CIRCOLARE FISCALE NOVEMBRE 2017

                                                                                                                  Ai Signori Clienti

                                                                                                                        Loro Sedi

 

 

CIRCOLARE FISCALE NOVEMBRE 2017

 

OGGETTO:

  1. LA RIAPERTURA DELLA ROTTAMAZIONE DELLE SOMME ISCRITTE A RUOLO DAL 2000 AL 2016 E LA NUOVA ROTTAMAZIONE PER I RUOLI DEL 2017
  2. SALDO 2017 IMU E TASI
  3. GLI OMESSI VERSAMENTI DELL’IVA DERIVANTE DALLE LIQUIDAZIONI PERIODICHE E GLI AVVISI DI LIQUIDAZIONE SPEDITI VIA PEC DALL’AGENZIA DELLE ENTRATE
  4. SUPER E IPER AMMORTAMENTO ANCHE SUL LEASING CONCLUSO NEL 2018
  5. DETRAZIONE DEL 50% PER IL RECUPERO EDILIZIO E BONUS MOBILI ANCHE NEL 2018
  6. IN SCADENZA L’INVIO DELLE LIQUIDAZIONI PERIODICHE IVA PER IL TERZO TRIMESTRE

 

1. LA RIAPERTURA DELLA ROTTAMAZIONE DELLE SOMME ISCRITTE A RUOLO DAL 2000 AL 2016 E LA NUOVA ROTTAMAZIONE PER I RUOLI DEL 2017

Con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale del Decreto fiscale (D.L. 148/2017) collegato alla Legge di Stabilità 2018 è stato previsto lo slittamento delle prime 2 scadenze di versamento della definizione agevolata delle somme iscritte nei carichi affidati all’Agente della riscossione dal 2000 al 2016: tutti coloro che hanno ottenuto la rottamazione ai sensi del D.L. 193/2016 e non hanno provveduto al versamento degli importi dovuti relativi alla prima (o unica) rata di luglio e alla seconda rata di settembre possono evitare di decadere dal beneficio della definizione agevolata mediante il versamento delle due rate scadute entro il nuovo termine del 30 novembre 2017 (che coincide con il versamento anche della terza rata). Possono, inoltre, accedere alla definizione agevolata dei ruoli anche coloro che non sono stati ammessi alla rottamazione in quanto non in regola con i pagamenti dei piani di dilazione in essere. È stata, inoltre, introdotta la possibilità di accedere alla definizione agevolata per i carichi affidati agli Agenti della riscossione dal 1° gennaio 2017 al 30 settembre 2017.

La nuova scadenza per il pagamento della prima (o unica) e della seconda rata della definizione agevolata La definizione agevolata riguarda le cartelle di pagamento affidate all’Agente delle entrate della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2016 inerenti imposte dirette ed indirette, contributi previdenziali ed assistenziali, entrate locali (per le quali il comune si sia avvalso di Equitalia o di Riscossione Sicilia per la regione Sicilia ai fini della riscossione). La richiesta di adesione alla definizione agevolata ha permesso al contribuente di richiedere se pagare quanto dovuto:

  • in unica soluzione entro il 31 luglio 2017;
  • in modalità rateale con scelta da 2 a 5 rate (nel caso di pagamento in 5 rate le scadenze erano fissate al 31 luglio 2017, 30 settembre 2017, 30 novembre 2017, 30 aprile 2018 e 30 settembre 2018.

Il termine di pagamento dell’unica rata scaduta al 31 luglio 2017, ovvero della prima e seconda rata scadute il 31 luglio 2017 e il 30 settembre 2017 sono prorogati alla nuova scadenza del 30 novembre 2017. Pertanto, il contribuente che non ha provveduto al pagamento di tali importi ha l’ultima possibilità di:

  • definire in via agevolata le cartelle di pagamento per le quali ha chiesto la definizione agevolata mediante il pagamento in unica soluzione di quanto era originariamente dovuto entro la scadenza del 31 luglio 2017, versando lo stesso importo entro la nuova scadenza del 30 novembre 2017;
  • essere riammesso al piano originario di rateazione al fine della definizione agevolata delle cartelle di pagamento per le quali ha chiesto la rottamazione mediante versamento rateale, provvedendo al pagamento di quanto ad oggi non versato entro il 30 novembre 2017, termine entro il quale va pagata anche la terza rata.

È possibile utilizzare i bollettini di pagamento che erano stati inviati originariamente.

La nuova richiesta di adesione per i carichi rateizzati non ammessi

Secondo la Relazione tecnica che accompagna il D.L. 148/2017 i contribuenti che si sono visti rigettare le istanze di definizione agevolata presentate in quanto non in regola con i pagamenti delle rate scadute al 31 dicembre 2016 sono più di 53.000 (si parla dei piani di dilazione in essere alla data del 24 ottobre 2016). La riammissione alla definizione agevolata è consentita per i contribuenti che si sono visti rigettare la richiesta già presentata entro il 21 aprile 2017 a condizione che:

  • presentino una nuova richiesta di adesione utilizzando il modello DA-R entro il 31 dicembre 2017;
  • versino entro il 31 maggio 2018 tutte le rate scadute al 31 dicembre 2016 (l’importo complessivo verrà comunicato dall’Agenzia delle entrate-Riscossione entro il 31 marzo 2018);
  • provvedano al versamento dei ruoli “rottamati” in unica soluzione entro il 30 settembre 2018 ovvero in 2 o 3 rate aventi scadenze successive al 31 ottobre 2018 e al 30 novembre 2018 (la liquidazione di quanto dovuto ai fini della definizione sarà comunicata entro il 31 luglio 2018).

La adesione alla c.d. “Rottamazione-bis

L’articolo 1, commi da 4 a 10 del D.L. 148/2017, per effetto di un richiamo quasi totale delle disposizioni che normavano la precedente rottamazione delle cartelle di pagamento affidate all’Agente della riscossione dal 2000 al 2016, ha esteso la definizione agevolata anche ai ruoli affidati dal 1° gennaio 2017 al 30 settembre 2017. Per aderire è necessario inviare una istanza all’Agenzia delle entrate-Riscossione utilizzando l’apposito modello DA-2017 entro il 15 maggio 2018, fruendo del pagamento dell’importo residuo del debito iscritto a ruolo, senza corrispondere sanzioni e interessi di mora.

L’Agente della riscossione avviserà i debitori entro il 31 marzo 2018 mediante posta ordinaria della presenza di carichi per i quali alla data del 30 settembre 2017 non è ancora stata notificata la cartella di pagamento. In fase di compilazione del modello DA-2017 viene richiesto:

  • se effettuare il pagamento dell’importo “rottamato” in unica soluzione entro il 31 luglio 2018 ovvero in 5 rate di pari importo con prima scadenza al 31 luglio 2018 e ultima al 28 febbraio 2019;
  • di dichiarare che non vi sono giudizi pendenti aventi ad oggetto i carichi ai quali si riferisce la richiesta di rottamazione ovvero di assumersi l’impegno a rinunciare ai giudizi pendenti.

In caso di presenza di rateizzazioni relative a carichi affidati dal 1° gennaio 2017 al 30 settembre 2017, è comunque possibile presentare l’istanza di adesione alla definizione agevolata, anche nel caso in cui vi siano delle rate impagate. Il pagamento dei versamenti rateali scadenti in data successiva alla data di presentazione del modello DA-2017 è sospeso.

 

Si segnala che per quanto attiene la data di affidamento dei carichi all’Agente della riscossione, è possibile che in fase di conversione in legge del D.L. n.148/2017, il termine del 30 settembre 2017 venga portato in avanti e fissato in data successiva.

2. SALDO 2017 IMU E TASI

In questo contributo si provvederà a ricordare le principali regole applicative Imu e Tasi.

 

Si coglie l’occasione per ricordare di fornire il più tempestivamente possibile tutti i dati riguardanti modificazioni soggettive (acquisizioni, cessioni, etc.) e oggettive (modifiche catastali, inagibilità, ristrutturazioni, etc.) degli immobili posseduti, onde agevolare il calcolo delle imposte. Lo studio declina responsabilità in caso di mancata o inesatta comunicazione dei dati necessari.

In caso di nessuna comunicazione da parte del cliente si presume che la situazione sia esattamente quella in essere alla precedente scadenza del 16.12.2016.

 

Si rammenta che, per entrambi i tributi, l'imposta è dovuta per anni solari proporzionalmente alla quota di possesso e ai mesi dell'anno nei quali si è protratto tale possesso (a tal fine, il mese durante il quale il possesso si è protratto per almeno quindici giorni è computato per intero).

Versamenti

L’acconto risulta dovuto sulla base di aliquote e detrazioni deliberate per l’anno precedente (quindi quelle del 2016), mentre il conguaglio a saldo è determinato sulla base delle aliquote 2017, se pubblicate sul sito del Mef entro il termine del 28.10 (in caso contrario anche il saldo viene calcolato sulla base delle aliquote 2016).

 

scadenza Parametri di calcolo
Acconto 2017 16 giugno 2017 Aliquote 2016
Saldo 2017 16 dicembre 2017 Aliquote 2017 (se pubblicate entro 28.10)


I soggetti passivi

  • Imu

Sono soggetti passivi Imu i possessori di qualunque immobile, e in particolare:

  • il proprietario di immobili (solo se in piena proprietà, ossia per la quota non gravata da usufrutto);
  • l’usufruttuario (nel qual caso il titolare della nuda proprietà non deve versare);
  • il titolare del diritto d’uso;
  • il titolare del diritto di abitazione: nel caso di decesso di uno dei due coniugi, con riferimento alla casa coniugale, pagherà il coniuge superstite. Con riferimento agli altri immobili di proprietà del defunto pagherà l’imposta ciascuno degli eredi in ragione delle proprie quote di spettanza;
  • il titolare del diritto di enfiteusi;
  • il titolare del diritto di superficie;
  • il concessionario di aree demaniali;
  • nel caso di immobile utilizzato in forza di contratto di leasing il soggetto passivo è l’utilizzatore sin dalla data di stipula del contratto (anche per l’immobile in corso di costruzione);
  • il coniuge assegnatario della casa coniugale in seguito a provvedimento di separazione legale, annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio (quindi il coniuge non assegnatario, da quando perde il diritto a utilizzare l’immobile, non deve versare).
  • Tasi

Ai soli fini Tasi, l’imposta è dovuta

  • sia dal possessore dell’immobile (definito con le stesse regole previste ai fini Imu);
  • che dal detentore.

Per detentore si intende il soggetto che utilizza l’immobile in forza di un titolo diverso da un diritto reale. In particolare, sono detentori tenuti al pagamento della Tasi:

  • l’inquilino, quando l’immobile è dato in locazione;
  • il comodatario, quando l’immobile è oggetto di comodato;
  • l’affittuario, quando l’immobile è oggetto di un contratto di affitto di azienda.

La Tasi complessivamente dovuta in relazione all’immobile deve essere ripartita tra possessore e detentore. La misura della ripartizione è decisa dal Comune tramite proprio regolamento: l’imposta a carico del detentore deve essere compresa tra il 10% ed il 30% dell’imposta complessivamente dovuta sull’immobile (la parte rimanente è a carico del possessore). Se il Comune nulla prevede al riguardo, la quota a carico del detentore è del 10%.

L’imposta deve essere determinata secondo le condizioni soggettive del possessore. Se l’inquilino/comodatario abita l’immobile, non dovrà versare Tasi (il possessore, al contrario, dovrà pagare regolarmente su tale immobile sia l’Imu, che la Tasi di propria competenza).

 

Gli immobili interessati

L’Imu e la Tasi si devono versare con riferimento agli immobili posseduti sul territorio di ciascun Comune.

L’abitazione principale è esente tanto da Imu, quanto dalla Tasi.

 

Imu Tasi
Fabbricati
Abitazione principale, pertinenze e fabbricati assimilati No (solo A/1, A/8, A/9) No (solo A/1, A/8, A/9)
Fabbricati rurali No
Aree fabbricabili
Terreni agricoli No

 

  • Fabbricati

I fabbricati sono imponibili sia ai fini Imu che ai fini Tasi secondo le medesime regole. Ad esclusione dei fabbricati di categoria catastale D privi di rendita (per i quali si utilizzano i valori contabili), per tutti gli altri fabbricati si farà riferimento alle rendite risultanti in catasto, vigenti al 1° gennaio dell'anno di imposizione, rivalutate del 5%, alle quali applicare specifici moltiplicatori.

Tanto ai fini Imu quanto ai fini Tasi è prevista inoltre una riduzione del 50% della base imponibile per i fabbricati inagibili ed inabitabili, nonché per gli immobili vincolati ai sensi dell’articolo 10, D.Lgs. 42/2004.

I fabbricati posseduti dal costruttore (o ristrutturatore), destinati alla vendita e non locati, sono esenti dall’Imu, mentre la Tasi risulta dovuta.

È possibile beneficiare della riduzione al 50% in relazione agli immobili dati in uso gratuito ai familiari in linea retta entro il primo grado, con contratto registrato; tale agevolazione è comunque soggetta al rispetto di determinati vincoli.

  • Terreni agricoli

I terreni agricoli sono imponibili solo ai fini Imu. La base imponibile è costituita dal reddito dominicale risultante in catasto, vigente al 1° gennaio dell'anno di imposizione, rivalutato del 25%, a cui applicare un moltiplicatore di 135.

I terreni sono comunque esenti da Imu nelle seguenti situazioni:

  • quando ubicati nei Comuni montani elencati nella circolare 9 del 1993. Alcuni Comuni sono designati parzialmente montani (PD) e l’esenzione vale per una parte del territorio comunale;
  • viene confermata l’esenzione per i terreni ubicati nelle cosiddette “isole minori” indicate nell’allegato A della L. 448/2001 (sono sostanzialmente tutte le isole italiane, eccettuate la Sicilia e la Sardegna);
  • per i Coltivatori Diretti e gli Imprenditori Agricoli Professionali, purché iscritti nell’apposita previdenza, l’esenzione spetta per tutti i terreni non edificabili, ovunque ubicati (quindi anche in territori pianeggianti). A tal fine, è necessario che detti terreni siano sia posseduti che condotti da parte di tali soggetti;

viene confermata l’esenzione per i terreni a immutabile destinazione agrosilvopastorale a proprietà collettiva indivisibile e inusucapibile.

  • Aree edificabili

Le aree fabbricabili sono tassate tanto ai fini Imu quanto ai fini Tasi. La base imponibile è data dal valore venale in comune commercio. Si ricorda comunque che molti Comuni individuano dei valori di riferimento ai quali il contribuente può adeguarsi per evitare contestazioni future.

Per i coltivatori diretti e gli imprenditori agricoli professionali è prevista la “finzione di non edificabilità” delle aree: se tali soggetti coltivano il terreno saranno esentati da Imu come fosse un terreno agricolo, anche se gli strumenti urbanistici, PRG o altro, lo qualificano suscettibile di utilizzazione edificatoria.

In caso di utilizzazione edificatoria dell'area (costruzione di nuovo edificio), di demolizione di fabbricato, di interventi di recupero, ristrutturazione e risanamento conservativo, l’immobile interessato dovrà considerarsi ai fini fiscali area edificabile e la base imponibile sarà costituita dal valore venale.

3. GLI OMESSI VERSAMENTI DELL’IVA DERIVANTE DALLE LIQUIDAZIONI PERIODICHE E GLI AVVISI DI LIQUIDAZIONE SPEDITI VIA PEC DALL’AGENZIA DELLE ENTRATE

A decorrere dal 1° gennaio 2017 è entrato in vigore l’obbligo di comunicazione telematica delle liquidazioni periodiche Iva, con cadenza trimestrale (ai sensi dell’articolo 21-bis, D.L. 78/2010 e del provvedimento n. 58793 del 27 marzo 2017).

Relativamente al primo trimestre 2017, il cui invio scadeva lo scorso 12 giugno 2017, l’Agenzia delle entrate ha dapprima avvisato, nel mese di luglio, i contribuenti (con una lettera di invito alla compliance) dell’eventuale presenza di incoerenze relativamente ai versamenti dell’Iva dovuta e successivamente, nel mese di settembre, ha richiesto l’Iva omessa con un avviso bonario emesso ai sensi dell’articolo 54-bis, D.P.R. 633/1972, inibendo di fatto dalla data di ricevimento dell’avviso la facoltà di fruire del ravvedimento operoso.

La ricezione via pec dell’avviso bonario e la possibilità di fruire del pagamento rateale

Ai sensi dell’articolo 21-bis, comma 5, D.L. 78/2010 l’Agenzia delle entrate può provvedere, anche prima della dichiarazione annuale Iva, a controllare la tempestiva effettuazione dei versamenti dell’imposta sul valore aggiunto indipendentemente dalla presenza di un pericolo per la riscossione previsto normativamente dall’articolo 54-bis, comma 2-bis, D.P.R. 633/1972.

Grazie all’incrocio tra i dati contenuti nelle liquidazioni periodiche Iva inviati entro il 12 giugno 2017 ed i versamenti dell’Iva effettuati, l’Agenzia delle entrate ha emesso dapprima le lettere di compliance e, per i contribuenti che non hanno ravveduto immediatamente i versamenti omessi, ha inviato via pec gli avvisi bonari con l’applicazione della sanzione del 10% e degli interessi dovuti. Quanto accaduto relativamente ai mancati versamenti dell’imposta sul valore aggiunto del primo trimestre è utile al contribuente per scegliere il comportamento da adottare relativamente ai mancati versamenti dei trimestri successivi: è possibile fruire del ravvedimento operoso nei giorni successivi al ricevimento della lettera di compliance, ma prima della ricezione dell’avviso bonario, che viene notificato poche settimane dopo il ricevimento dell’invito a regolarizzare l’omesso versamento.

Una volta notificato l’avviso bonario ai sensi dell’articolo 54-bis, D.P.R. 633/1972 è possibile chiederne il riesame se si ritiene che il risultato del controllo non sia corretto (si tratta di un atto non impugnabile, per cui non è possibile presentare ricorso). Se l’ufficio riscontra degli errori ed elabora una nuova comunicazione tenendo conto delle correzioni, i termini per effettuare il pagamento integrale o della prima rata decorrono dal ricevimento dell’avviso bonario rettificato.

Qualora, invece, l’esito del controllo automatizzato che ha generato l’avviso bonario sia corretto, il contribuente può alternativamente:

  1. pagare quanto dovuto in una unica soluzione entro 30 giorni dal ricevimento dell’avviso bonario, con la riduzione della sanzione a 1/3 (quindi, il 10% in luogo dell’ordinaria misura del 30%);
  2. richiedere la rateazione dell’importo dovuto tramite l’apposita funzionalità presente sul sito dell’Agenzia delle entrate. Se l’importo dovuto è inferiore a 5.000 euro, è possibile pagare in un numero massimo di 8 rate trimestrali; se l’importo dovuto è superiore a euro 5.000 è possibile pagare in un numero massimo di 20 rate trimestrali. La prima rata va sempre versata entro 30 giorni dal ricevimento dell’avviso bonario e sulle rate successive sono dovuti gli interessi al tasso del 3,5% annuo;
  3. lasciare scadere l’avviso non pagando e non rateizzando quanto dovuto entro 30 giorni dal ricevimento della comunicazione. In tal caso, l’importo originario dovuto viene iscritto a ruolo con la notifica della cartella di pagamento (alcuni mesi dopo) contenente le sanzioni calcolate in misura piena (generalmente al 30% anziché al 10%), gli interessi dovuti e gli aggi di riscossione. Sarà poi possibile rateizzare la cartella di pagamento in rate mensili fino ad un massimo di 72, a seconda dell’importo dovuto e del calcolo di alcuni indici.

Il reato di omesso versamento Iva: la soglia di 250.000 euro

L’Articolo 10-ter, D.Lgs. 74/2000 sancisce che sia punito con la reclusione da 6 mesi a 2 anni chiunque non versi l’Iva dovuta in base alla dichiarazione Iva annuale per un ammontare superiore a 250.000 euro per ciascun periodo di imposta, entro il termine per il versamento dell’acconto relativo al periodo di imposta successivo (27 dicembre). L’articolo 13, D.Lgs. 74/2000 prevede delle cause di non punibilità del reato di cui all’articolo 10-ter qualora i debiti tributari, comprese le sanzioni amministrative e gli interessi, siano estinti mediante integrale pagamento degli importi dovuti.

La norma individua la soglia di 250.000 euro nell’ammontare dell’Iva dovuta sulla base delle liquidazioni periodiche del singolo periodo di imposta, così come risultanti dalla presentazione della dichiarazione Iva (per il periodo di imposta 2017, la scadenza per inviare la dichiarazione Iva è fissata al 30 aprile 2018). La elaborazione da parte dell’Agenzia delle entrate di un avviso bonario ai sensi dell’articolo 54-bis, D.P.R. 633/1972 relativo ad uno dei primi 3 trimestri del periodo di imposta 2017, che viene notificato al contribuente in data antecedente al termine di presentazione della dichiarazione Iva annuale (30 aprile dell’anno successivo), determina la necessità di tenere monitorata la soglia dell’imposta sul valore aggiunto non versata, distinguendola dalle componenti di sanzioni e di interessi che determinano l’ammontare complessivo dovuto risultante dall’avviso bonario. Nel caso di pagamento rateale degli stessi è opportuno iscrivere il debito complessivo (comprese sanzioni e interessi) risultante dall’avviso bonario in un nuovo sotto conto contabile denominato “Debito Iva I trim. 2017”. Si tenga, infine, presente, che con la rateazione dell’avviso bonario non si ottengono benefici ai fini della verifica della predetta soglia dei 250.000 euro, posto che ai fini della consumazione del reato conta unicamente il debito di imposta che risulta tale alla data del 27 dicembre dell’anno successivo (lo stesso, in ogni, caso, verrà quindi decurtato delle eventuali rate, in quota capitale, corrisposte fino alla predetta data).

4. SUPER E IPER AMMORTAMENTO ANCHE SUL LEASING CONCLUSO NEL 2018

Premesso che la disciplina riguardante il super ammortamento e l’iper ammortamento dovrebbe essere oggetto di proroga ad opera della prossima legge di bilancio (sul tema saranno forniti i necessari aggiornamenti quando vi sarà la definitiva approvazione), di recente l’Agenzia si è espressa, attraverso la risoluzione n. 132/E/2017, affermando il principio di equivalenza tra acquisto diretto ed in leasing anche con riferimento all’applicazione delle citate agevolazioni in relazione ai beni ordinati entro la fine del 2017, ma consegnati successivamente.

Il super e l’iper ammortamento

Al fine di incentivare gli investimenti in beni strumentali nuovi è prevista un’agevolazione che consente una maggiore deduzione pari al 40%:

  • del costo sostenuto per l’acquisto in proprietà di beni strumentali materiali nuovi (beneficiabile quindi tramite una maggiorazione del 40% della quota di ammortamento deducibile);
  • del canone di leasing di competenza (sul punto l’Agenzia ha precisato che la maggiorazione riguarda solo la quota capitale e non anche la quota interessi).

Al fine di poter applicare la disciplina agevolata, l’acquisto del bene deve avvenire:

  • entro il 31 dicembre 2017 (salvo la proroga di cui si è detto)

ovvero entro il 30 giugno 2018 ma, in quest’ultimo caso, a condizione che entro dicembre 2017 sia accettato il relativo ordine e siano pagati acconti in misura pari al 20% del costo di acquisizione (devono essere rispettate entrambe le condizioni).

Con riferimento a specifici investimenti di elevato standard tecnologico rientranti nel protocollo “Industria 4.0” il bonus è elevato al 150% (si tratta del cosiddetto iper ammortamento); detta maggiorazione compete per gli investimenti effettuati fino al 31 dicembre 2017, ovvero fino al 30 settembre 2018 (quindi vi sono 3 mesi in più rispetto al super ammortamento) purché, anche in questo caso, sia presente ordine sottoscritto ed acconti del 20% entro il 31 dicembre 2017.

Come chiarito dalla circolare n. 4/E del 30 marzo 2017:

  • per i beni acquisiti in proprietà, il momento dell’accettazione dell’ordine da parte del venditore e quello del pagamento di acconti per almeno il 20% entro il 31 dicembre 2017 sono agevolmente individuabili. Relativamente a tali momenti il contribuente è tenuto a conservare idonea documentazione giustificativa (ad esempio, copia dell’ordine, corrispondenza, email, bonifici, etc.);
  • per i beni acquisiti tramite locazione finanziaria, entro il 31 dicembre 2017 deve essere sottoscritto da entrambe le parti il relativo contratto di leasing e deve essere avvenuto il pagamento di un maxicanone in misura almeno pari al 20% della quota capitale complessivamente dovuta al locatore. In tal caso, la maggiorazione spetterà anche per i contratti di leasing per i quali il momento di effettuazione dell’investimento (consegna del bene al locatario o esito positivo del collaudo) si sia verificato oltre il 31 dicembre 2017.

Nella risoluzione n. 132/E/2017 l’Agenzia esamina il caso di leasing sottoscritto dopo il 31 dicembre 2017, con ordine e versamento al fornitore di un acconto almeno pari al 20% del costo di acquisizione del bene.

Al fine di consentire al contribuente la possibilità di valutare anche successivamente all’ordine la modalità di finanziamento dell’investimento, l’Agenzia ammette il beneficio in relazione a tale soluzione precisando che:

  • quando vi sia compensazione dell’acconto versato al fornitore con il maxicanone iniziale da corrispondere alla società di leasing, l’investitore può, quindi, fruire della maggiorazione in quanto, entro il 31 dicembre 2017, ha effettuato un ordine accettato dal fornitore e ha versato ad esso un acconto almeno pari al 20%. Alla data prevista dalla norma esiste, infatti, sia l’impegno all’acquisizione del bene che il versamento minimo da parte dell’investitore; risulta irrilevante, ai fini delle disposizioni in esame, che l’impegno venga inizialmente assunto nei confronti del fornitore e che l’acconto, a seguito della compensazione, si “trasformi” sostanzialmente in un maxicanone;
  • quando vi sia la restituzione da parte del fornitore dell’acconto versato, l’Agenzia ritiene che, per le medesime considerazioni appena esposte (esistenza dell’impegno e del versamento minimo al 31 dicembre 2017), l’investitore possa, ugualmente, fruire della maggiorazione; ciò a condizione, però, che in sede di restituzione dell’acconto da parte del fornitore e di stipula del contratto di leasing venga corrisposto al locatore un maxicanone in misura almeno pari al predetto acconto e venga inserito nel contratto di leasing stesso il riferimento all’ordine originariamente effettuato con il fornitore del bene.

5. DETRAZIONE DEL 50% PER IL RECUPERO EDILIZIO E BONUS MOBILI ANCHE NEL 2018

Il Ddl. di bilancio 2018 contiene disposizioni che prorogano alcune detrazioni già esistenti, altre che in parte le modificano e altre ancora che ne introducono di nuove. Anzitutto, è prorogata alle spese sostenute fino al 31 dicembre 2018 la detrazione IRPEF di cui all’art. 16-bis del TUIR, attualmente prevista per gli interventi volti al recupero edilizio nella misura del 50%. Allo stesso modo, è esteso anche alle spese sostenute nell’anno 2018 il c.d. “bonus mobili” di cui all’art. 16 comma 2 del DL 63/2013. Si tratta, lo si ricorda, della detrazione IRPEF del 50% spettante a seguito dell’acquisto di mobili ed elettrodomestici finalizzati all’arredo “dell’immobile oggetto di ristrutturazione”. In relazione agli acquisti effettuati nel corso dell’anno 2018, tuttavia, gli interventi di recupero devono essere iniziati dal 1° gennaio 2017.

Anche in relazione alla detrazione IRPEF/IRES per interventi di riqualificazione energetica degli edifici, di cui ai commi 344-347 dell’art. 1 della L. 296/2006, l’aliquota del 65% è estesa alle spese sostenute fino al 31 dicembre 2018.

L’aliquota è tuttavia ridotta al 50% per le spese sostenute dal 1° gennaio 2018 relative agli interventi di:

- acquisto e posa in opera di finestre comprensive di infissi e di schermature solari;

- sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di caldaie a condensazione o dotati di generatori di calore alimentati da biomasse combustibili.

Per tutti gli interventi di riqualificazione energetica, i soggetti (c.d. “incapienti”), che non sono tenuti al pagamento dell’IRPEF in quanto si trovano nelle condizioni di cui all’art. 11 comma 2 e all’art. 13 comma 1 lett. a) e comma 5 lett. a) del TUIR, possono cedere a soggetti terzi il corrispondente credito.

Delle nuove detrazioni sono poi introdotte per gli interventi di “sistemazione a verde”, per gli abbonamenti al trasporto pubblico e per le polizze assicurative contro eventuali calamità naturali.

Per l’anno 2018, è prevista una detrazione dall’imposta lorda, nella misura del 36% delle spese documentate relative agli interventi (anche se eseguiti sulle parti comuni condominiali) riguardanti:

- la “sistemazione a verde” di aree scoperte private di edifici esistenti, unità immobiliari, pertinenze o recinzioni, impianti di irrigazione e realizzazione pozzi;

- la realizzazione di coperture a verde e di giardini pensili.

La detrazione è fruibile fino a un ammontare complessivo delle stesse non superiore a 5.000 euro per unità immobiliare e deve essere ripartita in 10 quote annuali di pari importo.

Detraibili anche i premi per assicurazioni contro calamità naturali

A decorrere dal 1° gennaio 2018, inoltre, sono detraibili nella misura del 19%:

- le spese sostenute per l’acquisto degli abbonamenti al servizio di trasporto pubblico locale, regionale e interregionale per un importo non superiore a 250 euro (le spese sono detraibili anche se sono state sostenute nell’interesse dei familiari fiscalmente a carico, ai sensi dell’art. 12 del TUIR);

- i premi per assicurazioni aventi come oggetto il rischio di eventi calamitosi stipulate relativamente a unità immobiliari a uso abitativo.

6. IN SCADENZA L’INVIO DELLE LIQUIDAZIONI PERIODICHE IVA PER IL TERZO TRIMESTRE

Entro il termine del 30 novembre 2017, i soggetti passivi IVA sono tenuti a trasmettere la comunicazione dei dati delle liquidazioni periodiche, con riferimento alle liquidazioni IVA (mensili o trimestrali) relative ai mesi di luglio, agosto e settembre (terzo trimestre) 2017.La scadenza del termine del 30 novembre riguarda le sole liquidazioni periodiche, essendosi persa la coincidenza dell’adempimento con la comunicazione dei dati delle fatture.

Tra le questioni più delicate connesse alla comunicazione LP si annoverano:

- la presenza di liquidazioni “a zero”, derivanti dall’assenza di operazioni attive nel periodo di riferimento oppure dall’effettuazione di sole operazioni esenti o non imponibili nel periodo;

- la compilazione del quadro VP del modello in presenza di operazioni in reverse charge e split payment.

I soli soggetti esonerati dalla comunicazione ex art. 21-bis comma 3 del DL 78/2010 sono coloro che non sono obbligati alla presentazione della dichiarazione annuale IVA o all’effettuazione delle liquidazioni periodiche, “sempre che, nel corso dell’anno, non vengano meno le predette condizioni di esonero”. Come indicato nelle risposte alle FAQ del 26 maggio 2017, l’obbligo di invio della comunicazione LP non ricorre per i soggetti passivi che nel periodo di riferimento non hanno effettuato alcuna operazione, né attiva né passiva. L’obbligo, invece, sussiste nell’ipotesi in cui occorra dare evidenza del riporto di un credito proveniente dal trimestre precedente. Pertanto, se non emergono crediti IVA da riportare dal secondo trimestre 2017 e in assenza di operazioni attive/passive per il terzo trimestre, si è esonerati dalla presentazione della comunicazione. La stessa regola vale per i soggetti con liquidazioni mensili: è l’ipotesi del soggetto passivo che non ha effettuato operazioni per il mese di settembre 2017 e che non ha riportato alcun credito IVA dal mese di agosto; in questa circostanza può non essere presentato il modulo VP riferito al mese di settembre. Inoltre, come già descritto in precedenza, sono esonerati dalla dichiarazione annuale e quindi dalla comunicazione LP i soggetti passivi che effettuano solo operazioni esenti, sempreché non vengano effettuati acquisti in reverse charge, il che fa venir meno le condizioni di esonero e rende dovuta la comunicazione. Un’altra ipotesi di decadenza dal regime di esonero dalla presentazione della comunicazione delle liquidazioni periodiche riguarda i produttori agricoli che passino dal regime speciale dell’agricoltura al regime IVA ordinario, con conseguente obbligo di rettifica della detrazione. Diversamente dalla generalità dei casi, nei quali la rettifica della detrazione si opera solo nella dichiarazione annuale IVA, per i produttori agricoli è possibile operare la rettifica già nella prima liquidazione periodica successiva al cambio di regime (R.M. 2 febbraio 1999 n. 10). In questa ipotesi, va presentata la comunicazione LP e il credito derivante dalla rettifica della detrazione a favore, derivante dal passaggio nel regime IVA ordinario, è incluso nel rigo VP5.

Le sanzioni per le comunicazioni LP omesse, incomplete o infedeli sono comprese tra 500 e 2.000 euro. Se l’invio del modello, per il terzo trimestre 2017, è effettuato entro il 15 dicembre 2017, la sanzione si riduce a 27,78 euro, se viene versata entro il 28 febbraio 2018, beneficiando del ravvedimento operoso. Se, invece, l’invio del modello avvenisse nel periodo tra il 16 dicembre 2017 e il 28 febbraio 2018, la sanzione da versare, entro il 28 febbraio 2018, a fronte del perfezionarsi del ravvedimento, sarebbe pari a 55,56 euro.

 

Lo studio rimane a disposizione per eventuali ulteriori chiarimenti.

 

Distinti saluti                                                           Consulenti Associati - La Segreteria

I commenti sono chiusi