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CIRCOLARE PER L’IMPRESA NOVEMBRE 2019

OGGETTO:

  1. Al Via Il Collegato Fiscale 2020
  2. Gli Acconti Di Imposta Per Il 2019
  3. Saldo 2019 Imu E Tasi
  4. Operativa Dal 16 Ottobre 2019 La Piattaforma Per Comunicare Lo “Sconto” In Fattura Concordato Per Interventi Energetici E Antisismici
  5. Partono Gli Incroci Tra Esterometro, Fatture Elettroniche E Lipe
  6. “Saldo E Stralcio” E “Rottamazione Ter”: Termine Comune Al 2 Dicembre
  7. Corrispettivi Telematici: I Recenti Chiarimenti Dell’agenzia
  8. Il Forfettario Che Estromette I Beni Strumentali Non Genera Alcuna Plusvalenza Tassabile

 

 AL VIA IL COLLEGATO FISCALE 2020

È stata pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 252 del 26 ottobre 2019, il D.L. 124/2019, il c.d. Decreto Fiscale, che dovrà essere convertito in legge entro 60 giorni. Ne daremo i dettagli con la versione definitiva.

  1. GLI ACCONTI DI IMPOSTA PER IL 2019

 

Il prossimo 2 dicembre 2019 (il 30 novembre cade di sabato) scade il termine di versamento del secondo acconto delle imposte dirette e dell’Irap dovute per il periodo di imposta 2019,
L’acconto, come di consueto, può essere determinato con due differenti metodologie:

  1. metodo storico: il versamento si determina applicando una percentuale alle imposte determinate per il precedente periodo d’imposta 2018;
  2. metodo previsionale: il versamento dovuto può essere ridotto ove si ritenga che le imposte dovute per il periodo d’imposta 2019 siano inferiori rispetto a quelle del precedente esercizio.

Ovviamente, se il conteggio si dovesse rivelare errato, l’Agenzia delle entrate potrà irrogare le sanzioni nella misura edittale del 30% (ridotto al 10% se viene pagato a seguito della emissione del cosiddetto “avviso bonario”), salvo non si provveda a rimediare con l’istituto del ravvedimento operoso.

Lo Studio provvederà a conteggiare gli acconti con il metodo storico, salvo il caso in cui il Cliente intenda richiedere il ricalcolo utilizzando il fac simile allegato alla presente comunicazione.

Contribuenti assoggettati agli Isa (Indicatori sintetici affidabilità)

Si rammenta che con l’articolo 58 del recente D.L. 124/2019, in corso di conversione in legge, il Legislatore ha disposto un cambiamento delle regole di determinazione degli acconti (Irpef, Ires e Irap) con il metodo storico, con effetto già dal versamento dei secondi acconti di imposta per il periodo di imposta 2019.

Occorre in primis rilevare che dal punto di vista soggettivo la nuova disposizione normativa non interessa tutti i contribuenti bensì:

  • i contribuenti che esercitano attività economiche per le quali sono stati approvati gli Isa (con esclusione dei soli contribuenti che presentano la causa di esclusione “3” in quanto dichiarano ricavi o compensi di ammontare superiore a 5.164.569 euro);
  • i soggetti che partecipano, ai sensi degli articoli 5, 115 e 116, D.P.R. 917/1986 a società, associazioni e imprese assoggettate agli Isa.

Per i citati soggetti la misura dei versamenti a titolo di acconto – complessivamente pari al 100% dell’imposta dovuto per il periodo d’imposta precedente – verrà equamente suddivisa al 50% tra primo e secondo acconto, in luogo della attuale ripartizione pari al 40% per il primo acconto e 60% per il secondo acconto.

Per il periodo d’imposta 2019, poiché la richiamata disposizione contenuta nel D.L. 124/2019 fa espressamente salvo il versamento eseguito a titolo di primo acconto (pari al 40%), la rideterminazione del secondo acconto nella misura del 50% fa sì che il complessivo acconto determinato secondo il metodo storico sarà per il 2019 eccezionalmente pari al 90% dell’imposta del periodo di imposta 2018.

 Contribuenti non assoggettati agli Isa (Indicatori sintetici affidabilità)

Per i soggetti diversi da quelli indicati in precedenza, invece, le regole di versamento dell’acconto rimangono invariate e in particolare:

  • la misura degli acconti Irpef è fissata al 100% dell’imposta del periodo di imposta 2018, corrispondente al rigo “differenza” del quadro RN del modello Redditi 2019. Il totale in tal modo determinato è suddiviso in due quote, il 40% versato a partire dal 30 giugno 2019 con eventuale rateazione e il residuo 60% dovuto in unica soluzione entro il 2 dicembre 2019;
  • la misura degli acconti Ires è fissata al 100% dell’imposta del periodo di imposta 2018, rigo “Ires dovuta o differenza a favore del contribuente” del modello Redditi 2019. Il totale va suddiviso in 2 quote, il 40% da versato a partire dal 30 giugno 2019 con eventuale rateazione e il residuo 60% dovuto in unica soluzione entro il 2 dicembre 2019;
  • le regole per il versamento degli acconti del tributo regionale (Irap) seguono quelle previste per il tributo dovuto dal contribuente. Quindi sia per i soggetti Irpef che per quelli Ires la misura dell’acconto è fissata al 100% dell’imposta del periodo di imposta 2018, rigo “Irap dovuta o differenza a favore del contribuente” del modello Irap 2019, da suddividere in 2 quote con le stesse modalità previste per il tributo dovuto (Irpef o Ires).
Si ricorda che al ricorrere di specifiche fattispecie (ad esempio esercenti impianti di distribuzione carburante, attività di noleggio occasionale di imbarcazioni e navi da diporto, iper ammortamenti e maggiorazione per beni immateriali strumentali, etc.), in caso di utilizzo del metodo storico, è obbligatorio ricalcolare la base imponibile dell’acconto Irpef/Ires 2019.

Al tale scopo sono previsti nei quadri dei modelli dichiarativi righi specifici dove imputare il reddito complessivo rideterminato, l’imposta rideterminata e conseguentemente l’acconto rideterminato.

La differenziazione della misura complessiva del versamento degli acconti tra i soggetti “Isa” e “non Isa” interessa esclusivamente Irpef, Ires e Irap (la base imponibile per il calcolo dell’acconto dei contributi previdenziali non è modificata).
Rimangono, infine, alcuni aspetti dubbi in merito alla possibilità per i soggetti “Isa” di ridurre taluni acconti in base al metodo storico nella misura del 90% dell’imposta del periodo precedente:

  • non è chiaro se nel perimetro soggettivo di applicazione rientri anche il versamento degli acconti di imposta sostitutiva da parte dei contribuenti minimi e forfettari;
  • non è chiaro se nel perimetro oggettivo di applicazione rientrino anche le addizionali, la cedolare secca, l’Ivie, l’Ivafe e le imposte sostitutive.

Su tali aspetti non chiariti dal testo dell’articolo 58, D.L. 124/2019 si attende a breve un chiarimento ministeriale.

 Compensazione

Il limite massimo dei crediti di imposta che possono essere chiesti a rimborso o compensati ordinariamente mediante modello F24 è pari a 700.000 euro per ciascun anno solare.

Il contribuente può avvalersi, a sua scelta:

  • della compensazione orizzontale, compensando crediti e debiti aventi natura diversa nel modello F24;
  • della compensazione verticale, compensando crediti e debiti della stessa natura scegliendo se esporre la compensazione presentando il modello F24 (scelta consigliabile, anche nel caso di F24 “a zero”) ovvero non presentandolo e gestendo la compensazione esclusivamente nel modello di dichiarazione (Irpef, Ires o Irap).

Visto di conformità

Si ricorda che per la compensazione dei crediti di importo complessivo superiore a 5.000 euro relativi alle imposte sui redditi e addizionali, alle ritenute alla fonte, alle imposte sostitutive, all’Iva e all’Irap vige l’obbligo di effettuare i controlli ai fini del rilascio del visto di conformità sul modello dichiarativo.

 

Si ricorda, infine, che ai sensi dell’articolo 31, D.L. 78/2010 è previsto un blocco alla possibilità di utilizzare in compensazione i crediti relativi alle imposte erariali qualora il contribuente presenti cartelle iscritte a ruolo scadute di importo superiore a 1.500 euro. In tale caso la compensazione dei crediti torna a essere possibile solo dopo aver provveduto al pagamento o alla rateizzazione dei ruoli scaduti, oppure alla loro compensazione mediante utilizzo di crediti fiscali, da effettuarsi tramite modello di pagamento F24 e utilizzando il codice tributo “RUOL” istituito dalla risoluzione n. 18/E/2011.

  1. SALDO 2019 IMU E TASI

 

In questo contributo si provvederà a ricordare le principali regole applicative Imu e Tasi, partendo dalle scadenze e regole di versamento, per poi ricordare (sinteticamente) quali siano gli immobili interessati dalle due imposte, le rispettive basi imponibili e le eventuali riduzioni.

Si rammenta che, per entrambi i tributi, l’imposta è dovuta per anni solari proporzionalmente alla quota di possesso e ai mesi dell’anno nei quali si è protratto tale possesso (a tal fine, il mese durante il quale il possesso si è protratto per almeno 15 giorni è computato per intero).

  • Versamenti

Imu e Tasi vengono versate integralmente a favore del Comune, mentre nei confronti dell’Erario sarà riservata la sola Imu dei fabbricati di categoria catastale D, applicando l’aliquota d’imposta dello 0,76% (il Comune, eventualmente, può stabilire a suo favore, una maggiorazione sino allo 0,3%).

L’acconto è stato versato sulla base di aliquote e detrazioni deliberate per l’anno precedente (quindi quelle del 2018), mentre il conguaglio a saldo sarà determinato sulla base delle aliquote 2019, se approvate entro il termine del 28 ottobre (in caso contrario anche il saldo sarà calcolato sulla base delle aliquote 2018).

 

  scadenza Parametri di calcolo
Acconto 2019 Imu 17 giugno 2019 (il 16 cade di domenica) Aliquote 2018
Saldo 2019 Imu 16 dicembre 2019 Aliquote 2019 (pubblicate entro 28.10)

 

Era consentito il versamento in unica soluzione entro il 17 giugno scorso (il 16 cadeva di domenica), tenendo già da subito conto delle aliquote deliberate per l’anno in corso; in tal caso il saldo non è dovuto.Il versamento può essere effettuato tramite il modello F24, con utilizzo degli specifici codici tributo:

Codice tributo Imu Immobile Destinatario versamento
3912 Abitazione principale e pertinenze Comune
3914 Terreni Comune
3916 Aree fabbricabili Comune
3918 Altri fabbricati Comune
3925 Fabbricati D Stato
3930 Fabbricati D (incremento) Comune

 

Codice tributo Tasi Immobile Destinatario versamento
3958 Abitazione principale e pertinenze Comune
3959 Fabbricati rurali ad uso strumentale Comune
3960 Aree fabbricabili Comune
3961 Altri fabbricati Comune

 

L’utilizzo del modello F24 consente la compensazione del tributo dovuto con altri crediti vantati dal contribuente.

 Le aliquote applicabili

Imu

L’aliquota di base prevista per l’Imu è stata fissata allo 0,76%: i Comuni possono agire su tale aliquota modificandola in aumento o in diminuzione sino a 0,3 punti percentuali (quindi il range dell’aliquota ordinaria sarà compreso tra 4,6 per mille e il 10,6 per mille).

Tasi

L’aliquota Tasi è invece molto più vincolata e, in parte, dipende da quanto stabilito per l’Imu:

  • per i fabbricati rurali ad uso strumentale l’aliquota massima della Tasi non può comunque eccedere il limite dell’1 per mille;
  • la somma delle aliquote della Tasi e dell’Imu, per ciascuna tipologia di immobile, non può essere in ogni caso superiore all’aliquota massima consentita dalla legge statale per l’Imu al 31 dicembre 2013, quindi si deve fare riferimento ad un tetto fissato al 10,6 per mille per la generalità degli immobili, ovvero ad altre minori aliquote in relazione alle diverse tipologie (6 per mille per le abitazioni principali, ove dovuta);
  • è consentito ai Comuni di derogare a tale limite per un ammontare complessivamente non superiore allo 0,8 per mille, a condizione che tale previsione sia già stata in passato deliberata;
  • per gli immobili invenduti delle imprese di costruzione è prevista un’aliquota massima del 2,5 per mille.

I soggetti passivi

Imu

Sono soggetti passivi Imu i possessori di qualunque immobile, e in particolare:

  • il proprietario di immobili (solo se in piena proprietà, ossia per la quota non gravata da usufrutto);
  • l’usufruttuario (nel qual caso il titolare della nuda proprietà non deve versare);
  • il titolare del diritto d’uso;
  • il titolare del diritto di abitazione: nel caso di decesso di uno dei due coniugi, con riferimento alla casa coniugale, pagherà il coniuge superstite. Con riferimento agli altri immobili di proprietà del defunto pagherà l’imposta ciascuno degli eredi in ragione delle proprie quote di spettanza;
  • il titolare del diritto di enfiteusi;
  • il titolare del diritto di superficie;
  • il concessionario di aree demaniali;
  • nel caso di immobile utilizzato in forza di contratto di leasing il soggetto passivo è l’utilizzatore sin dalla data di stipula del contratto (anche per l’immobile in corso di costruzione);
  • il coniuge assegnatario della casa coniugale in seguito a provvedimento di separazione legale, annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio (quindi il coniuge non assegnatario, da quando perde il diritto a utilizzare l’immobile, non deve versare).

Tasi

AI soli fini Tasi, l’imposta è dovuta:

  • sia dal possessore dell’immobile (definito con le stesse regole previste ai fini Imu);
  • che dal detentore.

Per detentore si intende il soggetto che utilizza l’immobile in forza di un titolo diverso da un diritto reale. In particolare, sono detentori tenuti al pagamento della Tasi:

  • l’inquilino, quando l’immobile è dato in locazione;
  • il comodatario, quando l’immobile è oggetto di comodato;
  • l’affittuario, quando l’immobile è oggetto di un contratto di affitto di azienda.

La Tasi complessivamente dovuta in relazione all’immobile deve essere ripartita tra possessore e detentore. La misura della ripartizione è decisa dal Comune tramite proprio regolamento: l’imposta a carico del detentore deve essere compresa tra il 10% ed il 30% dell’imposta complessivamente dovuta sull’immobile (la parte rimanente è a carico del possessore). Se il Comune nulla prevede al riguardo, la quota a carico del detentore è del 10%.

L’imposta deve essere determinata secondo le condizioni soggettive del possessore.

Se l’immobile è destinato ad abitazione principale, l’esonero dal versamento della TASI spetta solo all’utilizzatore; il possessore, al contrario, sulla quota di sua pertinenza, dovrà pagare regolarmente su tale immobile sia l’Imu che la Tasi.

Gli immobili interessati

L’Imu e la Tasi si devono versare con riferimento agli immobili posseduti sul territorio di ciascun Comune.

L’abitazione principale è esente da Imu e da Tasi.

    Imu   Tasi
         
Fabbricati Æ  
         
Abitazione principale, pertinenze e fabbricati assimilati Æ No

(solo A/1, A/8, A/9)

  No

(solo A/1, A/8, A/9)

         
Fabbricati rurali Æ No  
         
Aree fabbricabili Æ  
         
Terreni agricoli Æ   No

 

Fabbricati

I fabbricati sono imponibili sia ai fini Imu che ai fini Tasi secondo le medesime regole. Ad esclusione dei fabbricati di categoria catastale D privi di rendita (per i quali si utilizzano i valori contabili rivalutati), per tutti gli altri fabbricati si farà riferimento alle rendite risultanti in catasto, vigenti al 1° gennaio dell’anno di imposizione, rivalutate del 5%, alle quali applicare specifici moltiplicatori.

 

Categoria catastale Moltiplicatore
A (diverso da A/10) – C/2 – C/6 – C/7 160
B 140
C/3 – C/4 – C/5 140
A/10 e D/5 80
D (escluso D/5) 65
C/1 55

 

Tanto ai fini Imu quanto ai fini Tasi è prevista inoltre una riduzione del 50% della base imponibile per i fabbricati inagibili ed inabitabili, nonché per gli immobili vincolati ai sensi dell’articolo 10, D.Lgs. 42/2004.

I fabbricati posseduti dal costruttore (o ristrutturatore), destinati alla vendita e non locati, sono esenti dall’Imu, mentre la Tasi risulta dovuta.

È possibile beneficiare della riduzione al 50% in relazione agli immobili dati in uso gratuito ai familiari in linea retta entro il primo grado, con contratto registrato (la riduzione non viene meno nel caso di decesso del comodatario, a favore del coniuge con figli minori); tale agevolazione è comunque soggetta al rispetto di determinati vincoli.

Terreni agricoli

I terreni agricoli sono imponibili solo ai fini Imu. La base imponibile è costituita dal reddito dominicale risultante in catasto, vigente al 1° gennaio dell’anno di imposizione, rivalutato del 25%, a cui applicare un moltiplicatore di 135.

I terreni sono comunque esenti anche da Imu nelle seguenti situazioni:

  • quando ubicati nei Comuni montani elencati nella circolare 9 del 1993. Alcuni Comuni sono designati parzialmente montani (PD) e l’esenzione vale per una parte del territorio comunale;
  • terreni ubicati nelle cosiddette “isole minori” indicate nell’allegato A della L. 448/2001 (sono sostanzialmente tutte le isole italiane, eccettuate la Sicilia e la Sardegna);
  • per i Coltivatori Diretti e gli Imprenditori Agricoli Professionali, purché iscritti nell’apposita previdenza, l’esenzione spetta per tutti i terreni non edificabili, ovunque ubicati (quindi anche in territori pianeggianti). A tal fine, è necessario che detti terreni siano sia posseduti che condotti da parte di tali soggetti;
  • i terreni a immutabile destinazione agrosilvopastorale a proprietà collettiva indivisibile e inusucapibile sono del tutto esenti.

Aree edificabili

Le aree fabbricabili sono tassate tanto ai fini Imu quanto ai fini Tasi. La base imponibile è data dal valore venale in comune commercio. Si ricorda comunque che molti Comuni individuano dei valori di riferimento ai quali il contribuente può adeguarsi per evitare contestazioni future.

Per i coltivatori diretti e gli imprenditori agricoli professionali è confermata la finzione di non edificabilità delle aree: se tali soggetti coltivano il terreno saranno esentati da Imu come fosse un terreno agricolo, anche se gli strumenti urbanistici lo qualificano suscettibile di utilizzazione edificatoria.

In caso di utilizzazione edificatoria dell’area (costruzione di nuovo edificio), di demolizione di fabbricato, di interventi di recupero, ristrutturazione e risanamento conservativo, l’immobile interessato dovrà considerarsi ai fini fiscali area edificabile e la base imponibile sarà costituita dal valore venale.

  1. OPERATIVA DAL 16 OTTOBRE 2019 LA PIATTAFORMA PER COMUNICARE LO “SCONTO” IN FATTURA CONCORDATO PER INTERVENTI ENERGETICI E ANTISISMICI

L’articolo 10, D.L. 34/2019 (c.d. Decreto Crescita) ha introdotto la possibilità:

  • per gli interventi di efficienza energetica di cui all’articolo 14, comma 3.1, D.L. 63/2013 e
  • per gli interventi di riduzione del rischio sismico di cui all’articolo 14, comma 1-octies del medesimo decreto,

effettuati su singole unità immobiliari, di fruire, in luogo della detrazione Irpef/Ires, di un contributo anticipato dal fornitore che ha effettuato l’intervento sotto forma di sconto sul corrispettivo spettante.

Con il provvedimento direttoriale n. 660057 del 31 luglio 2019 l’Agenzia entrate ha definito le modalità operative per comunicare, a pena di inefficacia, l’esercizio dell’opzione per lo sconto sul corrispettivo entro il 28 febbraio dell’anno successivo a quello di sostenimento delle spese.

La comunicazione dell’opzione può essere fatta mediante la piattaforma, previa autenticazione, ovvero presentando il modello disponibile al link

https://www.agenziaentrate.gov.it/portale/web/guest/modello-e-istruzioni-ristruttu-edilizi presso un qualsiasi ufficio dell’Agenzia delle entrate.

È necessario l’assenso del fornitore/dei fornitori all’esercizio dell’opzione per l’intervento effettuato.

Resa operativa la piattaforma

Dallo scorso 16 ottobre 2019 è operativa sul sito dell’Agenzia delle entrate la piattaforma mediante la quale è possibile comunicare l’applicazione dello sconto (la procedura consente anche di comunicare le cessioni del credito corrispondente alle detrazioni Irpef/Ires nelle fattispecie previste).

La scadenza per la comunicazione degli sconti in fattura applicati nel 2019 è fissata al 28 febbraio 2020.

Le modalità di recupero dello sconto

I fornitori che hanno praticato lo sconto, recupereranno l’importo corrispondente sotto forma di credito di imposta da utilizzare esclusivamente in compensazione a decorrere dal giorno 10 del mese successivo a quello in cui è stata effettuata la comunicazione da parte del soggetto che ha sostenuto le spese, in 5 rate annuali di pari importo.

Per quanto riguarda gli interventi di efficientamento energetico degli edifici, in caso di esercizio dell’opzione per lo sconto, vi sarà quindi una riduzione dell’arco temporale di recupero della detrazione originaria spettante da 10 anni a 5 anni.

Lo sconto sul corrispettivo dovuto applicato agli interventi di riduzione del rischio sismico, invece, comporta il recupero di quanto corrisponde all’agevolazione Irpef/Ires in un arco temporale di 5 anni, coincidente con le 5 rate annuali di pari importo in cui è obbligatorio suddividere l’importo della detrazione originaria.

Gli interventi sulle parti comuni condominiali

Nel caso in cui gli interventi per cui si richiede l’applicazione del contributo al fornitore siano effettuati sulle parti comuni di edifici condominiali, la comunicazione dell’opzione deve essere effettuata dall’amministratore di condominio mediante il flusso informativo utilizzato per trasmettere i dati necessari alla predisposizione della dichiarazione precompilata, sempre entro il 28 febbraio dell’anno successivo a quello di sostenimento delle spese.

  1. PARTONO GLI INCROCI TRA ESTEROMETRO, FATTURE ELETTRONICHE E LIPE

 

Con il provvedimento direttoriale n. 736758/2019 del 29 ottobre scorso l’Agenzia delle entrate ha individuato le modalità con le quali saranno messe a disposizione dei contribuenti e della Guardia di Finanza le informazioni derivanti dal confronto tra:

  1. fatture elettroniche emesse dal contribuente;
  2. comunicazioni delle operazioni transfrontaliere inviate dal contribuente (il cosiddetto Esterometro);
  3. comunicazioni liquidazioni periodiche Iva (le cosiddette LIPE).

 

In particolare, i contribuenti interessati da queste prime comunicazioni saranno coloro i quali non hanno trasmesso la LIPE nei primi 2 trimestri del 2019, sebbene in detto periodo risultino aver emesso fatture elettroniche o comunicato transazioni con l’estero.

 

Le informazioni rese disponibili ai contribuenti a mezzo pec (o consultabili da parte del contribuente all’interno del portale “Fatture e Corrispettivi”, nella sezione “Consultazione”, area “Fatture elettroniche e altri dati Iva) sono le seguenti:

  1. a) codice fiscale, denominazione, cognome e nome del contribuente;
  2. b) numero identificativo della comunicazione, anno d’imposta e trimestre di riferimento;
  3. c) codice atto, da riportare nel modello di pagamento F24, in caso di versamenti collegati all’anomalia segnalata;
  4. d) modalità attraverso le quali consultare gli elementi informativi di dettaglio relativi all’anomalia riscontrata;
  5. e) invito a fornire chiarimenti e idonea documentazione, anche tramite il canale di assistenza CIVIS, nel caso in cui il contribuente ravvisi inesattezze nei dati delle fatture in possesso dell’Agenzia delle entrate o intenda comunque fornire elementi in grado di giustificare la presunta anomalia.

 

Gli elementi informativi di dettaglio rinvenibili dalla comunicazione sono i seguenti:

  1. a) numero dei documenti trasmessi e ricevuti dal contribuente per il trimestre di riferimento;
  2. b) dati di dettaglio dei documenti emessi e ricevuti:

­     tipo fattura;

­     tipo documento;

­     numero fattura/documento;

­     data di emissione;

­     identificativo cliente/fornitore;

­     imponibile/importo;

­     aliquota Iva e imposta;

­     natura operazione;

­     esigibilità Iva;

  1. c) dati relativi al flusso di trasmissione:

­     identificativo SdI/file;

­     data di invio e numero della posizione del documento all’interno del file;

­     data di consegna della fattura.

I contribuenti, una volta presa visione della comunicazione, potranno anche tramite intermediari abilitati richiedere informazioni ovvero segnalare all’Agenzia delle entrate eventuali elementi, fatti e circostanze dalla stessa non conosciuti. Gli stessi, avuto conoscenza degli elementi e delle informazioni resi dall’Agenzia delle entrate, potranno regolarizzare gli errori o le omissioni eventualmente commessi avvalendosi dello strumento del ravvedimento operoso, a prescindere dalla circostanza che la violazione sia già stata constatata ovvero che siano iniziati accessi, ispezioni, verifiche o altre attività amministrative di controllo, di cui i soggetti interessati abbiano avuto formale conoscenza, ad eccezione della notifica di un atto di liquidazione, di irrogazione delle sanzioni o, in generale, di accertamento, nonché il ricevimento di comunicazioni di irregolarità ex articoli 36-bis, D.P.R. 600/1973 e 54-bis, D.P.R. 633/1972 (cosiddetti “avvisi bonari”) e degli esiti del controllo formale ex articolo 36-ter, D.P.R. 600/1973.

  1. “SALDO E STRALCIO” E “ROTTAMAZIONE TER”: TERMINE COMUNE AL 2 DICEMBRE

Le novità del Decreto Fiscale

Il Decreto Fiscale 2020 (il D.L. 124/2019 pubblicato nella G.U. del 26 ottobre scorso) ha fissato al prossimo 2 dicembre (in quanto il 30 novembre cade di sabato) la scadenza per versare la prima rata di quanto dovuto per avvalersi della definizione agevolata della c.d. rottamazione ter.

È infatti l’articolo 37 del citato D.L. 124/2019 a concedere, per quanti non hanno versato entro il 31 luglio 2019 la prima rata della rottamazione ter, di usufruire ancora dell’agevolazione versando il dovuto entro la nuova scadenza.

Sostanzialmente la scadenza per il pagamento della prima rata o del totale dovuto per la definizione agevolata delle cartelle viene uniformata e fissata al 2 dicembre 2019, sia per le domande pervenute entro il mese di aprile che per quelle inviate nel mese di luglio.

Coloro quindi che hanno aderito alla rottamazione ter entro il 30 aprile e non hanno pagato il dovuto entro il 31 luglio potranno regolarizzare la loro posizione effettuando il versamento entro il prossimo 2 dicembre.

Allo stesso modo, potranno godere dell’agevolazione anche i contribuenti che avessero pagato la prima o unica rata oltre il termine del 31 luglio. Così come i contribuenti che hanno aderito alla rottamazione bis e che sono rientrati automaticamente nella rottamazione ter, beneficeranno della riapertura dei termini.

Si ricorda che in assenza di pagamento, pur in caso di corretta presentazione della domanda, il processo non si intende completato e la definizione non sarà completa con conseguente decadenza.

 

La scadenza del 2 dicembre 2019 diviene, quindi, la scadenza sia per la definizione dell’agevolazione c.d. “rottamazione ter” che per il c.d. “saldo e stralcio”, definizione quest’ultima già prevista con scadenza al 2 dicembre.

È previsto inoltre un periodo di tolleranza.

Si tratta di 5 giorni a decorrere dal 2 dicembre entro i quali il contribuente potrà effettuare il versamento senza che scatti la decadenza o che siano dovuti interessi.

Questa ulteriore possibilità estende di fatto ancora la proroga al 7 dicembre ed essendo questo giorno un sabato, la scadenza ultima diviene il 9 dicembre.

Aspetti pratici

Al fine di permettere il completamento della definizione, l’Agenzia delle entrate ha inviato negli scorsi giorni ai contribuenti interessati le comunicazioni sull’esito della domanda contenenti l’importo dovuto e le modalità di pagamento.

Le comunicazioni dell’amministrazione sono di 2 tipologie:

  • “Comunicazione delle somme dovute relativa alla definizione per estinzione dei debiti”, è il caso che riguarda per l’appunto le richieste di “saldo e stralcio”,
  • “Comunicazione delle somme dovute per la definizione agevolata”, relative alla adozione dell’agevolazione c.d. “rottamazione ter”.
La prima comunicazione contiene anche l’eventuale indicazione degli importi esclusi dal “saldo e stralcio” e ricondotti nell’ambito della “rottamazione ter

Le comunicazioni ricevute dal contribuente saranno di numero pari alle dichiarazioni presentate e quindi se il contribuente avesse presentato più di una dichiarazione di adesione, l’Agenzia provvederà a inviare altrettante comunicazioni.

Alla comunicazione risultano allegati anche i bollettini di pagamento che rispetteranno la scelta, in termini di rate, effettuata in fase di adesione.

In merito al pagamento occorre ricordare che i bollettini potranno essere saldati:

  1. direttamente agli sportelli dell’Agenzia, presso la propria banca e negli uffici postali;
  2. agli sportelli bancomat;
  3. nei tabaccai e tramite i circuiti Sisal e Lottomatica;
  4. con il proprio internet banking, sul portale di Agenzia delle entrate-Riscossione e sulla piattaforma pagoPA.
L’Agenzia ha infine chiarito che il saldo dei bollettini potrà avvenire anche mediante compensazione con i crediti commerciali non prescritti, certi liquidi ed esigibili maturati per somministrazioni, forniture, appalti e servizi nei confronti della P.A..
  1. CORRISPETTIVI TELEMATICI: I RECENTI CHIARIMENTI DELL’AGENZIA

In vista della definitiva e generalizzata entrata in vigore dell’obbligo di trasmissione telematica dei corrispettivi, prevista a partire dal 1° gennaio 2020, l’Agenzia delle entrate ha fornito (e continua a fornire) sul tema numerose risposte a istanze di interpello formulate dai contribuenti.

Prima di entrare nel merito dei principali chiarimenti forniti, si ritiene opportuno evidenziare come nel periodo compreso tra il 1° gennaio e il 30 giugno 2020 (cosiddetto “periodo transitorio”) i soggetti con volume d’affari non superiore a 400.000 euro (per quelli con V.A. superiore a 400.000 euro la fase transitoria si concluderà il 31 dicembre 2019, stante la vigenza dell’obbligo già a partire dal 1° luglio 2019) potranno godere delle seguenti semplificazioni:

  • trasmettere telematicamente senza applicazione di sanzioni i dati dei corrispettivi entro il mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione (in luogo dell’ordinario termine dei 12 giorni),
  • continuare a emettere ricevute fiscali cartacee o scontrini fiscali mediante i tradizionali registratori di cassa fintanto che non si saranno dotati dei nuovi registratori telematici.

Resta in detto periodo impregiudicata anche la possibilità di assolvere ai nuovi obblighi avvalendosi della procedura web presente sul sito dell’Agenzia delle entrate.

Veniamo ora ai chiarimenti forniti dall’Agenzia.

Buoni pasto

Con la risposta n. 419 del 23 ottobre 2019 l’Agenzia risponde ad un’istanza di interpello presentata da un soggetto esercente l’attività di ristorazione che accetta i buoni pasto a fronte dell’erogazione dei servizi di somministrazione di alimenti e bevande.

In merito a tale procedura, è bene ricordare che il momento di effettuazione dell’operazione, individuato ai sensi dell’articolo 6, D.P.R. 633/1972, è collegato al pagamento del corrispettivo, trattandosi di prestazioni di servizi. Pertanto, il momento rilevante ai fini Iva non coincide con l’erogazione del servizio e l’accettazione del buono pasto, bensì si deve aver riguardo alla successiva emissione della fattura nei confronti della società emittente i buoni pasto (che normalmente avviene alla fine di ciascun mese solare quale momento anticipatorio rispetto al pagamento del corrispettivo).

Tuttavia, precisa l’Agenzia nella risposta, ciò non significa che, completata la prestazione nei confronti del cliente, alla ricezione del buono pasto legittimante la stessa, il prestatore non debba emettere alcun documento. Sul punto, infatti, l’agenzia cita la circolare n. 60/1983, secondo cui il pagamento del corrispettivo non assume rilevanza esclusiva al fini dell’obbligo del rilascio dello scontrino, sia per le cessioni di beni che per le prestazioni di servizi.

In particolare, prosegue la circolare per la parte che qui interessa, anche per le somministrazioni di alimenti e bevande all’atto della ultimazione della prestazione senza pagamento del corrispettivo, deve essere rilasciato lo scontrino fiscale.

La precisazione in questione, sottolinea l’Agenzia, sia pure risalente ad un periodo in cui non sussisteva l’obbligo di trasmissione telematica dei corrispettivi, deve considerarsi valida anche per i soggetti che ricadono in tale obbligo.

Ciò comporta che all’atto dell’erogazione del servizio dovrà essere rilasciato un documento commerciale anche se il corrispettivo non è stato “riscosso”. Nell’ambito dei dati da trasmettere telematicamente è infatti previsto che confluiscano nei corrispettivi inviati telematicamente anche i dati relativi agli importi non riscossi e quelli relativi ai ticket restaurant. La successiva emissione della fattura, quale momento impositivo dell’operazione, non determina quindi alcuna duplicazione dell’imposta (in quanto la debenza della stessa sorge solo in tale momento) e la liquidazione periodica dell’Iva dovrà tener conto solo dell’imposta emergente dalla fattura.

L’Agenzia conclude affermando che “il principio richiamato sarà tenuto presente in caso di disallineamento tra i dati trasmessi telematicamente e l’imposta liquidata periodicamente”.

Si conferma quindi un “cronico” disallineamento tra quanto inviato telematicamente e quanto risultante dalle liquidazioni periodiche del soggetto Iva.

Sempre in tema di buoni pasto (o ticket restaurant) con la risposta n. 394 del 7 ottobre 2019 l’Agenzia rispondendo a un’istanza di interpello presentata da un soggetto esercente attività di bar e pasticceria, conferma che è solo con il pagamento del controvalore dei tickets da parte della società emittente ovvero con l’emissione della fattura se antecedente il pagamento, che si realizza, ai sensi dell’articolo 6, D.P.R. 633/1972 l’esigibilità dell’Iva e, ai fini delle imposte sul reddito, la rilevanza del ricavo e che detto principio sarà tenuto presente in caso di disallineamento tra i dati trasmessi telematicamente e l’imposta liquidata periodicamente.

Ventilazione dei corrispettivi

Con la risposta n. 420 del 23 ottobre 2019 l’Agenzia risponde ad un’istanza di interpello proposta da un soggetto esercente un’attività rientrante nella cosiddetta “ventilazione” dei corrispettivi, nell’ambito della quale l’aliquota Iva non può essere indicata nel documento commerciale poiché la ripartizione tra le differenti aliquote avviene solamente in sede di liquidazione periodica.

In questi casi l’Agenzia ammette la possibilità di inserire nel documento commerciale la dicitura “AL – Altro non Iva” in luogo dell’aliquota Iva.

Distributori automatici senza raccolta di denaro

Con la risposta n. 413 del 11 ottobre 2019 l’Agenzia risponde ad un’istanza di interpello avanzata da un esercente attività di commercio al minuto tramite distributori automatici senza raccolta di denaro che ritiene di non dover censire presso l’Agenzia delle entrate. In particolare i distributori, generalmente posizionati in comodato d’uso all’interno di palestre, centri fitness e simili, permettono di acquistare… con le seguenti formule:

– piano a ricarica: il cliente ricarica una tessera dell’importo prescelto e la utilizza in modo del tutto analogo alla chiavetta di un distributore tradizionale;

– abbonamento: il cliente acquista l’abbonamento – variabile per durata (mensile, trimestrale, annuale) e, sempre tramite tessera, lo utilizza fino alla scadenza.

Posto che il distributore non consente l’incasso di denaro, i piani di ricarica e gli abbonamenti vengono acquistati direttamente alla reception della palestra, che incassa le somme per conto dell’esercente e comunica al cliente che la ricevuta di pagamento gli verrà recapitata per posta elettronica dall’esercente stesso, tramite proprio software.  Alla fine della giornata, l’esercente controlla le transazioni intervenute per tutti i distributori concessi in comodato d’uso ed annota il totale nel registro dei corrispettivi. Alla fine del mese, in base alla rendicontazione di tutte le palestre, l’esercente comunica a ciascuna di esse l’importo che dovranno bonificargli (corrispondente agli incassi effettuati per suo conto), nonché l’importo che dovranno fatturare nei suoi confronti (corrispondente alla provvigione sulle vendite).

Considerata la diversità dei propri distributori rispetto a quelli tradizionali – incasso esclusivamente tramite reception per i primi, inserendo il denaro o la chiavetta per i secondi – l’esercente chiede quali siano gli adempimenti da porre in essere.

Nel caso appena descritto l’agenzia entrate con la risposta n. 413/2019, partendo dalla considerazione che il distributore non è predisposto per accettare il pagamento e che le tessere possono essere acquistate – con piano a ricarica o in abbonamento – esclusivamente alla reception della palestra, afferma che tale caratteristica appare incompatibile con la definizione di vending machine, stante l’assenza di “periferiche di pagamento” funzionali all’incasso dei corrispettivi. Per tale ragione le ricariche effettuate non ricadono negli obblighi di memorizzazione e trasmissione telematica dei dati dei corrispettivi ex articolo 2, comma 2, D.Lgs. 127/2015 previste per i distributori automatici.

Erogazioni di carburante tramite carte aziendali

Con la risposta n. 412 del 11 ottobre 2019 l’Agenzia risponde ad un’istanza di interpello proposta da un contribuente che normalmente fornisce ai propri clienti soggetti passivi d’imposta apposite “carte aziendali” da utilizzare per il rifornimento di carburante (contratto di netting) ma che sta ora valutando di fornire le carte in esame anche ai dipendenti del proprio gruppo societario che:

  • ne facciano richiesta, attraverso la sottoscrizione di un apposito contratto di somministrazione di carburanti, per l’utilizzo personale al di fuori dell’esercizio di imprese, arti e professioni (nei rapporti c.d. “business to consumer“, B2C);
  • rilascino alle rispettive società di appartenenza apposita autorizzazione a trattenere dal cedolino paga i corrispettivi dovuti per i rifornimenti di carburante effettuati con l’utilizzo della carta aziendale (importi che le società di appartenenza, ove diverse dall’istante, le riverseranno).

Ai fini della certificazione delle predette operazioni, il contribuente suggerisce la seguente procedura:

  • i rifornimenti effettuati ai dipendenti attraverso l’utilizzo della “carta aziendale” sarebbero annotati dai gestori degli impianti nel registro dei corrispettivi di cui all’articolo 24, Decreto Iva e documentati con fattura nei confronti del contribuente (nello specifico, come già oggi per i rifornimenti a soggetti passivi d’imposta, con fattura che essa emette in nome e per conto dei gestori stessi);
  • i corrispettivi delle somministrazioni dall’istante ai dipendenti titolari della “carta aziendale” sarebbero annotati in un suo apposito registro dei corrispettivi (di cui all’articolo 24, Decreto Iva) con “la stessa data valuta della trattenuta a cedolino paga degli importi dovuti dai dipendenti e del versamento… da parte delle società del gruppo relativamente ai dipendenti non a ruolo…, in modo da garantire la corretta liquidazione dell’imposta nel mese di effettuazione dell’operazione corrispondente a quello in cui avviene il pagamento del corrispettivo trattandosi di somministrazione di beni”.

In relazione alla descritta procedura l’Agenzia, con la risposta n. 412/2019, precisa che il contribuente che senza gestire direttamente impianti di distribuzione ad alta automazione in forza di un contratto di netting somministri carburanti per autotrazione ai dipendenti del proprio gruppo, ferma l’annotazione nel relativo Registro Iva, non ha obbligo di memorizzare ed inviare telematicamente i relativi corrispettivi, potendo comunque procedervi volontariamente, facendo venir meno, in tale eventualità, gli obblighi di annotazione previsti dal già richiamato articolo 24, comma 1, Decreto Iva.

Anche in riferimento al momento in cui ritenere effettuata l’operazione e dunque esigibile l’imposta, l’agenzia reputa la soluzione prospettata conforme all’articolo 6, comma 2, Decreto Iva – a mente del quale “l’operazione si considera effettuata: a) per le cessioni di beni per atto della pubblica autorità e per le cessioni periodiche o continuative di beni in esecuzione di contratti di somministrazione, all’atto del pagamento del corrispettivo”.

  1. IL FORFETTARIO CHE ESTROMETTE I BENI STRUMENTALI NON GENERA ALCUNA PLUSVALENZA TASSABILE

Con la recente risposta a interpello n. 391/2019 l’Agenzia delle entrate afferma la totale irrilevanza delle plusvalenze e delle minusvalenze conseguite al momento della cessione dei beni strumentali impiegati nell’attività, che riguarda non solo i beni acquistati durante l’applicazione del regime, ma anche quelli acquistati precedentemente.

Nel citato documento viene puntualizzato che tale irrilevanza opera anche nel caso di estromissione dei beni strumentali.

L’estromissione dei beni strumentali

La Legge di bilancio 2019 ha ampliato la possibilità di applicare il regime forfettario, incrementando il limite dimensionale del contribuente (ricavi o compensi incassati nel periodo d’imposta precedente non superiori a 65.000 euro), contestualmente modificando le cause di esclusione. In particolare:

  • oltre al possesso di partecipazioni in società di persone, è ostativo anche il possesso di partecipazioni in Srl, ma esclusivamente nel caso in cui il socio controlli direttamente o indirettamente la società e tale società presenti attività direttamente o indirettamente riconducibile a quella del socio;
  • è precluso l’accesso il regime forfettario per quei soggetti che operano prevalentemente nei confronti di datori di lavoro con i quali sono in corso rapporti di lavoro o erano intercorsi rapporti di lavoro nei due precedenti periodi d’imposta, ovvero nei confronti di soggetti direttamente o indirettamente riconducibili ai suddetti datori di lavoro.

Non è stata apportata alcuna modifica circa le modalità di determinazione del reddito, il cui calcolo risulta, evidentemente, basato su criteri forfettari: il reddito imponibile viene determinato applicando una determinata percentuale di redditività ai ricavi/compensi incassati nel corso del periodo d’imposta.Nessun riferimento normativo riguarda invece le plusvalenze e minusvalenze conseguite al momento della cessione dei beni strumentali, le quali devono considerarsi quindi irrilevanti fiscalmente: questa è infatti la posizione dell’Amministrazione finanziaria, già espressa con la circolare n. 10/E/2016. Le plusvalenze e le minusvalenze realizzate in corso di regime non hanno alcun rilievo fiscale, anche se riferite a beni acquistati negli anni che hanno preceduto l’adozione del regime forfetario.

Nella richiamata risposta al recente interpello l’Agenzia afferma come, sul piano sostanziale, l’estromissione dei beni (ossia la loro fuoriuscita dalla sfera dell’attività d’impresa, verso la sfera personale dell’imprenditore, operazione fiscalmente assimilata ad una cessione) non assume alcuna rilevanza fiscale, in quanto la relativa plusvalenza è realizzata in vigenza di c.d. regime forfetario (fermo restando la sussistenza di tutti i requisiti previsti per la sua valida applicazione).

Dal punto di vista formale, pertanto, l’Agenzia ritiene che i contribuenti che applicano il regime forfetario annoteranno l’estromissione nei registri tenuti fino al periodo d’imposta antecedente all’ingresso nel regime forfetario, che recano iscrizione dei beni immobili interessati, in quanto soggetti esonerati dalla tenuta del registro dei beni ammortizzabili nonché dal registro degli acquisti Iva. Per le estromissioni effettuate nel corso del 2019, infine, non sarà necessario rappresentare tale operazione nel quadro RQ della dichiarazione dei redditi 2020 per il periodo d’imposta 2019.

Lo studio rimane a disposizione per eventuali ulteriori chiarimenti.

Distinti saluti

            Consulenti Associati
La Segreteria

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