Ai gentili Clienti
Loro sedi

PRIVACY
Ai fini della piena osservanza delle norme contenute nel Regolamento UE 27 aprile 2016 n. 679 “Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati”, si comunica che:
. Entro breve tempo e gradualmente lo studio non invierà più ai clienti per posta elettronica, neppure per pec, documenti sensibili come le dichiarazioni dei redditi, i cedolini paga, e ogni altro documento simile, al fine di evitare ogni rischio di divulgazione di informazioni riservate ed in osservanza delle norme in vigore.
. Li metterà invece a disposizione sull’area riservata del nuovo sito internet in avanzata fase di completamento, dal quale ogni cliente potrà agevolmente scaricarli e poterne disporre.
. Nell’area ogni cliente troverà disponibili i documenti ogni volta che verranno prodotti e resi definitivi.
. A tale scopo verrà fornita una username ed una password personale, ed a tale scopo si invitano i titolari o i legali rappresentanti ad accedere presso lo studio dal prossimo 1.4.2019 per la consegna della busta contenente dette credenziali.
Si ricorda che dal prossimo mese di giugno, presumibilmente, inizieranno i controlli relativi alla Legge sulla privacy, pertanto, per evitare le previste onerose sanzioni, si invitano i nostri Clienti a prestare la dovuta attenzione ai necessari adempimenti.

Riapertura dei termini per la presentazione delle domande di agevolazione
A partire dal 7 febbraio 2019 è disposta la riapertura dello sportello per la presentazione da parte delle imprese delle domande di accesso di cui all’articolo 2, D.L. 69/2013. Trattasi della possibilità di accedere al finanziamento (con facoltà di fruire della garanzia all’80% del Fondo di garanzia per le PMI) e al contributo in conto interessi per l’acquisto di beni strumentali nuovi. Il contestuale decreto direttoriale n. 1337 del 28 gennaio 2019 ha disposto l’accoglimento delle prenotazioni pervenute nel mese di dicembre 2018 e non soddisfatte per l’insufficienza delle risorse disponibili. Viene, inoltre, confermato che le domande inviate via pec dalle piccole e medie imprese nel periodo compreso tra il 4 dicembre 2018 e il 6 febbraio 2019 sono considerate irricevibili.
(Ministero dello sviluppo economico, decreto direttoriale n. 1338, 28/01/2019)

Sono 175 gli indicatori sintetici di affidabilità approvati per il periodo di imposta 2018
Il decreto del Ministero dell’economia e delle finanze del 28 dicembre 2018 ha approvato 106 nuovi ISA, che si aggiungono ai 69 approvati dal decreto del 23 marzo 2018. Il successivo provvedimento n.23721 dell’Agenzia delle entrate ha approvato le istruzioni e i modelli per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli indici sintetici di affidabilità fiscale da applicare per il periodo di imposta 2018. I modelli che sono approvati con il presente provvedimento costituiscono parte integrante della dichiarazione dei redditi da presentare con il modello Redditi 2019.
(Agenzia delle entrate, provvedimento n. 23721, 30/01/2019)

Trasmissione dei corrispettivi solo con registratore telematico
L’articolo 2, D.Lgs. 127/2015 ha stabilito che la memorizzazione elettronica e la trasmissione telematica all’Agenzia delle entrate dei dati relativi ai corrispettivi giornalieri sia:
• volontaria, previo esercizio della relativa opzione entro il 31 dicembre 2018;
• obbligatoria per i soggetti passivi che effettuano cessioni di beni o prestazioni di servizi tramite distributori automatici;
• dal 1° luglio 2019 obbligatoria per i soggetti con un volume d’affari superiore a 400.000 euro;
• dal 1° gennaio 2020 obbligatoria per tutti coloro che effettuano le operazioni di commercio al minuto e attività assimilate.
La risposta all’istanza di interpello n. 9 esclude soluzioni operative incompatibili con le specifiche tecniche previste dal provvedimento n. 182017 del 28 ottobre 2016, compresa, quindi, l’ipotesi di un Server-RT unico e centralizzato per azienda, collocato fuori dal territorio nazionale ed in cui i dati relativi ai corrispettivi, sebbene salvati in maniera immodificabile, non vengano inviati con cadenza quotidiana.
(Agenzia delle entrate, risposta a interpello n. 9, 23/01/2019

SCADE IL 28 febbraio 2019 la Comunicazione delle operazioni transfrontaliere (c.d. “esterometro”)
A decorrere dal periodo d’imposta 2019, i soggetti passivi IVA stabiliti nel territorio dello Stato italiano sono tenuti, salvo specifiche eccezioni, a trasmettere telematicamente all’Agenzia delle Entrate i dati relativi alle cessioni di beni ed alle prestazioni di servizi che intercorrono con soggetti non stabiliti nel territorio dello Stato (art. 1 co. 3-bis del DLgs. 127/2015).
La trasmissione telematica dei dati deve avvenire, secondo le regole definite dal provv. Agenzia delle Entrate 30.4.2018 n. 89757, entro l’ultimo giorno del mese successivo a quello di emissione o registrazione del documento.
Sono obbligati alla comunicazione tutti i soggetti passivi IVA residenti o stabiliti nel territorio dello Stato italiano.
Sono esonerati dalla comunicazione in esame i soggetti che operano in base:
• al regime di vantaggio per l’imprenditoria giovanile ex art. 27 co. 1 e 2 del DL 98/2011 (abrogato ma ancora applicabile da parte di coloro che vi avevano aderito prima del 31.12.2015);
• al regime forfetario per gli autonomi di cui all’art. 1 co. 54 – 89 della L. 190/2014.
La comunicazione ha ad oggetto i dati relativi alle cessioni di beni ed alle prestazioni di servizi:
• effettuate nei confronti di soggetti non stabiliti in Italia;
• ricevute da soggetti non stabiliti in Italia.
Il generico riferimento ai “soggetti” non stabiliti fa ritenere che la comunicazione sia dovuta sia per le operazioni nei confronti di soggetti passivi IVA non stabiliti in Italia quanto nei confronti di “privati consumatori” non stabiliti.
Sono escluse le operazioni per le quali:
• è stata emessa una bolletta doganale (es. importazioni);
• è stata emessa o ricevuta una fattura elettronica trasmessa mediante il Sistema di Interscambio (SdI).
La comunicazione richiede l’esposizione dei seguenti dati, laddove presenti:
• dati identificativi del cedente o prestatore;
• dati identificativi del cessionario o committente;
• data del documento comprovante l’operazione;
• data di registrazione (per i soli documenti ricevuti e le relative note di variazione);
• numero del documento;
• base imponibile IVA;
• aliquota IVA applicata;
• imposta;
• tipologia dell’operazione (nel caso in cui l’imposta non sia indicata nel documento).
L’obbligo di comunicazione è relativo ai documenti emessi e ricevuti a decorrere dall’1.1.2019 (cfr. art. 1 co. 916 della L. 27.12.2017 n. 205, legge di bilancio 2018).
La trasmissione telematica è effettuata entro l’ultimo giorno del mese successivo:
• a quello della data del documento emesso;
• ovvero a quello della data di ricezione del documento comprovante l’operazione, da intendersi come la data di registrazione dell’operazione ai fini della liquidazione dell’IVA.
Dovrebbero, quindi, rientrare nella comunicazione del mese precedente (es. gennaio) le fatture di acquisto ricevute e registrate entro il giorno 15 del mese successivo (es. febbraio) e computate nella liquidazione del mese precedente (es. gennaio).
La prima comunicazione, relativa al mese di gennaio 2019, scade quindi il 28.2.2019.
Nella seguente tabella si riepilogano le scadenze relative al periodo d’imposta 2019, tenendo conto dei differimenti al primo giorno lavorativo successivo dei termini che cadono di sabato o in giorno festivo.

Mese di riferimento Scadenza della comunicazione
Gennaio 2019 28.2.2019
Febbraio 2019 1.4.2019
Marzo 2019 30.4.2019
Aprile 2019 31.5.2019
Maggio 2019 1.7.2019
Giugno 2019 31.7.2019
Luglio 2019 2.9.2019
Agosto 2019 30.9.2019
Settembre 2019 31.10.2019
Ottobre 2019 2.12.2019
(il 30.11.2019 cade di sabato)
Novembre 2019 31.12.2019
Dicembre 2019 31.1.2020

SCADE IL 31 MARZO 2019 LA CERTIFICAZIONE DEGLI UTILI CORRISPOSTI NEL 2018
La certificazione degli utili e dei proventi equiparati (Cupe) deve essere rilasciata entro il 31 marzo 2019 ai soggetti residenti nel territorio dello Stato percettori di utili derivanti dalla partecipazione in soggetti Ires, residenti e non residenti, in qualunque forma corrisposti, nel 2018. La certificazione Cupe non va rilasciata, invece, in relazione agli utili e agli altri proventi assoggettati a ritenuta a titolo d’imposta o a imposta sostitutiva.
In occasione della prossima scadenza occorrerà utilizzare il nuovo modello approvato con provvedimento del 15 gennaio 2019, disponibile sul sito dell’Agenzia delle entrate, che sostituisce il precedente modello approvato il 12 gennaio 2018.
La principale novità riguarda l’esposizione dei dividendi a cui risulta applicabile la nuova disciplina: nel nuovo schema di certificazione, infatti, sono state recepite le disposizioni contenute nell’art. 1, commi da 999 a 1006 della legge 27 dicembre 2017, n. 205 – Legge di Bilancio 2018, che ha equiparato il trattamento fiscale delle partecipazioni di natura qualificata a quelle di natura non qualificata con riferimento ai redditi di capitale percepiti dal 1° gennaio 2018 dalle persone fisiche al di fuori dell’esercizio d’impresa, il cui prelievo è formato da una ritenuta a titolo di imposta del 26%.
Tuttavia, le disposizioni previgenti continuano ad applicarsi con riferimento alle distribuzioni di utili derivanti da partecipazioni qualificate, limitatamente agli utili prodotti fino all’esercizio in corso al 31 dicembre 2017, la cui distribuzione sia stata deliberata nel periodo compreso tra il 1º gennaio 2018 ed il 31 dicembre 2022 (articolo 1 comma 1006 della legge 205 del 27 dicembre 2017).
Gli utili e i proventi corrisposti nel 2018 che vanno certificati
Il modello Cupe va consegnato da parte dei soggetti che hanno corrisposto le somme ai singoli percipienti entro il 31 marzo 2019 (non va trasmesso telematicamente all’Agenzia delle entrate). I percettori degli utili dovranno utilizzare i dati contenuti nella certificazione per indicare i proventi conseguiti nella dichiarazione annuale dei redditi.
Le somme da certificare mediante il modello Cupe fanno principalmente riferimento:
• alle riserve di utili distribuite;
• alle riserve di capitale distribuite;
• agli utili derivanti dalla partecipazione in SIIQ e in SIINQ (società di investimento immobiliare quotate o non quotate), assoggettati alla ritenuta alla fonte a titolo di acconto;
• ai proventi derivanti da titoli e strumenti finanziari assimilati alle azioni;
• agli interessi (riqualificati come dividendi) dei finanziamenti eccedenti di cui all’articolo 98, Tuir (in vigore fino al 31 dicembre 2007) direttamente erogati dal socio o dalle sue parti correlate;
• alle remunerazioni nei contratti di associazione in partecipazione o cointeressenza con apporto di capitale.
L’obbligo di certificazione sussiste anche per i dividendi corrisposti a soggetti non residenti se assoggettati a ritenuta o a imposta sostitutiva, per consentire agli stessi il recupero del credito d’imposta (nel Paese estero di residenza) per le imposte pagate in Italia.
Non devono essere certificati da parte delle società emittenti:
• gli utili e gli altri proventi assoggettati a ritenuta a titolo d’imposta o ad imposta sostitutiva ai sensi degli articoli 27 e 27-ter, D.P.R. 600/1973;
• gli utili e i proventi relativi a partecipazioni detenute nell’ambito di gestioni individuali di portafoglio di cui all’articolo 7, D.Lgs. 461/1997.
Dividendi
Pertanto, prendendo a riferimento il caso più frequente di compilazione, ossia quello riguardante la distribuzione di riserve di utili ai soci di società di capitali non quotate e non trasparenti:
• non dovrà essere rilasciata alcuna certificazione ai soci non qualificati (ossia quelli che possiedono una quota di partecipazione non superiore al 20% dei diritti di voto esercitabili in assemblea);
• per i soci qualificati (coloro che possiedono una quota che supera la richiamata soglia del 20%) in quanto una frazione del dividendo dovrà concorrere al reddito complessivo del percettore, occorrerà emettere la certificazione solo nel caso in cui sia avvenuta una distribuzione di utili formati fino all’esercizio in corso al 31 dicembre 2017, la cui distribuzione sia stata deliberata nel periodo compreso tra il 1º gennaio 2018 ed il 31 dicembre 2022. Al riguardo, occorrerà compilare opportunamente uno dei campi 28/29/30 a seconda dell’anno di formazione della riserva di utili distribuita, affinché il socio possa conoscere da quale riserva è stato attinto di dividendo distribuito.

AUTOLIQUIDAZIONE INAIL 2018/2019 – RINVIATO IL TERMINE PER IL PRIMO VERSAMENTO
Con la circolare dello scorso 11 gennaio 2019 l’Inail ha reso noto che la scadenza del prossimo 16 febbraio, entro la quale i datori di lavoro dovevano calcolare e versare il premio Inail, dovuto quale conguaglio a saldo per l’anno precedente (regolazione) e anticipo per l’anno in corso (rata), è stata spostata al 16 maggio 2019 al fine di consentire l’applicazione delle nuove tariffe dei premi oggetto di revisione secondo il disposto della Legge di Bilancio 2019 (articolo 1, comma 1125).
Attraverso l’autoliquidazione del premio il datore di lavoro comunica all’Inail le retribuzioni effettivamente corrisposte nell’anno precedente ai lavoratori e agli altri soggetti assicurati contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, compilando il modello 1031 (modulo per la dichiarazione delle retribuzioni).
In virtù dello slittamento di date previsto dalla Legge di Bilancio 2019 il versamento e la presentazione del modello 1031 (da presentarsi in via telematica) avranno, per il 2019, la medesima scadenza (prima differenti), ma modificata rispetto al passato, i nuovi termini sono stabiliti come segue:
Adempimento Scadenza 2019 Scadenza anni precedenti
Versamento premio Inail 16 maggio 16 febbraio
Presentazione modello 1031 16 maggio 28 febbraio
Il premio può essere versato in un’unica soluzione o in quattro rate di ugual importo, la prima delle quali usualmente scadente il 16 febbraio, l’Inail è intervenuta anche in relazione alla scadenza delle rate stabilendo, nella circolare citata, che in caso di pagamento in unica soluzione la data di versamento risulterà slittata al 16 maggio e, in caso di pagamento del premio in 4 rate, i termini di scadenza della prima e della seconda rata per il 2019 saranno unificati al 16 maggio 2019.
Le rate successive, come di abitudine, scadranno il giorno 16 dei mesi di agosto (scadenza che per effetto della proroga di ferragosto confluirà al 20 agosto) e novembre (per il 2019 tale data corrisponderà al 18 del mese di novembre essendo il 16 un sabato) maggiorate degli interessi, da calcolare in base a un tasso annuo comunicato dall’Inail stessa.
Scadenze novellate valide per il 2019
I rata o rata unica 16 maggio 2019
II rata 16 maggio 2019
III rata 20 agosto 2019
IV rata 18 novembre 2019

REGIME FORFETTARIO – RIDUZIONE CONTRIBUTIVA DA RICHIEDERE ENTRO IL 28 FEBBRAIO
Uno dei vantaggi offerti dal regime forfettario è la riduzione del carico contributivo: a tali soggetti viene infatti riconosciuta la possibilità di ottenere una riduzione dei contributi previdenziali dovuti per un importo pari al 35%, tanto in relazione ai minimali (pagati trimestralmente), quando sulle eccedenze calcolate sul reddito effettivo dichiarato nel modello Redditi.
Tale riduzione è applicabile esclusivamente ai contributi dovuti alla gestione artigiani e commercianti, mentre non è applicabile ai soggetti iscritti alla Gestione separata.
Va però notato che tale riduzione è facoltativa ed autonoma (nel senso che è possibile utilizzare il regime forfettario senza richiedere la riduzione dei contributi): tale riduzione, infatti, comporta anche una minore copertura previdenziale in quanto, nel caso di versamento di un contributo inferiore a quello corrispondente al minimale, i mesi accreditati sono proporzionalmente ridotti.
Scegliendo la riduzione del 35% opera l’esclusione di alcuni benefici contributivi; in particolare non saranno applicabili:
• riduzione del 50% previsto per i soggetti ultrasessantacinquenni di cui all’articolo 59, comma 15 L. 449/1997;
• riduzione contributiva di tre punti percentuali prevista dall’articolo 1, comma 2, L. 233/1990 per i soggetti di età inferiore ai 21 anni.
Le indicazioni circa l’applicazione della riduzione del 35% sono stati forniti dall’Inps con la circolare n. 29/2015, il messaggio n. 1035/2015, la circolare n. 35/2016
La domanda
La volontà di accedere alla riduzione contributiva deve essere manifestata dal contribuente con una specifica istanza da presentare entro il 28 febbraio.
Se la domanda è presentata oltre detto termine, l’accesso all’agevolazione è precluso per l’anno in corso e dovrà esserne ripresentata una nuova domanda entro il 28 febbraio dell’anno successivo. In tal caso, l’agevolazione viene concessa dal primo gennaio del relativo anno, sempreché il richiedente permanga in possesso dei requisiti di legge.
Per i soggetti che intraprendono una nuova attività d’impresa aderendo al regime agevolato, per utilizzare l’agevolazione contributiva è necessario presentare apposita comunicazione, con la massima tempestività rispetto alla data di ricezione della delibera di avvenuta iscrizione alla Gestione previdenziale Inps.
Qualora la richiesta sia già stata presentata per l’anno precedente, si applicherà automaticamente per il periodo d’imposta 2019, senza la necessità di presentare alcuna specifica istanza.
La rinuncia
Secondo le nuove indicazioni fornite tramite il messaggio Inps n. 15 del 3 gennaio 2019, la rinuncia al regime contributivo agevolato deve essere trasmessa all’Inps entro il 28 febbraio dell’anno per il quale si richiede il ripristino del regime ordinario; conseguentemente, il regime contributivo ordinario viene ripristinato con decorrenza dal 1° gennaio del medesimo anno.
Le comunicazioni che perverranno dopo il 1° marzo di ogni anno determinano, invece, il ripristino del regime contributivo ordinario dal 1° gennaio dell’anno successivo

CHIARIMENTI IN MERITO ALLA DISCIPLINA DELL’IPER AMMORTAMENTO
Come abbiamo dato atto in precedenti informative la legge di bilancio ha prorogato per il 2019 l’agevolazione nota come iper ammortamento.
L’agevolazione troverà applicazione agli investimenti aventi le caratteristiche di cui alla Tabella A allegata alla Finanziaria 2017 effettuati entro il 31 dicembre 2019 ovvero entro il 31 dicembre 2020 a condizione che entro il 31 dicembre 2019 si sia provveduto a emettere ordine di acquisto e che questo risulti accettato dal venditore con pagamento di un acconto nella misura minima del 20% del costo di acquisto.
L’agevolazione non trova applicazione per:
• i beni materiali strumentali aventi, secondo il D.M. 31 dicembre 1988, una aliquota di ammortamento inferiore al 6,5%;
• specifici beni ricompresi nei gruppi V (industrie manifatturiere alimentari), XVII (industrie dell’energia, gas e acqua) e XVIII (industrie dei trasporti e telecomunicazioni) del citato DM;
• i fabbricati e le costruzioni.
In merito all’ammontare della maggiorazione, prima stabilita nel 150%, il Legislatore ha introdotto una ripartizione dell’agevolazione legata all’ammontare complessivamente investito, il beneficio può essere riassunto come segue:

Ammontare dell’investimento eseguito Ammontare della maggiorazione spettante
Fino a 2,5 milioni di euro 170%
Da 2,5 milioni di euro a 10 milioni di euro 100%
Da 10 milioni di euro a 20 milioni di euro 50%
Nessuna agevolazione è prevista per investimenti superiori ai 20 milioni di euro
L’Agenzia delle entrate ha formulato negli scorsi giorni alcuni chiarimenti in merito alla disciplina dell’iper ammortamento su esposta. Di seguito se ne riporta il contenuto in formato tabellare.
Cumulabilità con l’agevolazione relativa alla detassazione degli utili reinvestiti In merito alla cumulabilità dell’iper ammortamento con l’agevolazione nota come detassazione degli utili, di cui ai commi 28-34, Legge di Bilancio, l’Agenzia si è espressa per la cumulabilità. L’importo risultante dal cumulo non potrà, tuttavia, essere superiore al costo sostenuto per l’investimento.
Calcolo dei limiti L’Agenzia ha chiarito che le nuove percentuali di maggiorazione saranno applicabili agli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2019 al 31 dicembre 2019, ovvero dal 1° gennaio 2019 al 31 dicembre 2020 a condizione che entro la data del 31 dicembre 2019 risulti sussistente la duplice condizione relativa all’ordine e all’acconto minimo del 20%.
Ne consegue che gli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2019 al 31 dicembre 2019 per i quali entro la data del 31 dicembre 2018 risulti accettato l’ordine dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20 per cento, rientrano nella “vecchia” normativa e, di conseguenza, oltre ad essere agevolabili nella misura del 150%, non rientrano nel computo degli investimenti complessivi rilevanti ai fini della determinazione delle percentuali di maggiorazione applicabili ai sensi della nuova normativa.
Cessione del bene agevolato L’Agenzia ha chiarito che la fruizione dell’agevolazione viene meno, in caso di mancata sostituzione, sia in caso di cessione del bene in Italia, sia in caso di delocalizzazione dello stesso.
Cessioni e conferimenti d’azienda L’Agenzia ha affermato che il trasferimento del bene unitamente all’azienda, in caso di cessione o conferimento di essa, non fa decadere dal beneficio (medesima considerazione era già pacifica nel caso di fusione e scissione).
In questo caso il cedente dovrà consegnare al cessionario apposita documentazione comprovante il costo originario del bene e il processo applicato per l’agevolazione (quote stanziate e residue). L’iper ammortamento proseguirà per il cessionario in modo indipendente dall’ammortamento civilistico che in caso di cessione d’azienda “riparte” sulla base del prezzo di cessione.

VEICOLI IN USO AI DIPENDENTI E AGLI AMMINISTRATORI
La concessione in uso di veicoli aziendali ai collaboratori dell’impresa (intesi in senso ampio, come dipendenti e/o collaboratori) è fenomeno assolutamente diffuso nella pratica quotidiana e, per conseguenza, deve essere attentamente gestito per le numerose ricadute contabili e fiscali che può determinare.
Al fine di comprendere una distinzione basilare, appare indispensabile chiarire che l’uso del veicolo può essere:
• per uso esclusivamente aziendale. Si verifica qualora l’utilizzo del veicolo sia esclusivamente finalizzato al compimento di missioni aziendali, senza poter essere utilizzato per finalità private (anche minimali) del soggetto. Pertanto, il veicolo dovrà essere lasciato in azienda al termine della giornata lavorativa e non potrà essere utilizzato, ad esempio, per recarsi al domicilio dell’utilizzatore. Mancando qualsiasi utilità privata, non si produce alcun benefit;
• per uso promiscuo aziendale e privato. Si concede l’uso del mezzo non solo per le finalità aziendali, bensì anche per quelle private. Ne consegue, ad esempio, che l’utilizzatore potrà servirsi del mezzo non solo per il tragitto casa – lavoro, bensì anche per la gita domenicale e per le vacanze estive. Esiste una parziale utilità privata, determinata in misura convenzionale secondo le tariffe Aci;
• per uso esclusivamente privato. Il veicolo rappresenta un vero benefit, nel senso che non serve per lo svolgimento dell’attività lavorativa e, per conseguenza, sostituisce in toto una parte della retribuzione. Il valore di tale attribuzione è determinato sulla base del valore normale.
Auto per utilizzo esclusivamente aziendale
Non ci si deve soffermare in modo particolare su tale casistica, in quanto va gestita con le usuali regole tributarie.
In definitiva:
• il costo di acquisto rileva nella misura massima consentita dalla norma, quindi 18.076 euro;
• il costo di acquisto e di impego si deduce nella misura indicata dall’articolo 164, Tuir (normalmente 20%);
• l’Iva risulta detraibile nella misura del 40%.
I costi andranno contabilmente imputati secondo la loro natura, pertanto (ad esempio):
• i carburanti tra i costi di acquisto (voce B6);
• le manutenzioni e le assicurazioni tra le spese per servizi (voce B7).
Appare opportuno che, al fine di prevenire contestazioni in merito ad eventuali violazioni al codice della strada, sia tenuto un registro sul quale annotare i dati del soggetto che utilizza il mezzo in un determinato giorno, affinché il medesimo si renda custode dello stesso e si assuma la responsabilità di eventuali infrazioni.
Auto per uso promiscuo aziendale e privato
La casistica è quella che consente il maggiore vantaggio fiscale e, per conseguenza, richiede di alcune cautele che sarà bene rispettare:
• l’uso aziendale del veicolo dovrà essere compatibile con le mansioni del dipendente;
• l’assegnazione dovrà risultare dal contratto di lavoro, piuttosto che da apposita documentazione che dovrà essere conservata sia in azienda che assieme ai documenti del veicolo, al fine di giustificare che il conducente sia soggetto differente rispetto al proprietario risultante dal libretto di circolazione;
• l’assegnazione dovrà coprire la maggior parte del periodo di imposta. Nel caso di acquisto del veicolo in corso d’anno, la verifica è operata sul periodo di detenzione. Analogo beneficio si ottiene qualora il medesimo veicolo sia concesso in uso promiscuo a diversi dipendenti nel corso del periodo di imposta, come potrebbe accadere nel caso di licenziamento.
L’attuale normativa fiscale permette di considerare il valore del benefit in misura forfettaria, facendolo pari al 30% del valore Tariffa Aci corrispondente alla percorrenza convenzionale di 15.000 chilometri (a prescindere dall’effettiva percorrenza) relativo alla specifica vettura, ovvero – in mancanza – a quella più similare e con pari caratteristiche.
Nel caso in cui l’assegnazione avvenga in corso d’anno, tale valore va proporzionato al minor periodo di utilizzo.
In tale casistica:
• il costo di acquisto rileva (ai fini degli ammortamenti) nella misura effettiva sostenuta, senza alcun tetto massimo;
• il costo di acquisto e di impego si deduce nella misura del 70%;
• l’Iva risulta detraibile nella misura del 40%. Nel solo caso in cui, per accordo tra azienda e dipendente, il valore del beneficio non sia considerato come una componente della busta paga, bensì sia direttamente pagato dal dipendente a fronte dell’emissione di regolare fattura da parte del concedente, l’Iva potrà essere integralmente detratta se il riaddebito risulta congruo.
I costi andranno contabilmente imputati secondo la loro natura, pertanto (ad esempio):
• i carburanti tra i costi di acquisto (voce B6);
• le manutenzioni e le assicurazioni tra le spese per servizi (voce B7).
Ne consegue che, ove i costi del veicolo fossero pari a 12.000 euro, la quota deducibile risulterà pari a 8.400 euro, mentre l’eccedenza dovrà essere fatta oggetto di una variazione in aumento nella dichiarazione dei redditi.
Il valore del benefit nella busta paga del dipendente risulta esclusivamente figurativo, al fine di essere assoggettato a ritenuta e contributi, in ciascun periodo di paga; non si determina, in sostanza, alcuna duplicazione dei costi.
Nel caso in cui il dipendente pagasse di tasca propria l’intero valore del benefit, ovvero una parte di esso, accade che:
• il corrispettivo andrà assoggettato a Iva, con emissione di regolare fattura (si tenga conto che le Tariffe Aci si intendono Iva compresa e, pertanto, si dovrà operare lo scorporo);
• nel caso in cui si scelga di addebitare il costo al dipendente (senza benefit in busta paga) e si scelga un corrispettivo inferiore a quello della Tariffa Aci, l’eccedenza di Iva andrà assolta con autofattura da parte dell’azienda;
• il benefit del cedolino paga andrà ridotto della quota pagata, fino a essere azzerato nel caso di integrale rimborso;
• il ricavo prodotto dalla società, per effetto del riaddebito, risulta totalmente imponibile. A parziale calmiere, come già affermato, si rammenta che l’Iva gravante sui costi del veicolo (acquisto e impiego) diviene integralmente detraibile.
Si rammenta che, in tale situazione, si possono presentare alcune problematiche in relazione ai costi di impiego non ricompresi nell’elaborazione delle Tariffe Aci e non direttamente connesse a trasferte di lavoro.
Per esempio, se il dipendente utilizza il Telepass aziendale per le vacanze estive, il costo dei pedaggi rappresenterebbe un vero e proprio benefit aggiuntivo da considerare come remunerazione figurativa. Per evitare tali problematiche, viene spesso imposto il divieto di utilizzo del Telepass per viaggi privati. Diversamente, il costo del deprezzamento del veicolo, piuttosto che quello del carburante, risulta ricompreso nei costi considerati dall’Aci e, per conseguenza, rientrano nella forfetizzazione proposta dal lavoratore.
Auto per uso esclusivamente privato
L’ipotesi non appare frequente nella pratica. Tuttavia, va inquadrata nell’ambito di una vera e propria maggiorazione della retribuzione in natura.
Mancando, tuttavia, un collegamento con le mansioni aziendali, il benefit andrà conteggiato sulla base del valore normale; si dovrà cioè fare riferimento alla tariffa di noleggio annua di un veicolo simile, proporzionando il valore all’eventuale minor periodo di utilizzo.
Non mutano le regole di deduzione in capo all’azienda, che patirà il tetto massimo di rilevanza del costo e la falcidia delle spese di impiego e ammortamento alla misura del 20%.
Auto data in uso al collaboratore/amministratore
Nonostante il reddito prodotto dal collaboratore venga tassato in modo analogo da quello prodotto dal dipendente, l’Agenzia delle entrate differenzia le regole di gestione dei veicoli assegnati a tali soggetti. Esistono divergenze, inoltre, anche nelle modalità di assegnazione del mezzo.
Ci concentriamo sul caso del veicolo concesso anche per finalità personali e non solo per uso aziendale, che appare quello più diffuso nella pratica.
In merito alle modalità di assegnazione, possiamo rammentare che il benefit per l’uso promiscuo del veicolo rientra nel compenso (sia pure in natura) dell’amministratore; pertanto, vi dovrà essere un’apposita assemblea nella quale sia previsto il compenso e la sua modalità di erogazione (con l’indicazione del veicolo concesso). Si ricorda che l’amministrazione finanziaria (con appoggio della Cassazione) ritiene che l’assenza dell’assemblea che determina il compenso comporti l’indeducibilità dello stesso.
A titolo di precisazione, si ricorda che, nel caso in cui l’unica remunerazione dell’amministratore sia l’uso promiscuo del veicolo, ogni mese dovrà comunque essere prodotto il cedolino, al fine di regolare le ritenute fiscali e i contributi versati alla Gestione separata.
Sul versante fiscale, inoltre, la società:
• individua gli interi costi riferibili al veicolo;
• considera deducibile una quota di tali costi, sino a concorrenza del benefit tassato in capo all’amministratore;
• considera deducibile l’eccedenza con gli usuali limiti dell’articolo 164, Tuir (quindi con il tetto massimo sul costo di acquisto e con la percentuale del 20%).
Ai fini Iva, le spese di acquisto e gestione del veicolo consentono la detrazione nei limiti del 40%, senza che possa essere applicato il differente meccanismo esplicitato per il caso dei dipendenti, come confermato dalla DRE Lombardia in un apposito interpello dell’anno 2014.
A livello contabile, l’imputazione dei costi avviene sempre seguendo la natura del costo.

Lo Studio rimane a disposizione per ogni ulteriore chiarimento.
Cordiali saluti.

Consulenti Associati – La Segreteria

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