluppo economico ha fornito alcuni chiarimenti sulle principali questioni di diretta competenza.

La misura
Introdotta dalla Legge di Bilancio 2018, ne possono beneficiare imprese residenti in Italia o all’estero, ma con stabili organizzazioni sul territorio italiano, gli enti non commerciali residenti che svolgono attività commerciali rilevanti ai fini del reddito d’impresa.
L’agevolazione può arrivare fino a 300.000 euro per ogni beneficiario ed è pari al 40% delle spese sostenute nel 2018 per il personale dipendente impegnato nelle attività di formazione relative alle “tecnologie abilitanti” – limitatamente al costo aziendale riferito alle ore o alle giornate di formazione – e pattuite attraverso contratti collettivi aziendali o territoriali. Sono ammissibili anche le spese per il personale impegnato come tutor o docente, nel limite del 30% della retribuzione complessiva annua spettante al dipendente. Sono ammissibili sia le attività formative la cui organizzazione e realizzazione sia appaltata dall’impresa a soggetti (qualificati) esterni, sia le attività formative organizzate internamente all’impresa.
La fruizione è automatica e avviene tramite compensazione, presentando online il modello F24 all’Agenzia delle entrate.
L’agevolazione è stata introdotta per il solo periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2017 e si configura come un regime di aiuti alla formazione, in esenzione da notifica, in quanto concesso nei limiti e alle condizioni previste per tale categoria di aiuti dal Regolamento (UE) 651/2014 e, in particolare, nel rispetto di quanto specificamente stabilito dall’articolo 31 dello stesso Regolamento.
Diversamente da analoghi incentivi in materia, l’agevolazione non presuppone che ci sia necessariamente un incremento da parte dell’impresa degli investimenti in attività di formazione in sé considerate, rispetto al volume di spese sostenute in precedenza, avendo come obiettivo specifico ed essenziale quello di accrescere le c.d. “competenze 4.0” delle persone (dipendenti) partecipanti al processo aziendale di creazione del valore, in tutte le sue fasi e in tutti i settori produttivi.
L’applicazione del credito d’imposta è stata sottoposta a due specifiche condizioni:
• da un lato, la disciplina richiede che l’impresa assuma espressamente l’impegno a investire nella “formazione 4.0” dei dipendenti esplicitandolo nel contratto collettivo aziendale o territoriale e depositando tale contratto, in via telematica, presso l’ITL competente, ai sensi dell’articolo 14, D.Lgs. 151/2015;
• dall’altro, viene richiesto all’impresa anche di autocertificare i risultati prodotti dall’investimento in attività formative ammissibili al credito d’imposta, attraverso il rilascio ai dipendenti di una dichiarazione sottoscritta dal legale rappresentante, che, oltre all’effettiva partecipazione degli stessi alle attività formative, dia evidenza dell’apprendimento o del consolidamento delle conoscenze e delle “competenze 4.0” e dei relativi ambiti aziendali di applicazione.

Questioni operative
Lo svolgimento delle attività formative deve essere previsto in contratti sottoscritti – o anche semplicemente integrati in relazione a tali attività – a partire dal 1° gennaio 2018.
Il deposito dei contratti può essere effettuato utilizzando la modalità telematica messa a disposizione nella sezione “Servizi” del sito internet istituzionale del Ministero del lavoro, anche successivamente allo svolgimento delle attività formative, ma comunque entro la data del 31 dicembre 2018. I contratti saranno resi disponibili alle sedi dell’INL territorialmente competenti.
È demandata ai contratti collettivi aziendali o territoriali l’espressa previsione dei contenuti delle attività formative, con particolare riferimento all’impegno a effettuare investimenti in tali attività. Tale previsione potrà essere successivamente integrata al fine di specificare le modalità di realizzazione delle attività formative. Le parti potranno individuare liberamente lo schema di accordo da utilizzare, a condizione che dallo stesso risulti in maniera espressa la comune volontà in merito alle attività concordate e alla loro programmazione.
Devono considerarsi in via di principio ammissibili anche le attività svolte attraverso corsi e lezioni on line. Tuttavia, tale modalità di svolgimento delle attività formative pone particolari problemi applicativi e conseguenti oneri da rispettare per l’impresa ai fini del soddisfacimento del requisito generale riguardante il controllo dell’effettiva partecipazione (presenza) del personale dipendente alle attività medesime.
Per quanto concerne le attività di formazione svolte a beneficio di dipendenti appartenenti a imprese diverse dello stesso gruppo, fermi restando gli altri obblighi e le altre condizioni necessarie per la fruizione del beneficio, sono consentite modalità semplificative per la redazione della documentazione richiesta. In particolare, è possibile che la relazione prevista dal decreto attuativo possa essere redatta con riferimento a un unico progetto formativo che indichi gli obiettivi comuni perseguiti nell’ambito del gruppo; inoltre, è possibile anche predisporre un unico registro didattico nel quale, accanto alle altre informazioni richieste per il monitoraggio della partecipazione alle attività formative, sia indicata per ciascun partecipante anche la società di appartenenza.
Il beneficio è cumulabile con altre misure di aiuto aventi a oggetto le stesse spese ammissibili, nel rispetto delle intensità massime di aiuto previste dal Regolamento (UE) 651/2014. A tal proposito, il Mise ha ricordato che gli aiuti di Stato con costi ammissibili identificabili (come nel caso del credito d’imposta in questione) possono essere cumulati senza limitazioni con altri aiuti di Stato che riguardino costi ammissibili diversi, a condizione che tale cumulo non determini il superamento dell’intensità di aiuto o dell’importo di aiuto più elevati applicabili in base al Regolamento 651/2014. Analoghe regole sono applicabili anche nel caso di concorso con incentivi disciplinati dal Regolamento (UE) 1407/2013 concernente il c.d. regime de minimis. In applicazione di tali regole generali, deve ritenersi, ad esempio, che il credito d’imposta in esame sia cumulabile senza limitazioni con i contributi ricevuti dall’impresa per i Piani formativi finanziati dai Fondi interprofessionali che escludono dai costi ammissibili i costi del personale discente partecipante alle attività di formazione. Nel caso in cui, invece, l’aiuto alla formazione concorrente con il credito d’imposta in esame abbia a oggetto anche i costi del personale impegnato nelle attività di formazione, l’impresa dovrà verificare che il cumulo dei 2 incentivi non superi l’intensità massima prevista dallo stesso regolamento per gli aiuti alla formazione (50% di tutti i costi ammissibili nella generalità dei casi).
Si ricorda che qualora il credito d’imposta “formazione 4.0” interessi personale dipendente in relazione al quale l’impresa benefici anche di altri aiuti concessi per finalità diverse – come, ad esempio, nel caso di un aiuto concesso per l’assunzione di un lavoratore svantaggiato che sia impegnato anche nelle attività di “formazione 4.0” – il calcolo del beneficio spettante deve essere effettuato assumendo la retribuzione lorda maturata in relazione alle ore o alle giornate di formazione, al netto della quota di retribuzione coperta dall’aiuto all’assunzione.

Lo studio rimane a disposizione per eventuali ulteriori chiarimenti.
Distinti saluti

Consulenti Associati – La Segreteria

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