CIRCOLARE LAVORO DICEMBRE 2015

 

Jobs Act: il punto sulle collaborazioni coordinate e continuative e le collaborazioni con titolari di Partita IVA

 

Il D.Lgs n. 81/2015 introduce, a partire dal 25 giugno 2015, alcune importanti novità, tra cui quelle relative alle collaborazioni coordinate e continuative a progetto e alle partite IVA. La norma, di fatto, va ad abrogare alcuni articoli del D.Lgs. n. 276/2003 ( c.d. “Legge Biagi”) , in particolare nella parte dedicata al c.d. "contratto di collaborazione coordinata e continuativa a progetto", e introduce alcuni elementi caratterizzanti e distintivi ai fini della presunzione di lavoro subordinato sia in ambito di collaborazioni che di lavoro autonomo con partita IVA.

 

IL QUADRO NORMATIVO E LE NOVITÀ

La c.d. “Legge Biagi” D. Lgs. n. 276/2003, poi  modificata dalla c.d. “Legge Fornero” n. 92/2012, prevedeva la possibilità di stipulare contratti di collaborazione coordinata e continuativa secondo determinate parametri. I contratti di collaborazione dovevano essere collegati solo ed esclusivamente a uno specifico progetto, dettagliato in ogni minimo punto e determinato nella durata; non si poteva collegare il progetto all’ordinaria attività aziendale, né le mansioni affidate al collaboratore potevano essere ripetitive o di mera esecuzione, il tutto al fine di impedire l’elusione delle norme inerenti il lavoro subordinato.

Il  D.Lgs. n. 81/2015, approvato il 15 giugno 2015, in merito ai contratti di collaborazione coordinata e continuativa stabilisce che a partire dall’entrata in vigore del decreto (25 giugno 2015) non potranno essere attivati nuovi contratti di collaborazione “a progetto” (salvo le residue ipotesi previste dall’art. 2).

Infatti nel D.Lgs. si procede all’abrogazione degli articoli da 61  a 69 bis del D.Lgs. n. 276/2003, e pertanto dal 25 giugno 2015 non possono essere più attivate:

- le collaborazioni coordinate e continuative a progetto;

- le c.d. mini co.co.co., che in base al D.Lgs. n. 276/2003 si hanno in presenza di quelle prestazioni occasionali di durata complessiva non superiore a 30 giorni nel corso dell'anno solare ovvero, nell’ambito dei servizi di cura e assistenza alla persona, rapporti di durata non superiore a 240 ore, con lo stesso committente, salvo che il compenso complessivamente percepito nel medesimo anno solare sia superiore a 5 mila euro;

- le collaborazioni coordinate e continuative svolte dai percettori di pensione di vecchiaia;

- le presunzioni di collaborazione coordinata e continuativa (introdotte con finalità antielusive dalla legge n. 92/2012) per i titolari di partita IVA  che svolgono la prestazione secondo modalità determinate che le rendono riconducibili a tali forma contrattuale. Riguardo quest’ultimo punto è opportuno precisare che secondo il D.Lgs. n. 92/2012 si “trasformavano” automaticamente in co.co.co. tutti i rapporti con partita Iva che rientravano nei seguenti parametri:  collaborazioni di durata superiore a 8 mesi nell'anno solare, regime di monocommittenza con ricavi pari o superiore all’

80% del reddito complessivo del titolare di partita iva, presenza di una postazione fissa all'interno dell'azienda, utilizzo di strumenti di lavoro di proprietà del committente ecc…

Con l’entrata in vigore del D.Lgs. n. 81/2015 tali previsioni sono abrogate, ed esso fa invece riferimento all’applicazione della disciplina del lavoro subordinato quando ricorrano determinati caratteri propri della prestazione.

Il D.Lgs prevede inoltre che a far data dal 1° gennaio 2016, si applicherà la disciplina del rapporto di lavoro subordinato anche ai rapporti di collaborazione che si caratterizzino per prestazioni di lavoro esclusivamente personali, continuative, di contenuto ripetitivo e le cui modalità di esecuzione siano organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro.

 

LE COLLABORAZIONI COORDINATE E CONTINUATIVE A PROGETTO “SALVATE” DAL D.LGS. N. 81/2015  

L'art. 2, D.Lgs. n. 81/2015, fa espressamente “salve” dalla riforma le seguenti collaborazioni coordinate e continuative a progetto:

a) le collaborazioni normate dai CCNL in ragione delle particolari esigenze produttive e organizzative del relativo settore (con specifica definizione del trattamento economico e normativo da applicare ai collaboratori);

b) le collaborazioni prestate nell’esercizio di professioni intellettuali per le quali è necessaria l’iscrizione negli appositi albi professionali;

c) le attività prestate nell’esercizio della loro funzione dai componenti degli organi di amministrazione e controllo delle società e dai partecipanti a collegi e commissioni;

d) le prestazioni di lavoro rese a fini istituzionali in favore delle associazioni e società sportive dilettantistiche affiliate alle federazioni sportive nazionali, alle discipline sportive associate e agli enti di promozione sportiva riconosciuti dal CONI (ex art. 90, legge n. 289/2002).

In tale ambito, per necessità qualificate e temporanee, si continueranno a utilizzare le tipologie contrattuali ”flessibili” previste dall'art. 7, comma 6, D.Lgs. n. 165/2001.

 

LE COLLABORAZIONI EX ART. 409 C.P.C.

Se le collaborazioni c.d. “a progetto” scompaiono praticamente, salvo le eccezioni già viste, dalle forme contrattuali attivabili, vi è però un ritorno al passato  con l’abrogazione degli art. da 61  a 69- bis , D.Lgs. 276/2003, . L’ art. 52  al secondo comma recita che “resta salvo quanto disposto dall’ art. 409 c.p.c”; ne consegue che, saranno comunque attivabili «rapporti di collaborazione che si concretino in una prestazione di opera continuativa e coordinata, prevalentemente personale, anche se non a carattere subordinato»

Restano pertanto possibili quei rapporti riconducibili alla c.d. “parasubordinazione” , mediante lo svolgimento di una prestazione continuativa, coordinata e prevalentemente personale che, alla luce della previsione contenuta nel comma 2 dell’art. 1, non debbono però essere caratterizzati da etero - organizzazione, e quindi avere i caratteri dell’autonomia del collaboratore, anche in riferimento ai tempi e al luogo di lavoro. Tali contratti pertanto, nella loro formalizzazione, non dovranno essere riconducibili ad un progetto  e  non  sarà  necessaria l’apposizione di un termine.

 

LA PRESUNZIONE DI LAVORO SUBORDINATO DAL 1° GENNAIO 2016

Se all’art. 1, D.Lgs. n. 81/2015, si stabilisce che il contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato costituisce la forma comune di rapporto di lavoro, all’art. 2 dello stesso D.Lgs. si afferma che dal prossimo 1° gennaio 2016 si applicherà la disciplina del lavoro subordinato anche ai rapporti di collaborazione che, risultando carenti di autonomia operativa, si caratterizzino per “prestazioni di lavoro esclusivamente personali, continuative e le cui modalità di esecuzione sono organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro”.

Sono pertanto stabiliti degli indicatori che saranno distintivi per l’applicazione della disciplina del lavoro subordinato:

a) prestazione svolta in modo esclusivamente personale: resa, quindi, dal collaboratore senza una minima organizzazione e/o senza avvalersi dell’apporto, sia pur minimo, di altri;

b) prestazione svolta in modo continuativo: quando, ad esempio, la prestazione abbia durata nel tempo e comporti un impegno costante e abbastanza lungo del prestatore a favore del committente;

c) svolgimento della prestazione in modalità etero-organizzate dal committente: se il collaboratore dovesse risultare inserito nell’organizzazione del committente, e non decidere in autonomia modi, tempi e luoghi di lavoro per l’espletamento della prestazione, essa sarebbe ricondotta nell’ambito del lavoro subordinato.

Ne deriva che quelle collaborazioni che dovessero avere caratteristiche coincidenti complessivamente con gli indicatori sopra enunciati, esse dovranno far riferimento all’art. 2094, c.c., per quanto attiene alla disciplina applicabile, con tutti gli istituti normativi, retributivi e contributivi che da essa discendono.

In pratica, il D.Lgs. n. 81/2015, prevede l’applicazione della disciplina del lavoro subordinato a quelle collaborazioni che abbiano contemporaneamente le tre le caratteristiche sopra enunciate.

È importante osservare che, rispettando nella forma e nella sostanza i suddetti indicatori, le collaborazioni coordinate e continuative potranno essere in futuro ancora legittimamente svolte senza uno specifico risultato e/o progetto e, volendo, senza limiti di durata.

Con riguardo alla prestazione etero-organizzata dal committente, è opportuno però precisare anche che appare caratteristica importante anche alla luce dell’orientamento della giurisprudenza: tempi e luogo di lavoro sono elementi sostanzialmente distintivi della prestazione di lavoro subordinato. Sia l’etero-direzione, sia l’etero-organizzazione da parte del committente, saranno punti importanti su cui potranno “insistere” gli organi di vigilanza in caso di collaborazioni.

La disciplina prevista dall’articolo 2, comma 1, D.Lgs. n. 81/2015 potrà essere oggetto di eccezione anche nell’ambito delle procedure di certificazione dei contratti di lavoro previste dall’articolo 76, D.Lgs. n. 276/2003 (articolo 2, comma 3): le parti potranno richiedere, alle commissioni di cui all’art. 76, D.Lgs. n. 276/2003, la certificazione dell’assenza nel contratto dei requisiti relativi all’esclusività personale, della continuità e della etero organizzazione da parte del committente. Il contratto certificato, infatti, acquista piena forza di legge e dispiega i propri effetti verso i terzi fino al momento in cui sia stato accolto, con sentenza di merito, uno dei ricorsi giurisdizionali esperibili (art. 5, lett. a), legge n. 30/2003; art. 79, D.Lgs. n. 276/2003).

 

SGRAVI IN CASO DI STABILIZZAZIONE E/O CONVERSIONE DEI CONTRATTI IN CORSO E POSSIBILE SANATORIA DEGLI ILLECITI

Sono previsti alcuni vantaggi per i datori di lavoro in caso di stabilizzazione o conversione di contratti di collaborazione o lavoro autonomo in contratti di subordinato. L’ art. 54 , D.Lgs. n. 81/2015 prevede che dal 1° gennaio 2016, i datori di lavoro privati che assumono con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato i co.co.co. o co.co.pro. ovvero titolari di partita IVA, potranno estinguere contemporaneamente gli illeciti amministrativi, contributivi e fiscali connessi all'erronea qualificazione del pregresso rapporto di lavoro, a patto che siano rispettate due condizioni:

a) i lavoratori devono sottoscrivere atti di conciliazione in "sede protetta" (DPL, commissione provinciale di concilazione, sede sindacale, ordine consulenti del lavoro ecc...)

b) il datore di lavoro non potrà licenziare il lavoratore nei 12 mesi successivi (ad eccezione dei casi per giusta causa).

Tenuto conto di quanto sopra, è interessante ora comprendere se, nel caso in cui a decorrere dal 1 gennaio 2016 vengano sottoscritti accordi di stabilizzazione di precedenti contratti di collaborazione, questi ultimi possano beneficiare ANCHE dell'esonero contributivo INPS, così come disciplinato dalla l. n. 190/2014.

Occorre innanzitutto precisare che gli accordi di stabilizzazione non potranno avere luogo se non per contratti stipulati e conclusi entro il 31 dicembre 2015. La normativa di cui al d.lgs 81/2015 comporta, quale effetto consequenziale alla stabilizzazione, l'assunzione dell'ex collaboratore con un contratti di lavoro subordinato a tempo indeterminato a decorrere dal 1 gennaio 2016.

Pertanto i datori di lavoro che provvedessero ad assumere a tempo indeterminato dal 1 gennaio 2016 soggetti con i quali, precedentemente, si siano instaurati contratti di collaborazione anche a progetto, potranno eventualmente attingere ad un possibile esonero contributivo in base alla disciplina prevista peri il 2016.

Attenzione : eventuali assunzioni a tempo indeterminato effettuate invece entro il 31 dicembre 2015 potrebbero beneficiare dell'esonero contributivo triennale ai sensi della L. 190/2014, ma senza beneficiare della "sanatoria" sopra esposta.

 

SCHEMA DI SINTESI DELLE NOVITÀ

Tipologie contrattuali abrogate

1) Contratti di collaborazioni a progetto;

2) le co.co.co. effettuate dai percettori di pensione di vecchiaia;

3) le c.d. "mini co.co.co.";

4) Co.co.co. rese in via esclusivamente personale, continuativamente ed etero-organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro; --> dal 1° gennaio 2016 Si applicherà la disciplina del lavoro subordinato

Periodo transitorio

Le collaborazioni a progetto in corso alla data del 25 giugno 2015 sono fatte salve fino alla loro cessazione.

Collaborazioni ancora attivabili

a) le collaborazioni espressamente disciplinate dai CCNL;

b) le collaborazioni per le quali è richiesta l’iscrizione ad albi professionali;

c) le attività rese da amministratori e sindaci di società e da partecipanti a collegi e commissioni;

d) i rapporti istituzionali nelle associazioni e società sportive dilettantistiche;

e) le co.co.co. per le quali sia stata certificata l’assenza, riguardo alla prestazione, dello svolgimento esclusivamente personale, in modo continuativo ed etero-organizzate dal committente.

f) prestazioni, ex art. 409  c.p.c., che si concretino nello svolgimento di un'opera o di un servizio coordinato e continuativo, svolte in maniera «prevalentemente» personale e autonomamente organizzata dal collaboratore.

 

 

ULTIMO AGGIORNAMENTO

 

Il Ministero del Lavoro, con risposta a interpello n.27 del 15 dicembre, ha chiarito la corretta interpretazione dell’art.2, co.2, lett.a), D.Lgs. n.81/15, che prevede l'applicazione, dal 1° gennaio 2016, della disciplina del rapporto di lavoro subordinato anche ai rapporti di collaborazione che si concretano in prestazioni di lavoro esclusivamente personali, continuative e le cui modalità di esecuzione siano organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro, ad eccezione degli accordi collettivi nazionali stipulati da associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale che prevedono discipline specifiche riguardanti il trattamento economico e normativo, in ragione delle particolari esigenze produttive e organizzative del relativo settore.

Il Ministero ritiene che l’esclusione di cui all’art.2, co.2, D.Lgs. n.81/15, operi in relazione alle sole collaborazioni che trovano puntuale disciplina in accordi sottoscritti da associazioni sindacali in possesso del maggior grado di rappresentatività, determinata all’esito della valutazione comparativa dei seguenti indici: numero complessivo dei lavoratori occupati; numero complessivo delle imprese associate; diffusione territoriale (numero di sedi presenti sul territorio e ambiti settoriali); numero dei contratti collettivi nazionali sottoscritti.

 

Pertanto, l’eventuale applicazione di un diverso contratto collettivo non impedirà l’applicazione dell’art.2 citato, cosicché, a partire dal 2016, ai rapporti di collaborazione “che si concretano in prestazioni di lavoro esclusivamente personali, continuative e le cui modalità di esecuzione sono organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro” – ancorché disciplinati da un contratto collettivo (evidentemente privo dei requisiti in questione) – si applicherà la disciplina del rapporto di lavoro subordinato.

 

Lo Studio rimane a disposizione per ogni ulteriore chiarimento.

 

 

 

 

Distinti saluti                                                                                    Consulenti Associati – Settore consulenza

I commenti sono chiusi