CIRCOLARE FISCALE E LAVORO DICEMBRE 2018

CIRCOLARE FISCALE E LAVORO DICEMBRE 2018

PAGAMENTO RETRIBUZIONI ENTRO IL 12 GENNAIO;
PAGAMENTO COMPENSI AD AMMINISTRATORI;
STAMPA DEI REGISTRI CONTABILI;
RITENUTA IRPEF SULLE PROVVIGIONI;
ADEMPIMENTI PER L’AUTO IN USO PROMISCUO AL DIPENDENTE
LA NUOVA COMUNICAZIONE ENEA PER GLI INTERVENTI DI RECUPERO DEL PATRIMONIO EDILIZIO
VOUCHER DIGITALIZZAZIONE

PAGAMENTO RETRIBUZIONI ENTRO IL 12 GENNAIO 2019 secondo il principio di cassa allargata

Le retribuzioni ed i compensi relativi all’anno 2018 devono essere pagati ai dipendenti e collaboratori entro e non oltre il 12 gennaio 2019 per poter essere ricompresi nel conguaglio fiscale di fine anno.
Lo Studio pertanto, salvo Vostre diverse disposizioni, provvederà ad effettuare il conguaglio di fine anno supponendo la corresponsione degli stipendi e dei compensi di competenza dell’anno 2018 (gennaio – dicembre) entro il 12 gennaio 2019.

PRINCIPIO DI CASSA ALLARGATO - definizione
Ai sensi dall’art. 51, comma 1, TUIR, con riferimento ai redditi di lavoro dipendente:
“Si considerano percepiti nel periodo d’imposta anche le somme e i valori in genere, corrisposti dai datori di lavoro entro il giorno 12 del mese di gennaio del periodo d’imposta successivo a quello cui si riferiscono” .

TRATTAMENTO DELLE SOMME EROGATE ENTRO IL 12.01.2019
Per effetto dell'applicazione del principio di cassa allargata, sulle somme erogate fino al 12.01.2018 relative a prestazioni effettuate nel 2018, la società deve:
- operare la ritenuta in base alle aliquote progressive per scaglioni di reddito vigenti nel 2018;
- attribuire le detrazioni (ad esempio per carichi di famiglia) nella misura prevista per il 2018.

MODALITÀ DI PAGAMENTO
Per i compensi percepiti “a cavallo d’anno” con mezzi di pagamento diversi dal contante (assegni, bonifici, ricevuta bancaria), occorre quindi individuare con precisione il momento rilevante nel quale il compenso si considera percepito.
In questi casi possono giungere in soccorso le istruzioni fornite dall’Agenzia delle Entrate, di seguito riepilogate:

MODALITÀ DI PAGAMENTO IMPUTAZIONE TEMPORALE DEL COMPENSO

In contanti data di ricevimento delle somme (attenzione al limite antiriciclaggio)
Assegno circolare o bancario data di ricevimento delle somme (data assegno)
Bonifico bancario data di accredito sul c/c del lavoratore
Ricevuta bancaria data di accredito sul c/c del lavoratore

SOMME NON PAGATE AI DIPENDENTI NELL’ANNO D’IMPOSTA 2018
È importante porre in evidenza che, nel caso in cui le retribuzioni riferite al periodo gennaio – dicembre venissero pagate oltre la data del 12.01, non sarà più possibile imputarle a reddito del 2018.
In tale ipotesi sarà opportuno elaborare nuovamente la busta paga relativa alle mensilità non pagate e quella del conguaglio di fine anno, al fine di evitare errori nella successiva certificazione dei redditi (Mod. CU).

PAGAMENTO COMPENSI AMMINISTRATORI

Si ricorda alla gentile Clientela di studio che l’erogazione di compensi all’organo amministrativo deve essere effettuata avendo riguardo a 3 specifici aspetti:
1. il rispetto del principio di cassa;
2. la verifica della esistenza di una decisione dei soci (o di altro organo societario competente per la decisione) che preveda una remunerazione proporzionata e adeguata;
3. il coordinamento con l’imputazione a Conto economico.

Il principio di cassa
La deducibilità dei compensi deliberati per l’anno 2018 è subordinata all’effettivo pagamento dei medesimi, secondo il principio di cassa. In particolare, si possono distinguere due differenti situazioni a seconda del rapporto che lega l’amministratore alla società:
Amministratore con rapporto di collaborazione
(viene emesso cedolino paga) I compensi sono deducibili dalla società nel 2018, a condizione che siano pagati non oltre il 12 gennaio 2019 (c.d. principio della cassa “allargata”)
Amministratore con partita Iva
(viene emessa fattura) I compensi sono deducibili dalla società nel 2018, a condizione che siano pagati non oltre il 31 dicembre 2018
Ipotizzando che le somme in questione siano pari o superiori alla soglia fissata dalla normativa antiriciclaggio (e quindi non possano essere pagate in contanti), è necessario che entro la suddetta scadenza:
• sia consegnato un assegno bancario “datato” all’amministratore;
• sia disposto il bonifico a favore dell’amministratore.
Ovviamente, ricordiamo che il compenso all’amministratore dovrà essere stato opportunamente deliberato dall’assemblea dei soci per un importo proporzionato all’opera svolta dall’amministratore stesso. Il tutto, al fine di evitare eventuali contestazioni da parte dell’Amministrazione finanziaria. Inoltre, sarà bene indicare in delibera che all’importo indicato si dovrà aggiungere il carico previdenziale secondo la specifica situazione del beneficiario.

L’esistenza della delibera
Per poter dedurre il compenso, oltre alla materiale erogazione (pagamento) secondo quanto sopra ricordato, è necessario che sussista una specifica decisione del competente organo societario; diversamente, pur in assenza di contestazioni da parte dei soci e pur in presenza di un bilancio regolarmente approvato, l’Amministrazione finanziaria può contestare la deducibilità del costo.
È quindi necessario che il compenso sia espressamente previsto da una apposita delibera assembleare; a tal fine si può far riferimento al fac simile di delibera allegato alla presente informativa. Nella tabella che segue sono riepilogate le possibili soluzioni che è bene verificare per l’anno 2018 e adottare in previsione del prossimo avvio del 2019.
Amministratore
senza compenso È consigliabile che l’assemblea dei soci deliberi in merito alla assenza della remunerazione, per evitare che, in caso di future contestazioni, il beneficiario possa reclamare un compenso per l’opera svolta
Amministratore con compenso stabile erogato in rate mensili (oppure con diversa periodicità) nel corso dell’anno L’assemblea che assegna il compenso deve precedere alla materiale erogazione del compenso all’amministratore.
Ipotizzando, a titolo di esempio, che sia assegnato - per l’anno 2019 - un compenso annuo di 120.000 euro, da pagarsi in 12 rate al termine di ciascun mese, si dovrà osservare la seguente scaletta temporale:
• mese di gennaio (antecedentemente al primo pagamento): assemblea dei soci che delibera il compenso all’amministratore per l’intero anno 2019;
• mese di gennaio (dopo l’assemblea): erogazione della prima tranche mensile;
• mese di febbraio: erogazione seconda tranche mensile; etc.
Talune società prevedono una ratifica a posteriori dei compensi dell’organo amministrativo già erogati precedentemente (ad esempio, in sede di approvazione del bilancio 2018, nell’aprile 2019, si ratifica il compenso già erogato nel corso del 2018); tale comportamento pare comunque sconsigliabile, resta preferibile la delibera che precede la materiale erogazione del compenso
Amministratore con compenso stabile, cui viene destinata una erogazione straordinaria Nulla vieta che l’assemblea dei soci decida di assegnare una quota ulteriore di compenso all’amministratore, in aggiunta a quanto già deliberato.
Ad esempio, in aggiunta al caso precedente, si ipotizzi che i soci (a novembre 2019), decidano di assegnare un compenso straordinario di ulteriori 30.000 euro, in aggiunta ai 120.000 euro già deliberati. Anche in questa ipotesi, l’unico vincolo da rispettare è che la decisione preceda la materiale erogazione del compenso
Amministratore con compenso annuo erogato in unica soluzione L’assemblea dei soci deve precedere il momento di erogazione del compenso, a nulla rilevando che la decisione sia assunta in corso d’anno e che si decida di remunerare il lavoro dell’amministratore per l’intero periodo.
Ad esempio:
• mese di ottobre 2019: l’assemblea dei soci delibera il compenso di 120.000 euro per l’intero anno 2019;
• mese di ottobre 2019 (dopo l’assembla): la società eroga il compenso in una o più rate (ad esempio, 40.000 euro a ottobre, 40.000 euro a novembre, 40.000 euro a dicembre 2019)
Amministratore con compenso deliberato in anni precedenti, a valere anche per il futuro Per evitare l’incombenza della ripetizione dell’assemblea, alcune società prevedono un compenso che possa valere anche per più annualità.
Ad esempio, si ipotizzi che la società, nell’anno 2016, abbia assunto la seguente delibera:
“… all’amministratore unico viene assegnato un compenso di 120.000 euro annui per l’anno 2016 e per i successivi, sino a nuova decisione dei soci. Il pagamento dovrà avvenire in 12 rate da erogarsi alla scadenza di ciascun mese solare”.
In tal caso, l’erogazione potrà avvenire tranquillamente anche per le successive annualità, senza dover rispettare alcuna ulteriore formalità.
Va posta attenzione, in tal caso, al contenuto della delibera, nella quale sarebbe bene prevedere anche la seguente clausola:
“… in relazione alla annualità a partire dalla quale i soci dovessero decidere diversamente da quanto oggi stabilito, si dovrà provvedere con una specifica decisione da assumersi entro e non oltre il giorno 10 del mese di gennaio dell’anno a partire dal quale si intende modificare la remunerazione”.
Questa accortezza consente di evitare che si producano problemi legati al c.d. incasso “giuridico”, vale a dire la finzione per la quale l’Amministrazione finanziaria possa prevedere, ove il compenso non sia erogato, un pagamento seguito da una immediata restituzione delle somme alla società

Il compenso deliberato e non pagato
Si presti attenzione al fatto che, in tempi di crisi, spesso le società provvedono al pagamento di una parte del compenso già deliberato e, in corso d’anno, si accorgono del fatto che l’onere non è più sostenibile; sorge allora la tentazione di eliminare il compenso.
Spesso si verbalizza una rinuncia da parte dell’amministratore all’incasso del compenso; è bene evitare tale modalità, in quanto (nel solo caso di amministratore anche socio della società) l’Amministrazione finanziaria presume che il medesimo compenso sia stato figurativamente incassato e poi restituito alla società sotto forma di finanziamento.
Ciò determinerebbe l’obbligo di tassazione del compenso stesso.
È allora preferibile che l’assemblea decida di adeguare il compenso prima della sua maturazione, sulla scorta del fatto che non sussistono più le condizioni per l’erogazione della remunerazione.

_________ Srl
Sede in ___________ - Via _______________, n. ____
Capitale sociale versato ___________,00 euro
Codice fiscale, Partita Iva e n. iscrizione Registro Imprese: _______________

Verbale assemblea ordinaria del 15 gennaio 2019

Il giorno 15 del mese di gennaio dell’anno 2019 alle ore 20:00, presso la sede in ____________, Via __________________ n. ___, si è tenuta l'assemblea generale ordinaria della società ____________ Srl per discutere e deliberare sul seguente ordine del giorno:
• definizione del compenso spettante agli amministratori;
• varie ed eventuali.
Assume la Presidenza a norma di statuto ___________________ il quale, constatata la presenza in proprio dei soci portatori dell'intero capitale sociale dichiara l’assemblea regolarmente costituita e chiama a fungere da segretario __________________, che accetta.
Si passa quindi allo svolgimento dell'ordine del giorno.
Il presidente propone che, in ragione delle mansioni amministrative assegnate, venga corrisposto a decorrere dall’esercizio 2019 un compenso pari a ________________ euro (__________/00) a favore dell’amministratore ______________. Tale importo si riferisce al compenso lordo spettante all’amministratore, a cui aggiungere gli oneri previdenziali di legge.
Dopo ampia discussione, l'assemblea all’unanimità
delibera
di approvare i compensi ordinari degli amministratori come sopra descritti, stabilendo espressamente che tali compensi avranno efficacia a partire dall’esercizio 2019, per tale annualità e per le successive, sino a futura eventuale modifica.
Alle ore 21:00, null'altro essendovi a deliberare, e posto che nessun altro chiede la parola, previa redazione, lettura e unanime approvazione del presente verbale la seduta è tolta.

Il segretario
_______________ Il Presidente
___________________

STAMPA DEI REGISTRI CONTABILI

Il libro giornale, il libro inventari, il registro dei beni ammortizzabili, i registri previsti ai fini Iva e, in generale, tutte le scritture contabili possono essere tenuti, alternativamente:
• in modalità cartacea;
• in modalità digitale (sostitutiva di quella cartacea).
I registri contabili (detti anche libri contabili) previsti dal codice civile e dalla normativa fiscale ai fini delle imposte sui redditi e dell’Iva sono costituiti principalmente dal libro giornale, dal libro inventari, dal registro dei beni ammortizzabili e dai registri previsti dalla normativa Iva.
Il termine per la stampa fiscale dei registri contabili obbligatori dell’esercizio 2017 è fissato al terzo mese successivo al termine di presentazione delle dichiarazioni dei redditi (quindi, per i contribuenti con periodo di imposta coincidente con l’anno solare, al 31 gennaio 2019).

La stampa “cartacea” dei registri contabili
Affinché i registri contabili dell’esercizio 2017 tenuti con sistemi meccanografici siano considerati regolarmente tenuti, essi devono essere stampati su supporti cartacei entro il 31 gennaio 2019 (nel caso di ispezione precedente a tale scadenza i registri vengono stampati simultaneamente alla richiesta degli organi verificatori). Con particolare riferimento al libro dei beni ammortizzabili si rammenta che deve risultare aggiornato, secondo quanto disposto dall’articolo 16, D.P.R. 600/1973, già dal termine di presentazione della dichiarazione, ossia, relativamente al 2017, entro il 31 ottobre 2018. Nella stampa dei libri si deve tener conto che se dal precedente esercizio residuano pagine (fino alla centesima) è possibile utilizzarle senza alcun pagamento di imposta di bollo.
Modalità di numerazione
Libro/registro meccanografico Tipo di numerazione Esempio
Registrazioni periodo
01/01/2017 –31/12/2017
libro giornale progressiva per anno di utilizzo con indicazione dell’anno di riferimento della contabilità 2017/1, 2017/2, 2017/3 etc.
libro inventari progressiva per anno di utilizzo con indicazione dell’anno di riferimento. Sull’ultima pagina di ciascun anno stampato è consigliabile annotare il numero di pagine di cui si compone ogni annualità ed è obbligatoria la sottoscrizione da parte del legale rappresentante 2017/1, 2017/2, 2017/3 etc.

registri fiscali
(registri Iva acquisti, Iva vendite, corrispettivi, beni ammortizzabili, etc.) progressiva per anno di utilizzo con indicazione dell’anno di riferimento della contabilità 2017/1, 2017/2, 2017/3 etc.

Modalità di assolvimento dell’imposta di bollo sui registri “cartacei”

Libro/registro Bollatura Società di capitali Altri soggetti
libro giornale sì 16 euro ogni 100 pagine o frazione 32 euro ogni 100 pagine o frazione
libro inventari sì 16,00 euro ogni 100 pagine o frazione 32 euro ogni 100 pagine o frazione
registri fiscali no non dovuta

L’archiviazione sostitutiva dei registri contabili
Nella conservazione informatica è prevista la sostituzione dei documenti cartacei con l’equivalente documento in formato digitale la cui valenza legale di forma, contenuto e tempo viene attestata attraverso la firma digitale e la marca temporale.
Il processo di conservazione sostitutiva è finalizzato a rendere un documento elettronico non deteriorabile e, quindi, disponibile nel tempo nella sua autenticità ed integrità e va concluso entro il termine di 3 mesi dalla scadenza della presentazione della dichiarazione annuale (per l’esercizio 2017, entro il 31 gennaio 2019).
Modalità di assolvimento dell’imposta di bollo sui registri “digitali”

Libro/registro Bollatura Società di capitali Altri soggetti
libro giornale sì 16 euro ogni 2.500 registrazioni o frazioni di esse 32 euro ogni 2.500 registrazioni o frazioni di esse
libro inventari sì 16 euro ogni 2.500 registrazioni o frazioni di esse 32 euro ogni 2.500 registrazioni o frazioni di esse
registri fiscali no non dovuta
Le modalità di assolvimento dell’imposta di bollo sui documenti informatici sono diverse rispetto a quelle previste per i libri cartacei:
 va versata in una unica soluzione entro il 30 aprile mediante il modello F24 utilizzando il codice tributo 2501.
L'ammontare annuo dell'imposta dovuta è determinato in funzione della quantità di fatture, atti, documenti e registri emessi o utilizzati nel corso dell'anno. La risoluzione n. 161/E/2007 ha chiarito che per registrazione deve intendersi ogni singolo accadimento contabile, a prescindere dalle righe di dettaglio.

RITENUTA IRPEF RIDOTTA SULLE PROVVIGIONI: ANCORA VALIDE LE “VECCHIE” INDICAZIONI

Di regola, nei rapporti di agenzia, la base imponibile su cui vengono calcolate le ritenute Irpef viene commisurata al 50% delle provvigioni corrisposte all’agente (con applicazione di fatto dell’aliquota ridotta dell’11,5%, corrispondente al 50% dell’aliquota marginale attualmente pari al 23%).
Tuttavia, qualora l’agente si avvalga in via continuativa dell’opera di dipendenti o di terzi, la stessa base imponibile si riduce al 20% delle provvigioni corrisposte (nella sostanza la ritenuta d’acconto viene calcolata nella misura ridotta del 4,6%, cioè al 20% del 23%), assegnando un vantaggio finanziario non trascurabile allo stesso agente.
Si riporta una tabella che evidenzia l’impatto delle due diverse misure (si tralascia, per semplificare i calcoli, l’impatto delle ritenute Enasarco).

ordinaria ridotta
provvigioni 1.000,00 1.000,00
base imponibile 50% = 500,00 20% = 200,00
ritenuta d’acconto (23%) 115,00 46,00
netto 885,00 954,00

Procedura prevista dal D.M. 16 aprile 1983
Secondo quanto previsto dal D.M. 16 aprile 1983 l’agente, per poter godere dell’applicazione della ritenuta ridotta nell’anno successivo, deve necessariamente inviare ai propri committenti un’apposita dichiarazione tramite raccomandata A.R. (unica forma consentita dalla citata normativa) entro il 31 dicembre dell’anno precedente.
Detto termine ordinario viene derogato nel caso di rapporti continuativi, in relazione ai quali la comunicazione deve essere inviata:

per i nuovi contratti di commissione, agenzia, etc.  entro 15 giorni dalla stipula

in caso di eventi che possono dar luogo alla riduzione della base di computo (ad es. assunzione di dipendenti) o che possono far venire meno le predette condizioni (ad esempio licenziamento di tutti i dipendenti)  entro 15 giorni dall’evento

per le operazioni occasionali  entro la data di conclusione dell’attività che dà origine alla provvigione
La predetta riduzione come detto in precedenza viene riconosciuta nei casi in cui l’agente si avvalga in via continuativa dell’opera di dipendenti o “di terzi”.
A tal fine, si considerano soggetti “terzi”:
• i soggetti che collaborano con chi percepisce le provvigioni nello svolgimento dell’attività propria dell’impresa (subagenti, mediatori, procacciatori di affari);
• i collaboratori dell’impresa familiare direttamente impegnati nell’attività di impresa;
• gli associati in partecipazione quando il loro apporto è costituito esclusivamente dalla prestazione di lavoro (si ricorda che il D.Lgs. 81/2015, in attuazione della riforma del lavoro definita “Jobs Act”, ha eliminato dal 25 giugno 2015 tali figure contrattuali, lasciando in essere i precedenti rapporti fino alla loro cessazione).
È opportuno ricordare che in base a quanto previsto dal comma 5 dell’articolo 25-bis, D.P.R. 600/1973 non è possibile applicare il beneficio della riduzione con riferimento a talune tipologie di provvigioni esplicitamente elencate. Vediamo quali sono.

Tipologie di provvigioni escluse dalla riduzione
• provvigioni percepite dalle agenzie di viaggio e turismo
• provvigioni percepite dai rivenditori autorizzati di documenti di viaggio relativi ai trasporti di persone
• provvigioni percepite dai soggetti che esercitano attività di distribuzione di pellicole cinematografiche
• provvigioni percepite dagli agenti di assicurazione per le prestazioni rese direttamente alle imprese di assicurazione
• provvigioni percepite dai mediatori di assicurazione per i loro rapporti con le imprese di assicurazione e con gli agenti generali delle imprese di assicurazione pubbliche o loro controllate che rendono prestazioni direttamente alle imprese di assicurazione in regime di reciproca esclusiva
• provvigioni percepite dalle aziende ed istituti di credito e dalle società finanziarie e di locazione finanziaria per le prestazioni rese nell' esercizio delle attività di collocamento e di compravendita di titoli e valute nonché di raccolta e di finanziamento
• provvigioni percepite dagli agenti, raccomandatari e mediatori marittimi e aerei
• provvigioni percepite dagli agenti e commissionari di imprese petrolifere per le prestazioni ad esse rese direttamente
• provvigioni percepite dai mediatori e rappresentanti di produttori agricoli ed ittici e di imprese esercenti la pesca marittima
• provvigioni percepite dai commissionari che operano nei mercati ortoflorofrutticoli, ittici e di bestiame
• provvigioni percepite dai consorzi e cooperative tra imprese agricole, commerciali ed artigiane non aventi finalità di lucro

Modifiche apportate dal D.Lgs. 175/2014
Con il D.Lgs. 175/2014 (c.d. Decreto Semplificazioni) il Legislatore, modificando il comma 7 dell’articolo 25-bis, D.P.R. 600/1973, ha previsto l’emanazione di uno specifico decreto attuativo che avrebbe dovuto apportare alcune modificazioni all’adempimento in oggetto.
In particolare tale decreto:
• introduce l’utilizzo della posta elettronica certificata (pec), oltre alla raccomandata A.R.;
• assegna validità alla comunicazione fino a revoca (quindi non sarà necessario ripeterla ogni anno);
• introduce specifiche sanzioni (da 250 euro a 2.000 euro) nel caso di omessa comunicazione della revoca.
Ad oggi, a distanza di quattro anni dall’introduzione delle richiamate modifiche, nessun decreto attuativo è stato ancora emanato e pertanto occorrerà fare ancora riferimento alle precisazioni fornite sul punto dalla stessa Agenzia delle entrate.
A chiarire come comportarsi nelle more dell’adozione di tale decreto attuativo è intervenuta la circolare dell’Agenzia delle entrate n. 31/E/2014, che ha fissato le regole da seguire nel periodo transitorio, prevedendo in particolare quanto segue:
• è possibile effettuare la trasmissione prevista dal D.M. 16 aprile 1983, anche tramite pec, rispettando comunque i termini dal medesimo previsti (entro il 31 dicembre dell’anno precedente mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento, ovvero entro i 15 giorni successivi da quello in cui si sono verificate le condizioni, ovvero entro 15 giorni successivi alla stipula dei contratti o all’esecuzione della mediazione);
• la dichiarazione così trasmessa (mediante raccomandata o pec), conserva validità ai fini dell’applicazione della ritenuta del 20% anche oltre l’anno cui si riferisce;
• permane l’obbligo di dichiarare il venir meno delle condizioni entro 15 giorni dalla data in cui si verificano;
• la sanzione amministrativa prevista in caso di omissione si applica anche in caso di dichiarazione non veritiera (dati incompleti o non veritieri) circa la sussistenza dei presupposti per usufruire dell’aliquota ridotta (anche alle dichiarazioni inviate prima dell’entrata in vigore del decreto attuativo si applicherà, se più favorevole, la nuova sanzione, salvo che il provvedimento d’irrogazione della pena pecuniaria sia divenuto definitivo).
Come precisato dall’Agenzia, restano “salve in ogni caso le prescrizioni che saranno stabilite dal nuovo decreto di attuazione” che tuttavia a oggi non risulta ancora emanato.
Alla luce di tali previsioni occorre quindi ricordare che:
• coloro che hanno già inviato la comunicazione, al fine di vedersi ancora riconosciuta la riduzione delle ritenute Irpef applicate alle provvigioni riconosciute nel 2019, non dovranno più ripresentarla posto che la stessa conserva validità fino a revoca;
• coloro che non hanno ancora inviato la comunicazione dovranno, al fine di ottenere dal proprio mandante una riduzione della misura delle ritenute Irpef applicate alle provvigioni riconosciute nel 2019, procedere all’invio della stessa entro il prossimo 31 dicembre 2018 secondo le modalità sopra descritte.

ADEMPIMENTI PER L’AUTO IN USO PROMISCUO AL DIPENDENTE

Tra le forme di assegnazione dell’autovettura ai dipendenti aziendali il caso più frequente e, sotto il profilo fiscale più premiante, è quello dell’autovettura concessa in uso al dipendente. In particolare la forma più frequentemente fruita è quella dell’utilizzo promiscuo: si tratta della situazione per cui la vettura viene data al dipendente affinché questo la utilizzi tanto per le finalità aziendali (ad esempio andare a visitare i clienti), quanto ai fini personali (ad esempio uscire la sera e nei weekend, andare in vacanza, etc.).
Il trattamento fiscale è così riassumibile:
Benefit di modesto ammontare addebitato nella busta paga del dipendente  Nella busta paga del dipendente si deve rilevare un compenso in natura tassabile, determinato computando il 30% della percorrenza convenzionale di 15.000 km prevista per quel determinato veicolo; tali valori possono essere agevolmente verificati sul sito dell’Aci al seguente link: http://www.aci.it/index.php?id=93.
Entro il mese di dicembre di ciascun anno vengono pubblicate sul sito dell’Aci le tariffe valide per il periodo d’imposta successivo: sono pertanto in corso di pubblicazione le tariffe previste per il 2019. L’addebito è del tutto forfettario e non tiene conto in alcun modo dell’effettivo utilizzo nell’ambito della sfera personale/familiare. Tale fringe benefit viene ragguagliato nel caso di assegnazione al dipendente per un periodo inferiore all’anno

Deducibilità dei costi per l’impresa nel limite del 70%  La deduzione al 70% riguarda sia le spese di gestione della vettura (carburante, manutenzioni, pneumatici, assicurazione, tassa di circolazione, etc.), quanto il costo di acquisizione (quota di ammortamento nel caso di acquisto diretto, canoni di leasing o noleggio). Con riferimento al costo di acquisizione, peraltro, la deduzione è ammessa senza alcun limite rapportato al valore del mezzo (che per le auto destinate all’utilizzo esclusivamente aziendale è pari a 18.076 euro): la quota fiscale di ammortamento viene quindi calcolata sul costo complessivo della vettura

I riaddebiti
In molti casi per l’assegnazione dell’auto in uso promiscuo al dipendente, l’impresa richiede delle somme al lavoratore (che vanno a indennizzare il datore di lavoro per l’utilizzo personale del dipendente stesso) che vengono addebitate con fattura assoggettata a Iva con aliquota ordinaria.
Il fringe benefit tassato in busta paga del lavoratore deve essere quindi ridotto degli importi addebitati; nel caso di importo fatturato al dipendente per l’utilizzo personale, il calcolo del fringe benefit tassabile va fatto confrontando il fringe benefit teorico (verificabile con le tariffe Aci di cui si è detto) e l’importo fatturato comprensivo di Iva.
Spesso aziende e dipendenti si accordano per un riaddebito esattamente pari al fringe benefit convenzionale: una volta fatturato (e pagato) tale importo, non vi sarà alcuna conseguenza reddituale in capo al dipendente e al datore di lavoro sarà assicurata la deduzione maggiorata dei costi (ossia il 70% in luogo del 20% di un’autovettura aziendale) di cui si è detto in precedenza, nonché la piena detrazione dell’Iva.

Esempio
La Alfa Srl ha destinato al dipendente Mario Rossi una vettura Volkswagen Golf Sportsvan 2.0 tdi 150 CV, affinché questo la utilizzi sia per l’attività d’impresa che per l’uso privato, per il periodo dal 1° gennaio 2018 al 31 dicembre 2018. Si ipotizzi il seguente fringe benefit 2018 verificato sul sito Aci:
GOLF SPORTSVAN 2.0 TDI 150CV 0,5346 2.405,59 euro
Se l’impresa emette al dipendente una fattura dell’importo di 1.971,80 euro + Iva 22% (il cui totale dà un importo complessivo della fattura di 2.405,59 euro, corrispondente al fringe benefit di utilizzo della vettura):
• non vi sarà alcuna tassazione in capo al dipendente (in quanto viene sterilizzato l’importo del fringe benefit da tassare in capo al dipendente a seguito del pagamento della fattura);
• la deduzione di tutti i costi (acquisizione/leasing/noleggio e spese di gestione) è pari al 70% degli stessi;
• l’Iva assolta sulle fatture di acquisto risulterà interamente detraibile.
In tale procedura sono 3 gli aspetti da ricordare se non si vuole correre il rischio di vedersi contestare gli importanti benefici fiscali riconosciuti a tale fattispecie:
In caso di riaddebito con fattura  sulla base di quanto previsto dalla circolare n. 326/E/1997 la fattura emessa deve risultare altresì pagata entro la fine del periodo d’imposta

Esistenza di idonea prova documentale  nella circolare n. 48/E/1998 si afferma la necessità di predisporre e conservare idonea documentazione al fine di provare con certezza l’utilizzo promiscuo del mezzo (ad esempio, inserimento di specifica clausola nel contratto di lavoro del dipendente stesso o contratto di comodato da menzionare nel contratto di lavoro)

Autovetture concesse in uso promiscuo agli amministratori
 Imposta sul valore aggiunto
La DRE Lombardia (interpello n. 904-472/2014) ha chiarito che alle autovetture concesse in uso promiscuo agli amministratori non è possibile applicare il medesimo trattamento ai fini Iva previsto per le auto concesse in uso promiscuo ai dipendenti. In quanto trattasi di 2 tipologie di rapporti di lavoro (l’ufficio di amministratore di società e quello di lavoro dipendente) non pienamente assimilabili a tutti gli effetti di legge, la DRE ne ricava che le affermazioni contenute nella risoluzione n. 6/DPF/2008, tese a riconoscere (a determinate condizioni) la piena detrazione dell’Iva nei casi di utilizzo promiscuo dell’auto concessa in uso al dipendente, non sono in alcun modo estensibili al caso dell’amministratore. Per tali ultime fattispecie, quindi, secondo la DRE Lombardia andrebbero applicate le regole ordinarie previste dall’articolo 19-bis1, comma 1, lettera c), D.P.R. 633/1972 e che prevedono la detrazione nella misura limitata del 40%.
 Imposte dirette
Il trattamento del benefit in capo all’utilizzatore è il medesimo previsto per il dipendente. È però diversa la deducibilità dei costi della autovettura in capo all’azienda: integrale deduzione nel limite del benefit imputato in capo all’amministratore e deduzione al 20% per la parte eccedente.
Si invita, pertanto, la gentile clientela dello studio che abbia assegnato una autovettura in uso promiscuo a un proprio dipendente o amministratore a gestire il benefit entro la fine del periodo d’imposta. In particolare, nel caso in cui si decida di imputare un corrispettivo per l’utilizzo privato tramite fattura, tale fattura va emessa e pagata entro la fine dell’anno.

LA NUOVA COMUNICAZIONE ENEA PER GLI INTERVENTI DI RECUPERO DEL PATRIMONIO EDILIZIO E PER L’ACQUISTO DI ELETTRODOMESTICI CONCLUSI NEL 2018

L’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile ha attivato di recente l’atteso portale utile per l’invio della comunicazione telematica introdotta dalla Legge di Bilancio per il 2018:

Importante novità
Anche per fruire della detrazione Irpef del 50% vanno comunicati all’Enea:
1. taluni interventi di recupero del patrimonio edilizio tassativamente individuati
2. gli acquisti di elettrodomestici di classe A / A+ che danno diritto al “Bonus mobili” conclusi in data successiva al 1° gennaio 2018
L’obiettivo della comunicazione introdotta dalla Legge di Bilancio per il 2018, e solo ora resa operativa, è quello di monitorare e valutare il risparmio energetico conseguito a seguito della realizzazione di detti interventi agevolabili.

Gli interventi di recupero del patrimonio edilizio oggetto di comunicazione
È importante osservare che la nuova comunicazione all’Enea non riguarda tutti gli interventi di recupero del patrimonio edilizio che danno diritto alla detrazione nella misura del 50% ma è obbligatoria solo per gli interventi di seguito descritti in dettaglio e ricavati dalla guida rapida per la trasmissione dei dati presente sul sito dell’Enea:
• riduzione della trasmittanza delle pareti verticali che delimitano gli ambienti riscaldati dall’esterno, dai vani freddi e dal terreno;
• riduzione delle trasmittanze delle strutture opache orizzontali e inclinate (coperture) che delimitano gli ambienti riscaldati dall’esterno e dai vani freddi;
• riduzione della trasmittanza termica dei pavimenti che delimitano gli ambienti riscaldati dall’esterno, dai vani freddi e dal terreno;
• riduzione della trasmittanza dei serramenti comprensivi di infissi che delimitano gli ambienti riscaldati dall’ esterno e dai vani freddi;
• installazione di collettori solari (solare termico) per la produzione di acqua calda sanitaria e/o il riscaldamento degli ambienti;
• sostituzione di generatori di calore con caldaie a condensazione per il riscaldamento degli ambienti (con o senza produzione di acqua calda sanitaria) o per la sola produzione di acqua calda per una pluralità di utenze ed eventuale adeguamento dell’impianto;
• sostituzione di generatori con generatori di calore ad aria a condensazione ed eventuale adeguamento dell’impianto;
• pompe di calore per climatizzazione degli ambienti ed eventuale adeguamento dell’impianto;
• sistemi ibridi (caldaia a condensazione e pompa di calore) ed eventuale adeguamento dell’impianto;
• micro-cogeneratori (Pe<50kWe); • scaldacqua a pompa di calore; • generatori di calore a biomassa; • installazione di sistemi di contabilizzazione del calore negli impianti centralizzati per una pluralità di utenze; • installazione di sistemi di termoregolazione e building automation; • installazione di impianti fotovoltaici. N.B. Si segnala alla clientela di studio che l’obbligo di effettuazione della nuova comunicazione all’Enea spetta soltanto per gli interventi che sono volti al conseguimento di un risparmio energetico e/o prevedono l’utilizzo di fonti rinnovabili di energia sopra evidenziati. Per tutti gli altri interventi di recupero del patrimonio edilizio di cui all’articolo 16-bis, D.P.R. 917/1986 che fruiscono della detrazione Irpef del 50% non è previsto alcun obbligo comunicativo all’Enea. Gli acquisti che danno diritto al “bonus mobili” oggetto di comunicazione La nuova comunicazione all’Enea è, altresì, obbligatoria per i seguenti acquisti di elettrodomestici di classe energetica minima prevista A+, a eccezione dei forni la cui classe minima è la A, che danno diritto alla detrazione Irpef del 50% (c.d. “Bonus mobili”) se collegati ad un intervento di recupero del patrimonio edilizio iniziato dopo il 1° gennaio 2017, effettuato sullo stesso fabbricato oggetto del successivo acquisto dell’elettrodomestico agevolato: • forni; • frigoriferi; • lavastoviglie; • piani cottura elettrici; • lavasciuga; • lavatrici. I termini di presentazione della nuova comunicazione telematica all’Enea L’Enea ha attivato il portale http://ristrutturazioni2018.enea.it in data 21 novembre 2018 e ha pubblicato sul proprio sito web una guida rapida disponibile al link http://www.acs.enea.it/doc/ristrutturazioni.pdf. La registrazione al portale, utile per l’invio telematico dei dati, può essere effettuata alternativamente: • sia dal tecnico che ha effettuato l’intervento • sia dal contribuente stesso (che dovrà essere in possesso dei dati tecnici inerenti l’intervento effettuato). La trasmissione dei dati all’Enea va effettuata entro 90 giorni dalla “data di ultimazione dei lavori” intendendo per essa la data del collaudo, ovvero, laddove non è richiesto il collaudo, il certificato di fine lavori rilasciato dall’impresa esecutrice ovvero la dichiarazione di conformità, tenendo presente la differenziazione evidenziata nella tabella che segue. Interventi conclusi dal 1° gennaio 2018 al 21 novembre 2018 Il termine dei 90 giorni decorre dal 21 novembre 2018 per gli interventi conclusi dal 1° gennaio 2018 fino alla data di pubblicazione del portale dell’Enea. La comunicazione, in questi casi, andrà effettuata entro il 19 febbraio 2019 Interventi conclusi dal 22 novembre 2018 in poi Il termine dei 90 giorni decorre dalla data di fine lavori Si ritiene che, così come previsto per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici, il mancato invio della nuova comunicazione a consuntivo entro il termine di 90 giorni dalla fine dei lavori faccia perdere il diritto alla detrazione, fatta salva la possibilità di avvalersi dell’istituto della cosiddetta “remissione in bonis” di cui all’articolo 2, D.L. 16/2012 che prevede la possibilità di regolarizzare il mancato invio con il pagamento di una sanzione ridotta entro il termine di presentazione della prima dichiarazione utile. Sulle conseguenze della mancata effettuazione dell’invio telematico all’Enea è, però, atteso un chiarimento da parte dell’Agenzia delle entrate. CHIARIMENTI IN TEMA DI VOUCHER DIGITALIZZAZIONE Al fine di agevolare l’adozione di interventi di digitalizzazione dei processi aziendali e di ammodernamento tecnologico il Legislatore ha previsto la concessione di un voucher, ovvero di un contributo a fondo perduto, per le micro, piccole e medie imprese, di importo non superiore a 10.000 euro e comunque al massimo pari al 50%, del totale delle spese sostenute per l’acquisto di software, hardware e/o servizi specialistici atti a: • migliorare l’efficienza aziendale; • modernizzare l’organizzazione del lavoro, mediante l’utilizzo di strumenti tecnologici e forme di flessibilità del lavoro, tra cui il telelavoro; • sviluppare soluzioni di e-commerce; • fruire della connettività a banda larga e ultra larga o del collegamento alla rete internet mediante la tecnologia satellitare; • realizzare interventi di formazione qualificata del personale nel campo ICT. Nel novero dei soggetti beneficiari restano escluse le imprese che operano nei seguenti settori: • pesca; • acquacoltura; • produzione primaria di prodotti agricoli. Lo scorso 12 novembre 2018 il Mise è nuovamente intervenuto chiarendo alcuni aspetti legati alla agevolazione. In particolare il Ministero ha chiarito che: dizione “Bene acquistato ai sensi del Decreto MISE 23 settembre 2014" prevista nella lettera a) deI comma 2, articolo 6, D.Lgs. 145/2013 nel caso in cui l’impresa non abbia indicato in fattura la dizione “Bene acquistato ai sensi del Decreto MISE 23 settembre 2014" prevista nella lettera a) deI comma 2 del citato articolo 6, ma essa sia presente nel relativo bonifico, la stessa potrà comunque beneficiare dell’agevolazione. mancata certificazione della spesa sull’estratto conto bancario se la spesa sostenuta dalla azienda per la digitalizzazione non risultasse dall’estratto conto bancario, ai fini della prova del sostenimento del costo potrà prodursi altra documentazione - esclusivamente rilasciata dalla banca - attestante l’avvenuta esecuzione delle operazioni. Si tratta della: - attestazione di avvenuto pagamento; - lista dei movimenti timbrata e firmata dalla banca; - ordine di bonifico accompagnato dalle distinte bancarie di pagamento. Quello che emerge dalle parole del Mise è che per poter agevolare la spesa è necessario sostenerla attraverso mezzi tracciabili che garantiscano la correlazione tra la spesa stessa ed il relativo costo. accezione di “variazione significativa” dell’investimento originariamente comunicato il Mise chiarisce che in relazione all’accezione di “variazione significativa” dell’investimento originariamente comunicato, tale indicazione deve intendersi come consistente riduzione della spesa complessivamente prevista nell’istanza di agevolazione o dalla realizzazione di progetti a fronte dei quali si registra la mancata realizzazione di uno o più ambiti di intervento indicati dall’impresa beneficiaria nel modulo di domanda stesso.

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