CIRCOLARE FISCALE OTTOBRE 2017

 

OGGETTO:

 

           1.DECRETO FISCALE PUBBLICATO IN GAZZETTA

  1. I BONUS IN VIGORE PER GLI INTERVENTI SULLE SINGOLE UNITÀ IMMOBILIARI
  2. SPLIT PAYMENT
  3. MODIFICHE AGLI INTRASTAT
  4. LE NORME CHE REGOLANO I BUONI PASTO
  5. OMESSA/TARDIVA PROROGA CONTRATTO DI LOCAZIONE CON CEDOLARE SECCA
  6. CONTROLLO DELLE LIQUIDAZIONI IVA DEL PRIMO TRIMESTRE 2017 - INVIO DI “AVVISI BONARI”
  7. APPROVAZIONE DEGLI INDICI DI AFFIDABILITÀ FISCALE
  8. OBBLIGO DI ACCETTARE PAGAMENTI ELETTRONICI - REGIME SANZIONATORIO

 

1. DECRETO FISCALE PUBBLICATO IN GAZZETTA.

È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il testo del decreto legge 16 ottobre 2017 n.  148 recante “Disposizioni urgenti in materia finanziaria e per esigente indifferibili”, in vigore già dalla stessa data.
Fra le novità si segnalano:

la parziale sterilizzazione dell’incremento delle aliquote IVA per l’anno 2018;

ridefinito l’ambito di applicazione del meccanismo dello “split payment” coinvolgendo tutte le società controllate dalla Pubblica Amministrazione, preannunciando l’emanazione di Decreti attuativi;

previsione che l’aliquota IVA del 10% sia incrementata dell’1,14% (anziché dell’1,5%) dal 1° gennaio 2018 e di un ulteriore 0,86% (anziché di un ulteriore 0,5%) a decorrere dal 1° gennaio 2019.

Nessuna previsione che a partire dal 2018 l’aliquota IVA ordinaria si incrementi dal 22% al 25% che dovrebbe essere completamente neutralizzato con le misure che saranno adottate con la legge di bilancio, come da comunicato stampa del consiglio dei Ministri del 13.10.2017.

 

 2. I BONUS IN VIGORE PER GLI INTERVENTI SULLE SINGOLE UNITÀ IMMOBILIARI

A seguito della pubblicazione sul sito dell’Agenzia delle entrate della Guida aggiornata al 22 settembre 2017 sulle agevolazioni fiscali per le ristrutturazioni edilizie e della Guida aggiornata al 12 settembre 2017 sulle agevolazioni fiscali per il risparmio energetico, si ritiene utile fornire alla gentile Clientela un quadro di insieme delle detrazioni fruibili per le spese sostenute dal 1° gennaio 2017 su singole unità immobiliari per:

  • manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia;
  • riqualificazione energetica;
  • acquisto di mobili o grandi elettrodomestici;
  • riduzione del rischio sismico.

Si tenga in primo luogo presente che il cumulo tra le diverse agevolazioni è possibile per spese differenti tra di loro e riportate dunque in diversi documenti di spesa. Pertanto, se gli interventi realizzati rientrano sia nelle agevolazioni previste per il risparmio energetico sia in quelle previste per le ristrutturazioni edilizie si può fruire per le medesime spese soltanto dell’uno o dell’altro beneficio fiscale, rispettando gli adempimenti previsti per l’agevolazione prescelta.

Per quanto concerne, invece, la possibilità di cumulare le detrazioni per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio e di riqualificazione energetica degli edifici con altre agevolazioni territoriali (comunali, regionali, etc.), sono ammesse alla detrazione solo le spese sostenute ed effettivamente rimaste a carico, non potendo considerarsi tali quelle coperte da contributi erogati da altri enti. Pertanto, qualora anche le disposizioni che disciplinano il contributo non prevedano specifiche regole di incompatibilità con altri incentivi (tra cui le detrazioni fiscali in questione), le spese sostenute per gli interventi agevolati potranno fruire del contributo e, altresì, per la parte di spesa non coperta da quest’ultimo, della detrazione fiscale.

Si riepilogano, di seguito, in forma di rappresentazione schematica, le principali caratteristiche dei “bonus” fruibili in taluni casi dalle sole persone fisiche e in altri anche dalle imprese, in relazione agli interventi effettuati sulle singole unità immobiliari.

 

Tipologia di intervento Agevolazione Note Modalità di sostenimento della spesa
Manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia Detrazione Irpef del 50% in 10 rate annuali di pari importo con soglia massima di spesa di 96.000 euro L’agevolazione fiscale può essere usufruita per interventi realizzati su tutti gli immobili di tipo residenziale. Rientrano tra gli interventi agevolabili anche la realizzazione di autorimesse, l’eliminazione di barriere architettoniche, la prevenzione del rischio di atti illeciti, la cablatura e la riduzione dell’inquinamento acustico, l’installazione di impianti basati sull’impiego delle fonti rinnovabili di energia, l’adozione di misure antisismiche, la bonifica dell’amianto e la prevenzione di infortuni domestici Pagamenti con bonifico bancario/postale “parlante” o bonifico ordinario con la dichiarazione sostitutiva rilasciata dal fornitore.

Termine per sostenere la spesa con la detrazione del 50% è il 31 dicembre 2017

Riqualificazione energetica, interventi sugli involucri, installazione di pannelli solari, sostituzione di impianti di climatizzazione invernale Detrazione Irpef/Ires del 65% in 10 rate annuali di pari importo con le seguenti soglie massime: spesa di 153.846 euro per la riqualificazione energetica, spesa di 92.308 euro per gli interventi sugli involucri e l’installazione di pannelli solari e spesa di 46.154 euro per la sostituzione di impianti di climatizzazione invernale L’agevolazione fiscale può essere usufruita per interventi realizzati su unità immobiliari esistenti, compresi quelli strumentali per esercizio dell’attività d’impresa o di lavoro autonomo. È necessario acquisire l’asseverazione del tecnico abilitato (o dichiarazione del direttore dei lavori), l’attestato di certificazione energetica, la scheda informativa. È necessario trasmettere all’ENEA entro 90 giorni dalla fine dei lavori copia dell’attestato di certificazione energetica e la scheda informativa Per i privati pagamenti con bonifico bancario/postale “parlante” o bonifico ordinario con la dichiarazione sostitutiva rilasciata dal fornitore. Per le imprese modalità di pagamento libera. Termine per sostenere la spesa con la detrazione del 65% è il 31 dicembre 2017
“Bonus arredi”, cioè acquisto di mobili nuovi o grandi elettrodomestici nuovi di classe non inferiore ad A+ (A per i forni) Detrazione Irpef del 50% in 10 rate annuali di pari importo con soglia massima di spesa di 10.000 euro Il principale presupposto per fruire del “Bonus arredi” è la realizzazione di un intervento di recupero edilizio (che dia diritto alla detrazione Irpef del 50%) in data successiva al 1° gennaio 2016 ma comunque in data antecedente a quella di acquisto del mobile o grande elettrodomestico nuovi Pagamento con bonifico, carta di debito o carta di credito. Termine per sostenere la spesa è il 31 dicembre 2017
Interventi finalizzati alla riduzione del rischio sismico Detrazione Irpef/Ires del 50% in 5 rate annuali di pari importo con soglia massima di spesa di 96.000 euro per ciascun anno. Se il rischio sismico è ridotto di 1 classe di rischio, la detrazione diventa del 70%, se è ridotto di 2 classi di rischio la detrazione diventa dell’80% L’agevolazione fiscale può essere usufruita per interventi realizzati su tutti gli immobili di tipo residenziale e su quelli utilizzati per attività produttive, con autorizzazione in data successiva al 1° gennaio 2017.

Si applica agli edifici che si trovano nelle zone sismiche 1, 2 e 3 (si fa riferimento all’ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3274/2003)

Pagamenti con bonifico bancario/postale “parlante” o bonifico ordinario con la dichiarazione sostitutiva rilasciata dal fornitore. Termine per sostenere la spesa è il 31 dicembre 2021

 

 

 

3. SPLIT PAYMENT Ripubblicati per la seconda volta gli elenchi dei soggetti nei cui confronti va applicato lo split payment

Sono stati ripubblicati gli elenchi definitivi delle società controllate da Pubbliche Amministrazioni centrali e locali soggette alla disciplina dello split payment. Alla luce delle ulteriori segnalazioni pervenute successivamente alla pubblicazione del 4 agosto 2017, il Dipartimento delle Finanze ha pubblicato gli elenchi aggiornati delle società controllate di diritto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dai Ministeri e delle società controllate da queste ultime e delle società controllate di diritto dalle regioni, province, città metropolitane, comuni, unioni di comuni e delle società controllate da queste ultime.

 

4. MODIFICHE AGLI INTRASTAT

In data 25 settembre 2017 è stato pubblicato il provvedimento 194409, congiunto tra Agenzia delle Entrate e Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, con il quale sono state apportate alcune semplificazioni alle modalità di comunicazione degli elenchi riepilogativi delle operazioni intracomunitarie (c.d. “Intrastat”).

La Legge di Stabilità 2017 (L. 244/16), modificando l’articolo 50, comma 6, D.L. 331/1993, aveva introdotto alcune misure di semplificazione, finalizzate a:

  • ridurre la platea dei soggetti interessati;
  • ridurre il numero di informazioni richieste.

La concreta attuazione di tali semplificazioni è stata rimandata, appunto, ad uno specifico provvedimento, il quale doveva provvedere all’effettiva individuazione degli alleggerimenti burocratici.

Le semplificazioni

Il provvedimento interviene disponendo quanto segue:

  • abolizione dei modelli INTRA trimestrali relativi agli acquisti di beni e servizi;
  • valenza esclusivamente statistica dei modelli INTRA mensili relativi agli acquisti di beni e servizi;
  • per l’individuazione dei soggetti obbligati a presentare gli elenchi relativi agli acquisti di beni e servizi con periodicità mensile, innalzamento della soglia dell’ammontare delle operazioni da 50.000 euro a 200.000 euro trimestrali per gli acquisti di beni, e da 50.000 euro a 100.000 euro trimestrali per gli acquisti di servizi (punti 1.1 e 2.1. del provvedimento).
  • mantenimento dei modelli INTRA esistenti per le cessioni di beni e di servizi. Per tali operazioni, in particolare, la presentazione con periodicità mensile o trimestrale resta ancorata alla soglia di 50.000 euro prevista dal Decreto 22 febbraio 2010, in conformità alla direttiva 112/2006/CE (art. 263).
  • innalzamento della soglia “statistica” per gli elenchi relativi alle cessioni di beni. In particolare, la compilazione dei dati statistici negli elenchi mensili relativi alle cessioni di beni è opzionale per i soggetti che non superano i 100.000 euro di operazioni trimestrali;
  • semplificazione della compilazione del campo “Codice Servizio”, ove presente, attraverso il ridimensionamento del livello di dettaglio richiesto. In particolare, il passaggio dal CPA a 6 cifre al CPA a 5 cifre comporta una riduzione di circa il 50% dei codici CPA da selezionare. Tale misura sarà successivamente accompagnata dall’introduzione di un “motore di ricerca” e di forme di assistenza più mirata, in ausilio degli operatori.

Nel provvedimento, in particolare, si osserva che:

  • il complesso degli interventi relativi agli Intrastat sugli acquisti di beni e servizi determina una sensibile riduzione del numero dei contribuenti coinvolti dall’obbligo di comunicazione degli elenchi riepilogativi;
  • le informazioni di rilievo statistico correlate agli acquisti intracomunitari di beni e servizi da parte dei soggetti “trimestrali”, per i quali è stato eliminato l’obbligo di presentazione degli Intrastat, sono ricavate dalla comunicazione dati fattura (il cosiddetto “spesometro”, che per il 2017 è semestrale, ma che dal 2018 dovrebbe divenire trimestrale), ai sensi del D.L. 193/16 o del D.Lgs. 127/15.

Restano fermo l’obbligo di invio

  • degli Intrastat “mensili” relativi agli acquisti e alle cessioni di beni e servizi, nonché
  • degli Intrastat “trimestrali” relativi alle cessioni di beni e servizi, con la stessa frequenza e tempestività oggi prevista.

Il nuovo sistema richiede evidentemente che la verifica in ordine al superamento della soglia sia effettuata distintamente per ogni categoria di operazioni. Le soglie operano in ogni caso in maniera indipendente: il superamento della soglia per una singola categoria non incide sulla periodicità relativa alle altre tre categorie di operazioni (ad esempio, se nel corso di un trimestre un soggetto passivo ha realizzato acquisti intracomunitari di beni pari a 300.000 euro e, nel medesimo periodo, ha ricevuto servizi intracomunitari per 10.000 euro, sarà tenuto a presentare mensilmente l’elenco riepilogativo dei soli acquisti intracomunitari di beni, e non quello dei servizi intracomunitari ricevuti).

Decorrenza

le disposizioni del presente provvedimento si applicano agli elenchi riepilogativi con periodo di riferimento decorrente dal 1°gennaio 2018.

Pertanto, gli intrastat relativi al 2017, anche quelli ancora da presentare alla data di pubblicazione del provvedimento, dovranno seguire le regole precedenti.

5. LE NORME CHE REGOLANO I BUONI PASTO

I buoni pasto sono un mezzo di pagamento dal valore predeterminato utilizzabili per acquistare esclusivamente un pasto o prodotti alimentari. Con essi il dipendente può accedere agli esercizi pubblici che avranno stipulato apposito accordo con la società emittente il ticket, che a sua volta avrà concluso un contratto con il datore di lavoro, e acquistare il pasto sostitutivo del servizio mensa aziendale.

Aspetti generali e novità legislative

Al fine di garantire la somministrazione dei pasti ai propri dipendenti, il datore di lavoro può ricorrere a diverse strade tra le quali:

  • il servizio di mensa aziendale (o interaziendale),
  • la fornitura da parte di terzi di pasti pronti,
  • le convenzioni con esercizi pubblici, ovvero
  • il rilascio di buoni pasto.

In relazione ai buoni pasto è stato recentemente pubblicato in G.U. il Decreto MEF n. 122/2017 (entrato in vigore lo scorso 9 settembre 2017), con il quale il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha chiarito in quali esercizi può essere erogato il servizio sostitutivo di mensa attraverso i buoni pasto, le caratteristiche che questi devono presentare ed il contenuto degli accordi tra società emittente i buoni pasto e gli esercizi convenzionati.

Caratteristiche del buono pasto

Per identificare le caratteristiche che il buono pasto deve presentare occorre innanzi tutto distinguere il buono cartaceo da quello elettronico.

Il buono pasto cartaceo deve contenere i seguenti dati:

  • codice fiscale e ragione sociale del datore di lavoro;
  • codice fiscale e ragione sociale della società emittente;
  • valore facciale del buono;
  • termine temporale di utilizzo;
  • spazio riservato all’indicazione di data di utilizzo, firma del titolare, timbro dell’esercizio convenzionato, la seguente dicitura:

“il buono pasto non è cedibile, né cumulabile oltre il limite di otto buoni, né commercializzabile o convertibile in denaro; può essere utilizzato solo se datato e sottoscritto dal titolare”.

Circa il buono pasto elettronico le informazioni richieste sono le medesime di cui sopra con la differenza che esse sono contenute e quindi memorizzate direttamente ed elettronicamente nel buono in fase di rilascio o utilizzo dello stesso.

Esercizi presso i quali è possibile utilizzare i buoni pasto

Con la novellata normativa è stato ampliato lo spettro delle attività nelle quali si rende possibile spendere il buono pasto, in particolare le attività sono le seguenti:

  • somministrazione di alimenti e bevande;
  • mense aziendali e interaziendali;
  • vendita al dettaglio di prodotti alimentari (sia in sede fissa, area pubblica, locali attigui alla produzione);
  • vendita al dettaglio o al consumo di prodotti provenienti dal proprio fondo posta in essere da imprenditori agricoli, coltivatori diretti o società agricole (anche esercenti agriturismo o relativi ad attività ittica).

 

N.B. Il buono pasto – secondo le attuali e recenti disposizioni - è quindi cumulabile, ma solo nel limite di 8 buoni, può essere speso non solo negli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande ma anche per l’acquisto degli alimenti e senza legami con l’esistenza o meno della pausa pranzo.

Accordi

Come già detto, a monte dell’utilizzo del buono pasto sta la sottoscrizione di apposito accordo tra emittente ed utilizzatrice (datore di lavoro).

Gli accordi devono presentare i seguenti elementi:

  • durata del contratto;
  • condizioni economiche;
  • termine di preavviso per disdetta e rinegoziazione;
  • indicazioni in merito alla utilizzabilità del buono pasto, (validità, utilizzo e termini di scadenza);
  • indicazione dello sconto incondizionato riconosciuto dall’esercizio convenzionato alla società emittente;
  • indicazione del termine entro il quale la società emittente deve provvedere a pagare l’esercizio convenzionato ed entro il quale questo può esigere il pagamento delle prestazioni effettuate, (mai inferiore a 6 mesi dalla data di scadenza del buono pasto);
  • indicazione di altri eventuali corrispettivi riconosciuti alla società emittente.

Imposta sul valora aggiunto

In merito all’imposta sul valore aggiunto occorre ricordare che per effetto del contenuto dell’articolo 75, comma 3, L. 413/1991, i buoni pasto sono fatturati dalla società emittente con l’aliquota IVA del 4% quali servizi sostitutivi di mensa aziendale.

Tenuto tuttavia conto delle nuove possibilità di utilizzo di cui si è detto si deve concludere che non può essere determinata a priori una aliquota applicabile ai buoni pasto; ne deriva quindi che, come già accade per i voucher, l’aliquota Iva applicabile risulterà individuabile solo al momento di utilizzo del buono.

 

 

 

 

6. OMESSA/TARDIVA PROROGA CONTRATTO DI LOCAZIONE CON CEDOLARE SECCA

 

In caso di mancata presentazione della comunicazione relativa alla proroga, anche tacita, o alla risoluzione del contratto di locazione per il quale è stata esercitata l'opzione per l'applicazione della cedolare secca è applicabile il ravvedimento operoso. Se la comunicazione della proroga e/o della risoluzione del contratto di locazione in cedolare secca avviene con un ritardo non superiore a 30 giorni, la sanzione base è pari a 50 euro, ridotta in base alle percentuali previste dall’art. 13 del D.Lgs. 472/1997, a seconda di quando viene eseguito il ravvedimento della medesima.

Se, invece, la comunicazione della proroga e/o della risoluzione del contratto di locazione in cedolare secca avviene con un ritardo superiore a 30 giorni, la sanzione base è pari a 100 euro, ridotta in base alle percentuali previste dall’art. 13 del D.lgs. 472/1997, a seconda di quando viene eseguito il ravvedimento della medesima.

Inoltre, la rinuncia all'aumento del canone per l’intera durata del contratto deve essere comunicata al conduttore, tramite raccomandata, prima di esercitare l'opzione per la cedolare secca. Tale comunicazione, integrando il contenuto del contratto, è necessaria solo se la rinuncia all'aumento del canone non sia già stata prevista nel contratto stesso. Nel caso, quindi, di proroga di un contratto che contenga già la rinuncia all’aumento del canone, il locatore non deve inviare alcuna comunicazione in tal senso mediante raccomandata.

 

 

 

 

7. CONTROLLO DELLE LIQUIDAZIONI IVA DEL PRIMO TRIMESTRE 2017 - INVIO DI “AVVISI BONARI” - PRECLUSIONE DEL RAVVEDIMENTO OPEROSO

L’Agenzia delle Entrate sta notificando comunicazioni di irregolarità ex art. 54-bis del DPR 633/72 (c.d. “avvisi bonari”) ai contribuenti per i quali, a seguito di controlli automatici, i risultati delle liquidazioni periodiche IVA relative al primo trimestre 2017, sulla base dei dati inviati entro il 12.6.2017, non coincidono con i versamenti effettuati.

La notifica di tali “avvisi bonari” preclude la possibilità di avvalersi del ravvedimento operoso per regolarizzare i versamenti periodici IVA relativi al primo trimestre 2017.

Introduzione della comunicazione dei dati delle liquidazioni periodiche IVA

L’art. 4 del DL 22.10.2016 n. 193, conv. L. 1.12.2016 n. 225, ha inserito l’art. 21-bis nel DL 31.5.2010 n. 78, conv. L. 30.7.2010 n. 122, introducendo l’obbligo di comunicare in via telematica all’Agenzia delle Entrate, per ogni trimestre, i dati delle liquidazioni periodiche IVA. I dati relativi alle liquidazioni periodiche IVA del primo trimestre 2017 dovevano essere inviati entro il 12.6.2017.

Controllo automatizzato dei dati delle liquidazioni e dei versamenti periodici IVA

L’art. 21-bis co. 5 del DL 78/2010 stabilisce che:

  • l’Agenzia delle Entrate mette a disposizione del contribuente, ovvero del suo intermediario, le risultanze dell’esame dei dati inviati relativi alle liquidazioni periodiche IVA con i versamenti effettuati, ai sensi dell’art. 1 co. 634 - 636 della L. 190/2014, mediante apposite “comunicazioni di irregolarità” (c.d. “lettere di invito alla compliance”);
  • successivamente, l’Agenzia delle Entrate può emettere “avvisi bonari”, ai sensi dell’art. 54-bis del DPR 633/72, per contestare gli omessi o insufficienti versamenti dell’IVA periodica e procedere alla relativa iscrizione a ruolo, a prescindere sia dall’avvenuta presentazione della dichiarazione annuale IVA, sia dal fondato pericolo per la riscossione.

Effettuazione del ravvedimento operoso 

Il ricevimento delle suddette “lettere di invito alla compliance” non preclude la possibilità di avvalersi del ravvedimento operoso per regolarizzare le violazioni commesse, beneficiando della riduzione delle sanzioni:

  • all’1,67% (un nono della sanzione del 15%), se il ravvedimento avviene entro 90 giorni dalla scadenza del versamento;
  • al 3,75% (un ottavo della sanzione del 30%), se il ravvedimento avviene dopo 90 giorni dalla scadenza del versamento ma entro il termine per la presentazione della relativa dichiarazione IVA annuale.

Preclusione del ravvedimento e definizione dell’“avviso bonario”

La notifica dei suddetti “avvisi bonari” costituisce invece una causa ostativa alla possibilità di avvalersi del ravvedimento operoso per regolarizzare le violazioni commesse.

Gli “avvisi bonari” possono essere definiti, ma beneficiando della riduzione delle sanzioni solo ad un terzo, quindi al 10% invece del 30% in relazione agli omessi o insufficienti versamenti.

La sanzione ridotta del 10% è quindi molto più elevata rispetto a quella applicabile per effetto del ravvedimento operoso.

I contribuenti che hanno già ricevuto una “lettera di invito alla compliance” in relazione ai versamenti periodici IVA del primo trimestre 2017, ma non ancora il relativo “avviso bonario”, devono pertanto valutare la possibilità di regolarizzare le violazioni mediante il ravvedimento operoso, prima che venga precluso dal ricevimento dell’“avviso bonario”.

Rateizzazione degli importi da “avviso bonario”

Per beneficiare dalla riduzione delle sanzioni ad un terzo (10% invece del 30%), le somme richieste mediante l’“avviso bonario” devono essere versate in un’unica soluzione entro 30 giorni dal ricevimento della comunicazione.

A differenza del ravvedimento operoso, ai sensi dell’art. 3-bis del DLgs. 462/97, in alternativa al versamento in unica soluzione entro 30 giorni, le somme richieste con l’“avviso bonario”, comprese le sanzioni ridotte al 10%, possono essere rateizzate:

  • fino ad un massimo di 20 rate trimestrali, se il debito è superiore a 5.000,00 euro;
  • ovvero fino ad un massimo di 8 rate trimestrali, se il debito non è superiore a 5.000,00 euro.

In tal caso, solo la prima rata deve essere versata entro 30 giorni dal ricevimento dell’“avviso bonario”.

Pertanto, se non è possibile avvalersi del ravvedimento operoso, si può valutare la possibilità di rateizzare le somme derivanti dall’“avviso bonario”.

Iscrizione a ruolo delle somme non versate

Se le somme richieste con l’“avviso bonario” non vengono versate, neppure in forma rateale, si procede alla loro iscrizione a ruolo con applicazione della sanzione “piena” del 30% e degli oneri di riscossione.

 

8. APPROVAZIONE DEGLI INDICI DI AFFIDABILITÀ FISCALE

Con il provv. Agenzia delle Entrate 22.9.2017 n. 191552, sono state individuate le attività per le quali saranno approvati con decreto ministeriale i primi 70 indici sintetici di affidabilità fiscale (ISA), che sostituiranno i corrispondenti studi di settore e parametri contabili.

Tali indici saranno applicabili a decorrere dal periodo d’imposta 2017 (modelli REDDITI 2018).

Attività coinvolte

Gli ISA che saranno elaborati per ciascun settore economico sono così suddivisi:

  • 29 indici per il settore del commercio (commercio al dettaglio in esercizi non specializzati di computer, periferiche, attrezzature per le telecomunicazioni, elettronica di consumo audio e video, elettrodomestici, articoli sportivi, giochi e commercio all’ingrosso di mobili, ecc.);
  • 17 indici per il comparto dei servizi (carrozzieri e meccanici, parrucchieri e barbieri, riparazione autoveicoli, motocicli e ciclomotori, intermediari immobiliari, ristorazione e villaggi turistici, ecc.);
  • 15 indici per il settore delle manifatture (fabbricazione di articoli da viaggio, borse, fabbricazione, lavorazione e trasformazione del vetro, calzature, prodotti in gomma, ecc.);
  • 9 indici per i professionisti (disegnatori grafici, ingegneri, geometri, amministratori di condomini, fisioterapisti ed esercenti altre attività paramediche, psicologi, studi legali, ecc.).

Approvazione di ulteriori indici

Entro il mese di gennaio 2018, saranno individuate ulteriori attività relativamente alle quali saranno approvati i relativi ISA nel corso del 2018, con la finalità di coinvolgere, a regime, l’intera platea dei soggetti interessati dagli studi di settore.

 

 

 

 

9. OBBLIGO DI ACCETTARE PAGAMENTI ELETTRONICI - REGIME SANZIONATORIO

A breve l’obbligo (anche) per professionisti di accettare pagamenti “elettronici” – con implicita necessità di munirsi di un POS, acronimo di Point Of Sale, che sta ad indicare lo strumento attraverso il quale è possibile effettuare pagamenti tramite carte di debito o di credito – potrebbe trovare una specifica sanzione. Sulla materia è intervenuta recentemente la legge di stabilità 2016 (art. 1 comma 900 della L. 208/2015). Una prima novità ha riguardato l’art. 15 comma 4 del DL 179/2012, imponendosi l’accettazione dei pagamenti non solo tramite carte di debito, ma anche con carte di credito (salvi i casi di oggettiva impossibilità tecnica). E’ stato soppresso qualsiasi riferimento ad eventuali importi minimi, con la conseguenza che la richiesta di pagamento tramite carte di debito o di credito potrebbe intervenire anche per importi inferiori a 30,00 euro; dall’altro, si è precisato che Decreti Ministeriali attuativi avrebbero dovuto prevedere, accanto alle modalità ed ai termini di attuazione della previsione normativa, anche le fattispecie costituenti illecito e l’importo delle relative sanzioni amministrative pecuniarie.

Agli inizi dello scorso agosto, il Viceministro dell’Economia, aveva preannunciato che, entro settembre di quest’anno, sarebbe stato firmato il decreto che avrebbe introdotto le prime sanzioni per chi rifiuti il pagamento elettronico. Di tale provvedimento, tuttavia, non vi sono, attualmente, notizie ufficiali. Nel frattempo, peraltro, il Consiglio dei Ministri del 15 settembre ha approvato, in via preliminare, il DLgs. che recepisce la Direttiva 2015/2366/UE sui servizi di pagamento nel mercato interno (c.d. PSD 2 – Payment Services Directive) e adegua la normativa nazionale al Regolamento 751/2015/UE (c.d. IFR - Interchange fees regulation) relativo alle commissioni interbancarie sulle operazioni di pagamento basate su carta. Subito dopo il relatore del DLgs., ha prospettato la possibilità di inserire in questo veicolo normativo modifiche all’art. 693 c.p. – ai sensi del quale, in esito alla depenalizzazione operata dagli artt. 32 e 33 della L. 689/1981, “chiunque rifiuta di ricevere, per il loro valore, monete aventi corso legale nello Stato, è punito con la sanzione amministrativa fino a 30 euro” – in modo tale da rendere l’illecito amministrativo operativo anche al caso di chi si rifiuti di ricevere pagamenti tramite POS. Si resta in attesa di disposizioni da parte degli organi competenti.

 

 

Lo studio rimane a disposizione per eventuali ulteriori chiarimenti.

Distinti saluti

Consulenti Associati - La Segreteria

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